I weekend mi mettono una tristezza terribile perché ogni volta mi sembrano finiti prima ancora di cominciare. Hanno la fine già dentro il nome.
- Andrea De Carlo -
Alzi la mano chi non prova la stessa sensazione ogni volta. Il sabato pomeriggio, verso le sei, guardo l’orologio e sospiro. Un pensiero che mi demoralizza comincia a circolarmi in testa e non mi abbandona più.
“Oddio, domani è già domenica!”.
E’ come all’inizio delle vacanze, quando si fa già il conto alla rovescia per il rientro.
Colpa della natura umana, che non riesce mai a godersi il momento.
Dicembre 19, 2005
Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo quello che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.
- Janusz Korczak -
Dicembre 19, 2005
Fare l’amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse, ma quasi opposte. L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a una quantità infinita di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica a un’unica donna).
- Milan Kundera -
Ecco perché quando il mio ragazzo insiste che io dorma da lui, il mio cuore si riempe di felicità.
Dicembre 19, 2005
Hotel Rwanda racconta una storia vera. Tragica ma allo stesso tempo illuminata dal valore e il coraggio di un uomo. La storia di Paul Rusesabagina, direttore di un hotel di successo in Rwanda, che riuscì a salvare dal genocidio circa 1000 profughi Tutsi.
Il suo merito è stato quello di aprire le porte del suo albergo a centinaia di disperati sotto il mirino delle milizie Hutu, di dare loro da mangiare, di infondergli speranza.
Lo scontro etnico fra Hutu e Tutsi ha origine nella colonizzazione europea. Tedeschi prima, e belgi poi, per consolidare il loro dominio, applicarono il principio del dividi et impera. Scelsero i Tutsi come unici interlocutori, attribuendo loro un’origine nobile, bianca e considerando gli Hutu come semplici contadini. I Tutsi godettero così di tutti i privilegi e incoraggiarono lo sfruttamento degli Hutu, che furono totalmente esclusi dalla formazione dello stato. Di qui la generazione di una una frattura sociale e politica insanabile tra le due etnie.
Non sorprende il fatto che, allontanatisi i colonizzatori, gli Huti siano insorti e abbiano cominciato a perseguitare la “razza” fino ad allora ritenuta “superiore”.
Nella pellicola di Terry George, il protagonista rischia in prima persona la vita pur di mettere in salvo moltissimi concittadini. Gran parte del suo coraggio lo deve a Tatiana, la sua amatissima moglie, donna tenace e perseverante. Grazie al suo sostegno continuo e alla sua sete di giustizia, Paul si convince a non mollare e a contrastare l’ondata di violenza e terrore che scuote il paese.
Per riuscire nel suo intento le prova tutte: chiede aiuto alle sue amicizie influenti, alla croce rossa, ai militari europei, ai colonnelli della fazione avversa. Prende tempo, promette favori, dilapida il suo patrimonio, calpesta la sua dignità.
Durante i 110 minuti di “Hotel Rwanda” si soffre, ci si indigna, si spera, si prega persino. Ma ci si vergogna anche. Perché i “bianchi” appaiono lontani, indifferenti, incapaci di intervenire e “sporcarsi le mani”.
Dicembre 19, 2005