Le conseguenze dell’amore
10 Gennaio, 2006

Non me l’aspettavo. Quando ho proposto al mio ragazzo di rimanere a casa a guardare “Le conseguenze dell’amore” l’ho fatto con leggerezza, senza immaginare lontanamente quanto ci avrebbe colpito quella visione.
Chissà dove, su Internet, avevo trovato un commento positivo sulla pellicola di Paolo Sorrentino, che mi aveva messo la pulce nell’orecchio. Dovevo assolutamente togliermela.
L’atmosfera che avvolge il protagonista, Titta di Girolamo, è ambigua, cupa, dalle tinte fosche. Anche l’esistenza che conduce è nebbiosa e impenetrabile.
Vive in un anonimo albergo della Svizzera, lontano dagli affetti, e trascorre le sue giornate in un’imbarazzante solitudine. Seduto sulla poltrona della hall, getta lo sguardo fuori dalla finestra e osserva con amarezza il mondo esterno, così malinconico e distante.
Parla a stento, fuma di continuo, sospira e pensa. Non fa altro che pensare Titta di Gerolamo. Alla sua condizione disperata, al suo buffo nome, alla sua ex moglie lontana, al suo migliore amico che non sente e vede da anni, alla dose di eroina che deve iniettarsi una volta alla settimana per rimanere a galla.
Le immagini si susseguono in un ritmo lento, cadenzato, com’è il ritmo della riflessione, della meditazione. E il silenzio, condizione essenziale per pensare, è l’elemento fondante e caratterizzante della personalità di Titta.
La regia di Sorrentino offre prospettive inusuali, di forte impatto, che trascinano lo spettatore nella dimensione sofferta del protagonista. Così fa la colonna sonora, graffiante, incisiva e pungente come la realtà con cui è costretto a fare i conti.
Solo una donna, come accade quasi sempre nella vita, può mettere tutto in discussione e creare uno sconquasso in questa routine incolore e uguale a se stessa.
Una donna, o meglio, una ragazza, è infatti l’unico motivo della reazione di Titta, il quale sceglierà a un certo punto di rischiare, di svelare il suo segreto e modificare il suo triste destino.
Ma le conseguenze di questo amore (per giunta mai consumato), saranno la causa della sua fine. Non solo dell’amore, ma anche del protagonista.
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5 Commenti Aggiungi il tuo
1. Antonio | 12 Gennaio, 2006 alle 21:16
Il film mi è piaciuto molto, sono rimasto di stucco, dal titolo non si evince una trama del genere, ne tantomeno il personaggio.
Consiglio fortemente a tutti di vederlo.
2. senzainnocenza | 13 Gennaio, 2006 alle 00:30
condivido in ieno la tua bella recensione, e il ruolo salvifico della donna, novella beatrice
3. myke | 17 Gennaio, 2006 alle 15:48
dovresti guardarti il primo di sorrentino: l’ uomo in più, se non lo hai già fatto per capire di che pasta è fatto questo regista.
storie attuali, concrete, una poesia tutta moderna che trasale da vite vissute nell’ ombra e spese male
4. Francesca | 17 Gennaio, 2006 alle 17:58
Grazie per il suggerimento, lo farò senz’altro e presto.
Per me Sorrentino è stata un’assoluta sorpresa.
Spero di non aspettarmi troppo ora, perché quando lo faccio, poi mi capita, il più delle volte, di rimanere delusa.
5. Tra Virgolette » Is&hellip | 1 Maggio, 2006 alle 14:16
[…] La tragica storia della frana di Ischia mi richiama alla memoria la scena finale del film “Le conseguenze dell’amore“, quando l’inerme protagonista se ne sta a penzoloni in aria, sospeso, ad aspettare che la ruspa che lo sorregge lo conduca inesorabilmente verso la sua morte, dentro una colata di fango. La sua vita finisce così, affogata in una pozza melmosa. Ricordo di aver pensato, allora, che “andarsene” in quel modo deve essere agghiacciante. […]
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