Del make-up e altro
12 Dicembre, 2005

“La mia pelle oggi è distrutta, si è riempita di macchie rosse… Non ci voleva proprio”.
“Dài, non esagerare, con un po’ di cipria non si vedrà più niente”.
“Non voglio sfigurare, ho un appuntamento importante!”.
Quante volte, ogni giorno, migliaia di donne si ritrovano ad affrontare questo tipo di conversazione? Gli sceneggiatori di “Sex And The City” hanno guadagnato una fortuna arricchendo il copione della serie TV più “pepata” d’America con dialoghi di questo tipo… Nessuno si sorprende più del resto: viviamo nell’epoca dell’immagine, dell’apparire a tutti i costi e problemi quali invecchiamento cutaneo e borse sotto gli occhi risultano una delle maggiori cause di depressione e malessere sociale.
Niente di nuovo, fin qui. Ma se provassimo a rileggere quello scambio di battute iniziali assumendo un punto di vista diverso? Supponiamo che a parlare non siano due amiche in vena di confidenze, ma due “maschi” ben piazzati, dalla stazza importante e la mascella prominente. In questo caso lo stupore ci sarebbe eccome.
Quando si pensa al trucco, al make-up per correggere imperfezioni e ridare tono ad un incarnato pallido l’associazione mentale con la donna scatta automaticamente. L’idea dell’uomo alle prese con fard, fondotinta e correttori fa un effetto strano, se non addirittura ripugnante. Passino gli addominali scolpiti e lisci come il velluto, i pettorali morbidi e setosi, le gambe glabre e perfettamente modellate, ma il trucco no! Il troppo è troppo! Eppure le tendenze degli ultimi anni parlano chiaro: il mercato dei prodotti di bellezza rivolti all’universo maschile è in costante espansione. Si va dalle creme colorate per il viso, ai gel fondotinta fino a veri e propri beauty kit studiati per l’uomo metropolitano, urban chic. Il più spregiudicato, finora, è stato Jean Paul Gaultier, che ha messo in commercio una linea di rossetti only for men: uno rosé, uno trasparente e uno marrone. Al di là delle provocazioni e degli eccessi legati al mondo dello spettacolo, che sono sempre esistite, l’uomo si fa sempre più esigente in fatto di estetica e cura personale, arrivando a spendere cifre consistenti in profumeria o erboristeria.
Proviamo per un momento ad abbandonare i nostri pregiudizi e a considerare gli aspetti positivi del fenomeno. Condividendo le gioie e i dolori del camouflage donne e uomini potrebbero scambiarsi trucchi e accessori di bellezza, consigliarsi a vicenda, aiutarsi con pennelli e spugnette. Tante incomprensioni e battibecchi del tipo “Sbrigati, sei sempre l’ultima, quanto tempo ti ci vuole per metterti il ‘cerone’?” sarebbero risparmiati. La spesa in prodotti cosmetici verrebbe equamente distribuita e il marito o convivente di turno finirebbe per considerare l’esborso di soldi per il make-up necessario e inevitabile. La vita di coppia ne trarrebbe giovamento e ne uscirebbe rafforzata, rinvigorita. Tutto è bene quel che finisce bene, Happy End.
Ora torniamo coi piedi per terra e lasciamo le favole ad Andersen e Collodi. Il quadretto di un lui davanti allo specchio intento a incipriarsi il naso mentre lei si toglie le sopracciglia non ha nulla di esaltante, anzi. E’ una prospettiva inquietante, figlia di una società in crisi, dove i modelli maschili da seguire sono Costantino e Raz Degan.
Eppure nella mente e nei cuori di tutti noi c’è un uomo, che grazie ad un sapiente make-up, ma non solo, è riuscito ad affascinare milioni di persone in tutto il mondo. Un signore né bello, né ricco, ma con una forza comunicativa straripante. Un uomo che non aveva bisogno di parole per esprimere i suoi sentimenti e che bastava guardare negli occhi per comprendere a fondo. Un uomo che si chiamava Charlie Chaplin. I suoi occhi neri, carichi di trucco, non significavano esibizionismo, ma arte.
“Quel modo di vestire mi aiuta ad esprimere la mia concezione dell’uomo medio , dell’uomo comune, la mia concezione di quasi tutti gli uomini, di me stesso. La bombetta troppo piccola rappresenta lo sforzo accanito per poter apparire dignitoso. I baffi esprimono vanità. La giacca abbottonata stretta, il bastoncino e tutto il comportamento del vagabondo rilevano il desiderio di assumere un aria galante , ardita, disinvolta. Cerco di affrontare coraggiosamente il mondo, di andare avanti a forza di bluff: e di questo ne sono consapevole. Così consapevole che riesco a ridere di me stesso e anche a commiserarmi un po’”.
Ridere di se stessi, ecco quello che gli uomini di oggi dovrebbero imparare a fare di più. In fondo, come ha scritto una volta l’attrice messicana Salma Hayek, “La bellezza è nell’occhio di chi guarda. Ciò che troviamo bello dice molto di noi, di chi siamo e dei nostri limiti.”
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