Le conseguenze dell’amore #2 Quaderno

I minatori del West Virginia? Sono vivi. Anzi no, morti.

7 Gennaio, 2006

Immaginate di essere genitori. Se già lo siete il vostro compito sarà più facile. Immaginate anche che vostro figlio sia uscito questa mattina da casa per andare a lavorare in miniera, come fa del resto tutti i giorni. Immaginate poi di ricevere una telefonata nel bel mezzo del pomeriggio che suona pressappoco così: “C’è stato un incidente in miniera… tuo figlio è salvo, sono tutti salvi, tranne X che purtroppo non ce l’ha fatta. E’ stato un miracolo che ne siano usciti vivi!”.

Poi accendete la TV e vi rendete conto che non si trattava di uno scherzo. Su tutti i telegiornali si parla della stessa vicenda, dell’incidente e della sua conclusione fortunata.

Ora immaginate la stessa scena, ma anziché essere genitori siete mogli, mariti, fidanzati, amici. Arriva la telefonata e l’angoscia del primo istante si trasforma nel sollievo e nel giubilo.
Passano pochi minuti e la vostra casa viene invasa dalle telecamere, pronte a filmare la vostra gioia, a immortalare le vostre preghiere di ringraziamento a Dio, la vostra incontenibile felicità.
Avete scampato un pericolo tremendo e ora non vi rimane che esultare e aspettare il rientro a casa di vostro figlio, marito, fidanzato, fratello o amico.

Ma di nuovo squilla il telefono, inaspettato, e la stessa voce che aveva gridato al miracolo con toni trionfalistici qualche ora prima, ora appare sommessa, incerta, quasi soffocata. Riuscite a malapena a percepire le sue parole: “Guarda, c’è stata un’incomprensione, un difetto di comunicazione da parte delle squadre di soccorso… Ecco, purtroppo non ce l’ha fatta, nessuno ce l’ha fatta. Solo X è ancora vivo, in ospedale“.
Adesso sì che non ci credete. Correte un’altra volta alla televisione sperando di vedere le immagini di poco fa, con i familiari in festa, ma le scene che vi sfilano davanti agli occhi sono altre. Gente che si scusa, giornalisti che balbettano, persone con i volti segnati e gli sguardi spaesati.

E voi piombate in un vuoto senza senso, rimanete immobili, in stato di shock. Nemmeno vi accorgete che in pochi istanti la casa è di nuovo piena di gente, di flash, di persone che vi abbracciano, vi guardano con commiserazione, vi offrono la loro spalla per piangere.

E’ la vita. Succedono anche queste cose. Per quanto incredibili e inspiegabili.
A volte il dolore per la morte di un caro può diventare ancora più cocente e straziante di quello che già è. Quando si aggiunge la beffa di averlo creduto vivo e di aver pensato per una frazione di secondo di essere stati fortunati.

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1 Commento Aggiungi il tuo

  • 1. s.vit.  |  8 Gennaio, 2006 alle 18:02

    C’è questo dramma psicologico, ma c’è anche un allarmante segnale di inefficienza del sistema. L’America non è l’impero della comunicazione? Non è il paese che con il Patriot Act si è arrogato il diritto di raccogliere informazioni di qualunque tipo su chiunque per “proteggere” il “mondo libero”? Non ci osserva tutti attraverso Echelon? Se il suo know how per la gestione delle informazioni e per le comunicazioni fa cilecca in un caso come quello della miniera di Sago, chissà che catastrofi ci dobbiamo aspettare in situazioni di crisi più complesse. Già si è visto a New Orleans, già si è visto con la faccenda delle armi di sterminio di massa. Sotto le interessate bugie americane si scorgono sempre più spesso anche sintomi dell’incapacità di gestire i possenti apparati burocratici e tecnologici. Ovvero di gravi falle sistemiche - bullshits, per dirla più volgarmente - che potrebbero risultare persino più pericolose dei disegni neocon.

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