Archivio Gennaio, 2006

Donna di mezz’età

Bionda ossigenata, trucco appariscente, top attillato e un sorriso sornione stampato sul viso. Avrà 55 anni, o giù di lì, si capisce dalle linee che le solcano il collo e dalla pelle che le traballa sotto le braccia. Quando le muove, con gesti aperti e vigorosi, niente rimane al suo posto.

Il suo colore prediletto è il bianco, lo indossa sempre, o almeno quando la incontro io, il sabato mattina. Una semplice maglia nera, dalla linea morbida, non produrrebbe lo stesso risultato. Il bianco è propizio, perché lascia intravedere le forme e l’intimo di sotto, strizzatissimo.

Cammina a testa alta, fa passi brevi, baldanzosi. Saluta tutti, è socievole e spensierata. Lei, non io che la osservo sdegnata, mentre corro sul tapis roulant. Lo specchio che ho di fronte mi permette di avere la visuale completa della sala. E’ impossibile non notare le trasparenze ostentate della sua maglietta.

Da donna, mi imbarazza. Mi fa vergognare.

Guardo gli uomini che conversano con lei e cerco di entrare nella loro testa. Cosa staranno pensando? Mi chiedo. La ritengono volgare, sconcia, di cattivo gusto? O il contrario? Che la considerino sexy e attraente? Non voglio crederci.
Mi rivolgo con lo sguardo a lei, un’altra volta, e dalla maglietta bianca le spunta fuori un seno, rifatto. Lei non se ne cura, volutamente indifferente.
Per un istante provo a immaginarla con un colore di capelli meno vistoso e innaturale, con un make-up delicato, un abbigliamento più composto. Sarebbe una donna affascinante, senza dubbio. Ci guadagnerebbe in eleganza e classe.
Ma non se ne rende conto, questa barbie in pensione.

Quando una donna va avanti con l’età il suo fisico subisce una trasformazione inesorabile e imprescindibile. Ma in certi casi anche il cervello si deteriora. Perde un po’ della sua lucidità, un po’ del suo buonsenso.
C’è da sperare che con l’ingresso nella senilità vera e propria, allo scoccare dei settanta, quando la condizione di nonna lo impone, le rotelle fuori posto comincino a ripercorrere la retta via e a posizionarsi nei giusti ingranaggi.

(scritto da casa di mio fratello)

2 commenti Gennaio 28, 2006

Blog in stand by


Ieri sera ho accusato un brutto colpo. La mia vena creativa è stata messa a tacere dal mio notebook Acer 1640… Dopo appena un anno e un mese dal suo acquisto (per la modica cifra di 1.200,00 €) ha tirato le cuoia. Non si accende più. Spingo il pulsante e non accade nulla, lo schermo rimane desolatamente nero. I led non danno segni di vita. Il cavo dell’alimentatore è ok. La batteria è ok. Il verdetto sembra assoluto: morte della scheda madre.
Possibile che un portatile mai usato come un portatile, sempre tenuto sulla scrivania, coccolato e accudito come un figlio, si danneggi irrimediabilmente a pochi giorni dalla scadenza della garanzia? Che strana fatalità…

Ora ha inizio per me la trafila interminabile dei centri d’assistenza e dei preventivi, degli imballaggi e delle spedizioni, delle telefonate arrabbiate e delle attese snervanti.

Il male peggiore sarà non poter più aggiornare quotidianamente il mio blog. Niente notebook = niente articoli. Non ho un altro PC in casa, non ho un Internet Point vicino, non posso scrivere dall’ufficio. Sarà un periodo di silenzio forzato. Spero breve. Anche perché la vita va avanti e a me piace rincorrerla, stare dietro ai fatti, marcarli stretti.

P.S. Non sparirò, ve lo assicuro. Ci sarà sempre un’amica, un parente, un conoscente con computer e connessione Internet di buon cuore, disposto a concedermi la sua postazione, di tanto in tanto…

travirgolette amareggiata

3 commenti Gennaio 27, 2006

Caro Luttazzi, li avessi io tutti i tuoi contatti!

Quando un mese fa ho aperto travirgolette.com il mio scopo principale era scrivere, tanto, ogni volta che ne avevo voglia. Esercitarmi con le parole, dedicarmi a un esercizio che amo sin da quando ero bambina e che mi ha fatto guadagnare un posto speciale nel cuore di mia nonna.
Facevo appena le elementari e lei mi implorava di lasciarle in prestito i miei quaderni d’italiano, perché doveva leggere i temi che componevo alle sue amiche e darsi le aree, far vedere a tutti che nipote in gamba aveva. Mi diceva “Come scrivi bene Frenzi!” “Sei la più brava di tutte!”. E io lì a crogiolarmi nel suo mare di lusinghe. Quasi quasi mi aveva convinta, con tutti quei complimenti.

Subito dopo la passione per la scrittura, l’altra motivazione che mi ha indotto a creare un blog, è stata la possibilità di interagire con altre persone, scambiare punti di vista, confrontarsi sulle tematiche più disparate.

La speranza intima di ogni blogger è quella di generare un pubblico fedele e affezionato, che partecipi con interesse, che lasci commenti, lanci spunti, offra nuovi stimoli di conversazione.
Ogni nuovo contatto, ogni opinione postata sul mio sito, è motivo per me di soddisfazione e compiacimento. Magari avessi 100-1.000-10.000 commenti ogni giorno! Magari ricevessi risposte numerose a ogni articolo proposto! Sarei felice come una Pasqua, nessun dubbio su questo.

Invece Daniele Luttazzi ha deciso di chiudere il suo blog perché “più di centomila contatti al giorno” sono troppi. Tanti commenti = tanto potere da parte di chi gestisce i contenuti. E continuando con l’equazione:
tanto potere = pericolosa possibilità di condizionamento degli utenti.
Secondo Luttazzi “il blog può essere un ipnotico potentissimo”, può creare leadership e proseliti.

A me piacerebbe che le mie idee fossero condivise. Sguazzerei in un brodo di giuggiole se le mie convinzioni si diffondessero a macchia d’olio e trovassero accesi sostenitori. Mai metterei un freno alla circolazione dei pensieri in cui credo.
(E vi assicuro che no ho la benché minima intenzione di entrare in politica…).

D’altronde se ho aperto un blog, è perché desidero che chiunque abbia accesso alle mie opinioni. Altrimenti avrei scritto un diario segreto.

Tu, Luttazzi, non ci avevi forse pensato? Non avevi previsto che qualcuno ti avrebbe risposto? Eppure i fan non ti mancano. Non immaginavi che le tue parole “politically scorrect” avrebbero alzato un polverone prima o poi?
Se le mie avessero un tale effetto sarei ben contenta.

2 commenti Gennaio 24, 2006

Cotton plant

Have you ever seen a cotton plant with your own eyes?
I mean neither in TV nor in picture, but for real.

It happened to me last Christmas. A friend of my mother came back to Italy after a long trip in Africa and brought to me one.

I was astonished at the very sight of it. I did not expect to see those small white balls set on the stalk… They looked like roses even though their stalk is quite different from the rose’s one. It is bigger, thicker and tan. It is made of wood, I suppose.

In any cases I love the way the cotton’s flower looks. It’s poetic and rustic at the same time. It has got the charm of the countryside, the spirit of old things.

It was the best gift I got for Christmas. I keep it on a shelf of my room, inside a small blue pot, from Ikea. It adds a romantic and gentle touch to the atmosphere and lights it up.
It reminds me of ancient lands and time, of far cultures and places.
When i look up at it from my desk, a smile appears on my face and I feel instantly better.

1 commento Gennaio 23, 2006

Sulla bellezza

La bellezza è nell’occhio di chi guarda. Ciò che troviamo bello dice molto di noi, di chi siamo e dei nostri limiti.
-Salma Hayek (attrice messicana)-

2 commenti Gennaio 22, 2006

Sulla vita

Tutto ciò che odiamo ha il potere di apparire come per magia nella nostra esistenza.
- Chris Rock-

Aggiungi un commento Gennaio 22, 2006

La balena del Tamigi

Capita a tutti di perdere l’orientamento qualche volta. Capita a chi è alla guida della sua auto, a chi passeggia per le vie tortuose di una città che non conosce, a un bambino al supermercato.
Venerdì 20 gennaio è capitato anche a una balena.

Chi si smarrisce non si diverte mai. Non riesce a godersi il paesaggio che lo circonda. Per quanto stupefacente possa essere. E’ agitato, spaesato, desideroso di ritrovare la via di casa.
Cerca aiuto. Non gli importa se la sua presenza suscita scalpore, commozione, interesse. Sono dettagli che non si riescono a percepire quando si tenta disperatamente di imboccare la strada perduta.

Il cetaceo finito accidentalmente nelle acque del Tamigi si sarebbe risparmiato l’incursione a Londra molto volentieri.

Le acque in cui si è ritrovato sono basse, inquinate, rumorose. Ogni tanto, sollevando lo sguardo, ha potuto sì ammirare le meraviglie della metropoli inglese (dal Big Ben alla London Eye), ma tornando giù, è ricaduto nell’incubo.

Il suo viaggio faticoso ha appassionato il mondo intero. Dapprima incuriosendolo, poi, col passare delle ore, preoccupandolo e gettandolo nello sconforto.

Il viaggio della balena si è concluso nel peggiore dei modi. Lo splash nelle acque profonde e rassicuranti dell’oceano non c’è stato. Il suo corpo pesante e sinuoso si è arreso. Era abituato a dover lottare contro le variazioni climatiche, le reti dei pescatori, le sostanze tossiche, ma non ancora contro il fango soffocante, i fondali bassi, l’inquinamento acustico e la cocaina.

L’intervento dei soccorritori è stato inutile. Così come le preghiere di tutti i londinesi affacciati sulle rive del Tamigi per seguire la sua estenuante marcia.

Aggiungi un commento Gennaio 22, 2006

Tre mesi e mezzo

Non avevo idea di come fosse un essere umano a soli tre mesi e mezzo di vita. Non mi rifersco a tre mesi e mezzo dalla nascita, ma a tre mesi e mezzo dal concepimento.
Devo ringraziare Loredana, la moglie di mio fratello, che ieri mi ha fatto entrare nella sua pancia di donna incinta. E’ stata una scoperta meravigliosa, toccante.

Nello schermo della mia tivù, in salone, è comparso il suo piccolino, lungo appena dieci cm e con un testone ingombrante.
Insieme a lui, al suo esile scheletro avvolto nella calda e morbida placenta, la voce del ginecologo che indicava dove guardare per distinguerne i piedini, le braccia, la schiena.

Non si stava fermo un attimo, mio nipote. Forse aveva capito di essere ripreso e, con un pizzico di vanità, ha pensato bene di mettersi in mostra. Giù con la testa e su con le braccia, poi la pancia in fuori e i pugni contratti. E ancora, i piedi puntati in basso, e la schiena alla telecamera. Non proprio il massimo del galateo.

Intanto che assistevo a questo formidabile one-baby show, mio padre, futuro nonno, anche lui di fronte allo schermo, sembrava in estasi, e ripeteva: “Incredibile… Non mi sembra possibile. Incredibile…

Come dargli torto? Quel piccolino nuota nel ventre materno da poche settimane e già si dibatte, scuote la testa, fa mosse buffe. Se ne sta rannicchiato, ma non riesce proprio a rimanere fermo, deve dire la sua, con veemenza. Loredana se n’è accorta.
La sera soprattutto, dice, sente un solletico nella pancia, di lato, in basso. Allora con la mano si accarezza, proprio in quel punto, con dolcezza e il lieve formicolio si attenua, fino a sparire. Il suo bambino aveva solo bisogno di qualche coccola.

Mio fratello si accalora davanti alle immagini di suo figlio. Guarda qui - mi allerta - queste sono le orecchie! Tra poco si vedrà anche che è un maschietto!

Sono felice per loro, lo desideravano.

Poi passiamo alla sequenza in 3d.
Che impressione! Si scorge la sua pelle liscia, rosa, candida, ma il corpicino non ha una forma completamente definita.
Se fosse già bello che fatto allora non starebbe lì dentro per nove mesi! I ragionamenti di mia madre non fanno mai una piega.

Com’è delicato e fragile. Già so che, per tutta la vita, cercherò di proteggerlo, di tenerlo al sicuro. Io, insieme ai suoi genitori e ai suoi nonni, saremo il suo abbraccio caldo, la sua culla confortevole.

Benvenuto piccolino.

6 commenti Gennaio 22, 2006

K-block, che flop!


Per nulla al mondo rinuncerei alla mia tazza di latte e cereali la mattina. Latte caldo d’inverno, latte freddo d’estate. Cereali rigorosamente Kellog’s Corn Flakes. Quelli classici, senza zucchero, frutta, cacao, miele o quant’altro.
Verso il latte fino a riempire la tazza, aggiungo i cereali, tanti. Poi faccio il bis. E la giornata comincia con il piede giusto.

Ammetto di aver provato, per un periodo, i “Fitness” della Nestlè. Gustosi, ma più pesanti. Pacco dopo pacco sono tornata sui miei passi e il galletto colorato è riapparso sulla mia tavola per rimanerci.
E’ bello restare attaccati alle proprie abitudini. Soprattutto se sono appaganti e soddisfacenti al 100%.

Poi un giorno qualcosa è cambiato: Kellog’s apporta una modifica nella confezione. Viene introdotto il sistema K-block, per salvare la freschezza dei cereali.
La mia prima reazione alla novità è stata: Wow! Vediamo di che si tratta.
Leggo le istruzioni, guardo le illustrazioni e comincio a piegare le alette, una dopo l’altro, tipo origami. Mi ci metto d’impegno e il risultato finale è eccelso. Il pacchetto è salvo, dentro la scatola, al riparo da qualsiasi infiltrazione uccidi-fragranza. Lo spiffero d’aria, nemico della freschezza e croccantezza dei cereali, è tenuto a debita distanza.
Cool! - penso. Mi merito una scorpacciata di Kellog’s come premio. Vado per aprire la fantastica confezione k-block, ma faccio fatica a non distruggerla. Alzare le alette con delicatezza non è impresa semplice, raggiungere i succulenti chicchi di grano senza disintegrare il cartone circostante nemmeno.
Non è pratico per niente il sistema. Per richiudere la scatola, una volta trangugiati i Kellog’s, si perde troppo tempo e si rischia di sgualcirla, di non rispettare le giuste piegature.
Molto più funzionale la linguetta di carta da inserire nella fessura apposita. O, ancora meglio, la vecchia molletta per stendere i panni. Più block di così!

Dopo averlo sperimentato in maniera diretta posso sostenere a gran voce che il meccanismo k-block, è un totale flop!
Apprezzerei da parte di Kellog’s una marcia indietro, un ritorno alle origini, alla confezione tradizionale, che poi ci pensa il consumatore a salvaguardare la freschezza del prodotto.

Che ci sia un brevetto depositato per la rivoluzionaria confezione? Che ci siano interessi da salvaguardare e un’idea da promuovere?
Come direbbe Celentano: Francamente me ne infischio.

1 commento Gennaio 22, 2006

Un consiglio a Edelfa

Prima di addormentarmi, qualche sera fa, ho acceso la TV. Era mezzanotte inoltrata e intimamente sapevo che, di lì a qualche istante, sarei caduta tra le braccia di Morfeo.
Così, assopita e sonnecchiante, mi sono lanciata in uno zapping sconclusionato, finché un sorriso inebetito mi ha destato dal torpore in cui ero avvolta.

A Porta a Porta lo sguardo languido di Miss Italia mi ha lasciata perplessa, a dir poco.

Il tema del dibattito era il gioco d’azzardo e le sue implicazioni. I toni erano animati, anche se manifestamente giocosi, gli ospiti in studio partecipi. Specialmente lei, Edelfa Chiara Masciotta, ma non perché fosse minimamente interessata alla discussione in corso…
Completamente avulsa dalla disquisizione, la sua unica fonte di preoccupazione era riuscire a “bucare” lo schermo. Il suo piglio si accendeva a intermittenza, solo nel momento in cui l’obiettivo la sfiorava, seppur in maniera obliqua. Bastava che il cameram la riprendesse di striscio, dedicando il primo piano all’intervento di qualche altro ospite, e lei, puntuale, si allertava sfoderando un sorriso plastico.

La sua scarsa affinità con gli argomenti trattati (scommesse, puntate, cavalli ecc…) era palese e anche comprensibile, ma una più furba e avveduta avrebbe almeno cercato di dissumalare la verità.
Invece no, Edelfa imperterrita, a ogni richiamo della telecamera si “svegliava” e offriva al telespettatore le sue labbra tese, la dentatura impeccabile, l’espressione vacua.

Cara Miss, accetti un consiglio da una ragazza che potrebbe essere tua sorella maggiore (non per la somiglianza fisica, non fraintendere, ma per l’età)? Quando partecipi a una trasmissione televisiva, preoccupati di entrare nel merito delle questioni presentate, con gli occhi segui gli interlocutori, mostrati presente, qualche volta fai pure cenno di sì con il capo. Se sei inquadrata mantieni un’espressione naturale, vispa, attenta. Non fissare il video! Lo sguardo dovrebbe essere rivolto agli altri invitati, al conduttore che ti ha interpellato, al pubblico che ti ha rivolto una domanda.
Quanti anni hai Edelfa? Ventidue? Il tempo per imparare e maturare ce l’hai. Vedrai che se seguirai i miei consigli, tra qualche mese sarai la nuova protagonista di “Carabinieri” o di “Cento Vetrine” o addirittura di “Ballando sotto le stelle”.

O forse mi sbaglio. A pensarci bene per sfondare nella tivù italiana servono altre “qualità”. Cancella quello che ti ho detto, rimani così come sei.

Aggiungi un commento Gennaio 19, 2006

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