Non ti muovere
12 Dicembre, 2005
Perché il libro di Margaret Mazzantini mi è rimasto così impresso? Perché è riuscito a farmi immedesimare e a farmi commuovere? Eppure non si tratta di un capolavoro della letteratura o del miglior libro che abbia mai letto.
Racconta una storia drammatica, estremamente dolorosa. Racconta di un uomo, affermato dottore, marito e padre, che perde la testa per una donna, disperata, povera, sola, che si guadagna da vivere sulla strada.
Il loro amore è inspiegabile, privo di senso. La loro passione, da fisica, si trasforma in viscerale bisogno di far parte l’uno della vita dell’altra.
Il chirurgo rispettato, con una moglie attraente e determinata, esce dal suo mondo ovattato ed entra in quello derelitto, vacillante, di una donna problematica, non bella, dal passato infame.
Il loro primo incontro è burrascoso, violento, sgarbato. Anche il secondo e il terzo. Va avanti in modo del tutto selvaggio, veemente. E lui le lascia dei soldi ogni volta. Poi, a poco a poco, il rapporto cambia e diventa intimo, intenso, sincero. Lui sembra non poter fare a meno di lei, e addirittura è disposto a cambiare vita per quella donna fragile, sfortunata, malinconica. Ma il destino riserva a tutte e due uno scherzo terribile.
Anni dopo, questa appassionante storia d’amore riaffiora nella mente di lui. E per la prima volta decide di parlarne, con sincerità. Il suo pubblico però, non può ascoltarlo. E’ disteso su un letto di ospedale, senza conoscenza, in lotta tra la vita e la morte. E’ il corpo di sua figlia adolescente, caduta dal motorino, entrata in coma.
La versione cinematografica, con Sergio Castellitto e una strepitosa Penelope Cruz, è riuscita a rendere il dramma profondo di una donna straordinaria, ma non la sofferenza palpabile e lancinante di un padre che rischia di perdere sua figlia.
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