Closer Dallo specchietto

Non più bambina

12 Dicembre, 2005

Il magazine che curo è rivolto a ragazzine dagli 8 ai 12 anni. Sono le cosiddette preteen, in gergo giornalistico, cioè non ancora teenagers, adolescenti. Rappresentano una fascia di età al limite, una sorta di ibrido, perché è sbagliato considerarle ancora bambine, ma lo è ancora di più definirle ragazze.
Rivolgersi a loro nel modo più opportuno e richiamare il loro interesse non è semplice. Richiede cura, attenzione, conoscenza del loro mondo. Bisogna muoversi con delicatezza, imparare a destreggiarsi tra sentieri di burro, usare un inchiostro fatto di piume. Perché queste quasi adolescenti sono intelligenti, argute, molto ricettive.
Ma oggi non voglio parlare a tutte, voglio rivolgermi a una in particolare, che ha 12 anni e un nome che non conosco. La sua storia non può essere omologata a quella delle altre. Merita uno spazio a se stante. Leggo sul corriere.it: “Promessa sposa a 12 anni, tenta il suicidio. Musulmana, costretta dai genitori a seguire le regole religiose, si è tagliata le vene a scuola”.

Ho qualcosa da dirti e spero che tu possa leggere le mie parole. I tuoi compagni sono accorsi in tuo aiuto, ti hanno trovata nel bagno con i polsi sanguinanti e hanno pianto. Hanno gridato con il cuore in gola, disperatamente. I tuoi insegnanti, sgomenti, hanno chiamato l’ambulanza. Hai provocato una scossa profonda. L’Italia intera è rimasta senza parole, attonita, di fronte al tuo gesto. Io ho rabbrividito e provato compassione.

Sei così giovane e piena di talento! Hai un’anima sensibile e leggiadra. Ami i tuoi genitori, non vorresti mai deluderli. Sei fedele, vuoi rispettare i dettami della tua religione, non intendi abbandonare la comunità musulmana nella quale sei nata. Ma allo stesso tempo vivi in una società in cui le tue coetanee possono vedere la TV, giocare con le bambole, andare alle feste di compleanno. Possono vestirsi in libertà, mangiare ciò che desiderano, rivolgere la parola ai loro amici. Ce le hai lì davanti, tutti i giorni. E in fondo sono come te. Ma ai tuoi occhi sono diverse, perché non puoi frequentarle il pomeriggio, non puoi indossare i loro abiti e non ti è consentito partecipare alle loro feste. Mentre loro vivono le loro prime cotte con i batticuori e le fantasie innocenti della loro età, tu hai scoperto che dovrai sposarti con un bengalese come te, di 14 anni. I tuoi genitori te lo hanno comunicato senza troppi giri di parole.

Hai ragione a dire no. Anzi, tutte le ragioni del mondo. Il tuo messaggio è stato recepito. Il tuo gesto disperato ha sortito un effetto incredibile. Ora tutti conoscono la tua storia e partecipano della tua angoscia. Ma il modo che hai scelto per comunicare al mondo la tua sofferenza è profondamente sbagliato. In esso si riconosce tutta la fragilità e l’instabilità della tua giovane età. La paura ha preso il sopravvento sulla logica, l’immaturità ha prevalso sulla lucidità. Ma anche questo vuol dire essere preteen, a volte.

Adesso che il pericolo è passato e per fortuna sei salva, hai la possibilità di uscire dal tunnel. Tante persone sono pronte a darti una mano, a parlare con i tuoi, a far sì che i tuoi incubi si trasformino il prima possibile in sogni spensierati. L’adolescenza è alle porte. Vedrai che avrà tanto da offrirti e ti indicherà altre strade, altre forme di espressione, altri modi per far sapere quello che senti.

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