Anonimo
12 Dicembre, 2005
Anonimo è un uomo che non conosco e che probabilmente non vuole farsi conoscere.
E’ alto all’incirca 1,70 cm, ha la barba incolta e i capelli scarmigliati. A giudicare dalle linee profonde che solcano la sua fronte e dai ciuffi grigi che gli spuntano sulla testa deve avere intorno ai 50 anni. O giù di lì.
Vive nel mio quartiere, lo incontro tutti i giorni, la mattina, la sera, anche la notte. Ogni volta sembra indaffaratissimo, in continuo spostamento, con il suo carico di bagagli al seguito. Non è più un ragazzo, mi dico, eppure non si ferma mai, va avanti con determinazione, incurante del freddo e del caldo, della pioggia e del sole.
La mattina presto, mentre sono in macchina diretta all’ufficio, lo cerco con lo sguardo. Ogni semaforo è l’occasione per voltarmi, guardarmi intorno e trovarlo. Se non lo vedo, un senso di inquietudine comincia a pervadermi. Mi sento profondamente turbata. Dov’è oggi?, mi domando, dove sono i suoi mille pacchi da trasportare avanti e indietro, ininterrottamente? Che abbia scelto di cambiare vita e di dire basta, di abbandonare i suoi “bagagli” una volta per tutte?
Spero di no. Mi auguro che quel barbone dal passo dinoccolato e incerto, che ha fatto del quartiere la sua dimora, non abbia gettato la spugna. E che non la getti mai.
Forse un giorno, prima di andare a lavoro, troverò il coraggio di accostare la macchina e chiedergli come si chiama. Per dare un nome a un volto così familiare, per conoscere la sua storia e trovare un titolo migliore a questo articolo.
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