Archivio Dicembre, 2005

Da “Ballata di ogni donna”

Ci sono cose che succedono al buio tra due persone, che fanno sembrare giusto tutto quello che succede alla luce.
- Erica Jong-

Aggiungi un commento Dicembre 24, 2005

La merda di Piero Manzoni

Qualcuno avrà da obiettare sul fatto che abbia inserito questo post nella categoria Arte. E non posso dare del tutto torto a questi scettici che sono abituati a intendere l’arte come sintesi perfetta di tecnica sopraffina, studio faticoso, genialità, sensibilità.
Le sculture di Canova, i quadri di Botticelli, la musica di Beethoven, questa è arte universale e inconfutabile. La “merda” di Piero Manzoni decisamente no.

Considerare opere d’arte le 90 scatolette di feci che l’artista cremonese ha conservato al naturale e messo all’asta, sembra non solo una provocazione, ma una corbelleria bella e buona.

La domanda che nasce spontanea nella mente di tutti è: perché la sua di “merda” vale migliaia di euro e quella mia (come di qualsiasi altro cristiano sulla faccia della terra) va a finire nel “cesso” punto e basta?

Certo è che Manzoni, durante la sua breve esistenza (1933 - 1963), ne ha avute di pensate originali: dalle linee tracciate su strisce di carta arrotolate, alle uova scultura con le sue impronte digitali, al fiato d’artista, i famosi palloncini contenenti il suo fiato.

Forse quella di rendere le sue scorie un monumento è stata la trovata più bizzarra e azzardata, ma in mente aveva un obiettivo preciso: dimostrare che essere artista significa trasformare tutta la propria vita in arte, anche le proprie feci.
E anche se ci viene spontaneo considerare Manzoni folle e un po’ fuori di testa, non possiamo non riconoscerne l’audacia e la spinta a rivoluzionare i canoni tradizionali dell’arte.
In più ci induce a riflettere, a porci domande, a pensare e soprattutto a capire che nella società in cui viviamo tutto è messo in vendita, commercializzato e reso oggetto di desiderio. Persino la cacca.

In fondo a cosa serve l’arte se non a farci soffermare sulla nostra vita e sui molteplici aspetti della contemporaneità?

1 commento Dicembre 23, 2005

Un insolito Babbo Natale

Quando i bambini radunati in piazza lo hanno intravisto da lontano, i loro occhi si sono riempiti di felicità.
Era vecchino, come nelle fiabe, e dallo sguardo gentile, come ogni racconto che si rispetti.
Anche se il periodo natalizio poteva farlo presagire, loro non immaginavano proprio di trovarselo lì davanti! Così sorridente e premuroso, quasi imbarazzato da tutta quell’attenzione.
E quando ha pronunciato parole cariche d’amore e di speranza, tutti i bambini che lo ascoltavano hanno avuto la conferma che Babbo Natale non esiste solo nei sogni! Erà lì, davanti a loro, e i più fortunati potevano addirittura accarezzarlo, ringraziarlo per la sua bontà, fargli qualche domanda.

Non capita a tutti di incontrarlo di persona, questo i bambini presenti all’adunata lo sapevano. Solo pochi hanno la fortuna di conoscerlo e salutarlo.
E se qualche adulto si lasciava scappare un commento o una battuta di spirito, loro reagivano lanciandogli un’occhiataccia eloquente.
Che avevano da ridere? Cosa c’è di buffo in un Babbo Natale con il cappello rosso? Non lo raffigurano tutti sempre così? E perché quel berretto certi lo chiamano “camauro” ?

Non importa se quel Santa Claus che parla a una folla di persone non ha la barba. Se la sarà tagliata! Forse era diventata così lunga da dargli fastidio, o magari Babbo, arrivato nel 2005, ha voluto semplicemente cambiare look.
Ai bambini non interessa che il suo vero nome sia Ratzinger o Benedetto XVI, quello che conta per loro è che Babbo Natale sia sempre presente, che si ricordi di aiutare i più deboli, che abbia sempre parole di conforto e speranza per il mondo intero. E che regali loro sorrisi e una miriade di emozioni.
Come fa il Papa. E anche Babbo Natale.

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Preghiera del gatto

O Amico uomo, non tenermi schiavo, perché ho in me il gusto della Libertà.
Non cercare di indovinare i miei segreti, perché ho in me il gusto del Mistero.
Non costringermi alle carezze, perché ho in me il senso del Pudore.
Non offendermi, perché ho in me lo spirito della Fierezza.
Sappimi amare e ti saprò amare, perché ho in me lo spirito dell’Amicizia.
Tienimi un posto accanto al tuo focolare e io ritornerò sempre da te,
perché ho in me lo spirito della Fedeltà.

- Anonimo russo -

Applicabile anche a cani, pappagallini, pesci rossi, criceti e così via.

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Sui sogni

Penso che le cose più grandi della vita succedono nei tuoi sogni. Ciò che è importante non è quello che è successo, ma quello che potrebbe succedere.
- Shimon Peres-

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Dal film “Crash”

Tu mi imbarazzi. Imbarazzi te stesso.

Come a dire, mi fai vergognare, fai vergognare tutta la tua razza e persino te stesso coi tuoi scellerati comportamenti.

Sono le parole di un affermato regista nero a un ragazzo, di colore come lui, ma lontano anni luci dalla sua realtà.
Il primo è ricco, rispettato e acclamato. Il secondo è un giovane delinquente che va avanti a piccoli furti e bravate.

Aggiungi un commento Dicembre 21, 2005

da “Pura Vita”

I weekend mi mettono una tristezza terribile perché ogni volta mi sembrano finiti prima ancora di cominciare. Hanno la fine già dentro il nome.
- Andrea De Carlo -

Alzi la mano chi non prova la stessa sensazione ogni volta. Il sabato pomeriggio, verso le sei, guardo l’orologio e sospiro. Un pensiero che mi demoralizza comincia a circolarmi in testa e non mi abbandona più.
“Oddio, domani è già domenica!”.
E’ come all’inizio delle vacanze, quando si fa già il conto alla rovescia per il rientro.
Colpa della natura umana, che non riesce mai a godersi il momento.

Aggiungi un commento Dicembre 19, 2005

Sui bambini

Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo quello che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.
- Janusz Korczak -

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da “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

Fare l’amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse, ma quasi opposte. L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a una quantità infinita di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica a un’unica donna).
- Milan Kundera -

Ecco perché quando il mio ragazzo insiste che io dorma da lui, il mio cuore si riempe di felicità.

Aggiungi un commento Dicembre 19, 2005

Hotel Rwanda

Hotel Rwanda racconta una storia vera. Tragica ma allo stesso tempo illuminata dal valore e il coraggio di un uomo. La storia di Paul Rusesabagina, direttore di un hotel di successo in Rwanda, che riuscì a salvare dal genocidio circa 1000 profughi Tutsi.
Il suo merito è stato quello di aprire le porte del suo albergo a centinaia di disperati sotto il mirino delle milizie Hutu, di dare loro da mangiare, di infondergli speranza.

Lo scontro etnico fra Hutu e Tutsi ha origine nella colonizzazione europea. Tedeschi prima, e belgi poi, per consolidare il loro dominio, applicarono il principio del dividi et impera. Scelsero i Tutsi come unici interlocutori, attribuendo loro un’origine nobile, bianca e considerando gli Hutu come semplici contadini. I Tutsi godettero così di tutti i privilegi e incoraggiarono lo sfruttamento degli Hutu, che furono totalmente esclusi dalla formazione dello stato. Di qui la generazione di una una frattura sociale e politica insanabile tra le due etnie.
Non sorprende il fatto che, allontanatisi i colonizzatori, gli Huti siano insorti e abbiano cominciato a perseguitare la “razza” fino ad allora ritenuta “superiore”.

Nella pellicola di Terry George, il protagonista rischia in prima persona la vita pur di mettere in salvo moltissimi concittadini. Gran parte del suo coraggio lo deve a Tatiana, la sua amatissima moglie, donna tenace e perseverante. Grazie al suo sostegno continuo e alla sua sete di giustizia, Paul si convince a non mollare e a contrastare l’ondata di violenza e terrore che scuote il paese.
Per riuscire nel suo intento le prova tutte: chiede aiuto alle sue amicizie influenti, alla croce rossa, ai militari europei, ai colonnelli della fazione avversa. Prende tempo, promette favori, dilapida il suo patrimonio, calpesta la sua dignità.

Durante i 110 minuti di “Hotel Rwanda” si soffre, ci si indigna, si spera, si prega persino. Ma ci si vergogna anche. Perché i “bianchi” appaiono lontani, indifferenti, incapaci di intervenire e “sporcarsi le mani”.

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