I minatori del West Virginia? Sono vivi. Anzi no, morti.
Immaginate di essere genitori. Se già lo siete il vostro compito sarà più facile. Immaginate anche che vostro figlio sia uscito questa mattina da casa per andare a lavorare in miniera, come fa del resto tutti i giorni. Immaginate poi di ricevere una telefonata nel bel mezzo del pomeriggio che suona pressappoco così: “C’è stato un incidente in miniera… tuo figlio è salvo, sono tutti salvi, tranne X che purtroppo non ce l’ha fatta. E’ stato un miracolo che ne siano usciti vivi!”.
Poi accendete la TV e vi rendete conto che non si trattava di uno scherzo. Su tutti i telegiornali si parla della stessa vicenda, dell’incidente e della sua conclusione fortunata.
Ora immaginate la stessa scena, ma anziché essere genitori siete mogli, mariti, fidanzati, amici. Arriva la telefonata e l’angoscia del primo istante si trasforma nel sollievo e nel giubilo.
Passano pochi minuti e la vostra casa viene invasa dalle telecamere, pronte a filmare la vostra gioia, a immortalare le vostre preghiere di ringraziamento a Dio, la vostra incontenibile felicità.
Avete scampato un pericolo tremendo e ora non vi rimane che esultare e aspettare il rientro a casa di vostro figlio, marito, fidanzato, fratello o amico.
Ma di nuovo squilla il telefono, inaspettato, e la stessa voce che aveva gridato al miracolo con toni trionfalistici qualche ora prima, ora appare sommessa, incerta, quasi soffocata. Riuscite a malapena a percepire le sue parole: “Guarda, c’è stata un’incomprensione, un difetto di comunicazione da parte delle squadre di soccorso… Ecco, purtroppo non ce l’ha fatta, nessuno ce l’ha fatta. Solo X è ancora vivo, in ospedale“.
Adesso sì che non ci credete. Correte un’altra volta alla televisione sperando di vedere le immagini di poco fa, con i familiari in festa, ma le scene che vi sfilano davanti agli occhi sono altre. Gente che si scusa, giornalisti che balbettano, persone con i volti segnati e gli sguardi spaesati.
E voi piombate in un vuoto senza senso, rimanete immobili, in stato di shock. Nemmeno vi accorgete che in pochi istanti la casa è di nuovo piena di gente, di flash, di persone che vi abbracciano, vi guardano con commiserazione, vi offrono la loro spalla per piangere.
E’ la vita. Succedono anche queste cose. Per quanto incredibili e inspiegabili.
A volte il dolore per la morte di un caro può diventare ancora più cocente e straziante di quello che già è. Quando si aggiunge la beffa di averlo creduto vivo e di aver pensato per una frazione di secondo di essere stati fortunati.
1 commento Gennaio 7, 2006