Archivio Gennaio 22, 2006

Sulla bellezza

La bellezza è nell’occhio di chi guarda. Ciò che troviamo bello dice molto di noi, di chi siamo e dei nostri limiti.
-Salma Hayek (attrice messicana)-

2 commenti Gennaio 22, 2006

Sulla vita

Tutto ciò che odiamo ha il potere di apparire come per magia nella nostra esistenza.
- Chris Rock-

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La balena del Tamigi

Capita a tutti di perdere l’orientamento qualche volta. Capita a chi è alla guida della sua auto, a chi passeggia per le vie tortuose di una città che non conosce, a un bambino al supermercato.
Venerdì 20 gennaio è capitato anche a una balena.

Chi si smarrisce non si diverte mai. Non riesce a godersi il paesaggio che lo circonda. Per quanto stupefacente possa essere. E’ agitato, spaesato, desideroso di ritrovare la via di casa.
Cerca aiuto. Non gli importa se la sua presenza suscita scalpore, commozione, interesse. Sono dettagli che non si riescono a percepire quando si tenta disperatamente di imboccare la strada perduta.

Il cetaceo finito accidentalmente nelle acque del Tamigi si sarebbe risparmiato l’incursione a Londra molto volentieri.

Le acque in cui si è ritrovato sono basse, inquinate, rumorose. Ogni tanto, sollevando lo sguardo, ha potuto sì ammirare le meraviglie della metropoli inglese (dal Big Ben alla London Eye), ma tornando giù, è ricaduto nell’incubo.

Il suo viaggio faticoso ha appassionato il mondo intero. Dapprima incuriosendolo, poi, col passare delle ore, preoccupandolo e gettandolo nello sconforto.

Il viaggio della balena si è concluso nel peggiore dei modi. Lo splash nelle acque profonde e rassicuranti dell’oceano non c’è stato. Il suo corpo pesante e sinuoso si è arreso. Era abituato a dover lottare contro le variazioni climatiche, le reti dei pescatori, le sostanze tossiche, ma non ancora contro il fango soffocante, i fondali bassi, l’inquinamento acustico e la cocaina.

L’intervento dei soccorritori è stato inutile. Così come le preghiere di tutti i londinesi affacciati sulle rive del Tamigi per seguire la sua estenuante marcia.

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Tre mesi e mezzo

Non avevo idea di come fosse un essere umano a soli tre mesi e mezzo di vita. Non mi rifersco a tre mesi e mezzo dalla nascita, ma a tre mesi e mezzo dal concepimento.
Devo ringraziare Loredana, la moglie di mio fratello, che ieri mi ha fatto entrare nella sua pancia di donna incinta. E’ stata una scoperta meravigliosa, toccante.

Nello schermo della mia tivù, in salone, è comparso il suo piccolino, lungo appena dieci cm e con un testone ingombrante.
Insieme a lui, al suo esile scheletro avvolto nella calda e morbida placenta, la voce del ginecologo che indicava dove guardare per distinguerne i piedini, le braccia, la schiena.

Non si stava fermo un attimo, mio nipote. Forse aveva capito di essere ripreso e, con un pizzico di vanità, ha pensato bene di mettersi in mostra. Giù con la testa e su con le braccia, poi la pancia in fuori e i pugni contratti. E ancora, i piedi puntati in basso, e la schiena alla telecamera. Non proprio il massimo del galateo.

Intanto che assistevo a questo formidabile one-baby show, mio padre, futuro nonno, anche lui di fronte allo schermo, sembrava in estasi, e ripeteva: “Incredibile… Non mi sembra possibile. Incredibile…

Come dargli torto? Quel piccolino nuota nel ventre materno da poche settimane e già si dibatte, scuote la testa, fa mosse buffe. Se ne sta rannicchiato, ma non riesce proprio a rimanere fermo, deve dire la sua, con veemenza. Loredana se n’è accorta.
La sera soprattutto, dice, sente un solletico nella pancia, di lato, in basso. Allora con la mano si accarezza, proprio in quel punto, con dolcezza e il lieve formicolio si attenua, fino a sparire. Il suo bambino aveva solo bisogno di qualche coccola.

Mio fratello si accalora davanti alle immagini di suo figlio. Guarda qui - mi allerta - queste sono le orecchie! Tra poco si vedrà anche che è un maschietto!

Sono felice per loro, lo desideravano.

Poi passiamo alla sequenza in 3d.
Che impressione! Si scorge la sua pelle liscia, rosa, candida, ma il corpicino non ha una forma completamente definita.
Se fosse già bello che fatto allora non starebbe lì dentro per nove mesi! I ragionamenti di mia madre non fanno mai una piega.

Com’è delicato e fragile. Già so che, per tutta la vita, cercherò di proteggerlo, di tenerlo al sicuro. Io, insieme ai suoi genitori e ai suoi nonni, saremo il suo abbraccio caldo, la sua culla confortevole.

Benvenuto piccolino.

6 commenti Gennaio 22, 2006

K-block, che flop!


Per nulla al mondo rinuncerei alla mia tazza di latte e cereali la mattina. Latte caldo d’inverno, latte freddo d’estate. Cereali rigorosamente Kellog’s Corn Flakes. Quelli classici, senza zucchero, frutta, cacao, miele o quant’altro.
Verso il latte fino a riempire la tazza, aggiungo i cereali, tanti. Poi faccio il bis. E la giornata comincia con il piede giusto.

Ammetto di aver provato, per un periodo, i “Fitness” della Nestlè. Gustosi, ma più pesanti. Pacco dopo pacco sono tornata sui miei passi e il galletto colorato è riapparso sulla mia tavola per rimanerci.
E’ bello restare attaccati alle proprie abitudini. Soprattutto se sono appaganti e soddisfacenti al 100%.

Poi un giorno qualcosa è cambiato: Kellog’s apporta una modifica nella confezione. Viene introdotto il sistema K-block, per salvare la freschezza dei cereali.
La mia prima reazione alla novità è stata: Wow! Vediamo di che si tratta.
Leggo le istruzioni, guardo le illustrazioni e comincio a piegare le alette, una dopo l’altro, tipo origami. Mi ci metto d’impegno e il risultato finale è eccelso. Il pacchetto è salvo, dentro la scatola, al riparo da qualsiasi infiltrazione uccidi-fragranza. Lo spiffero d’aria, nemico della freschezza e croccantezza dei cereali, è tenuto a debita distanza.
Cool! - penso. Mi merito una scorpacciata di Kellog’s come premio. Vado per aprire la fantastica confezione k-block, ma faccio fatica a non distruggerla. Alzare le alette con delicatezza non è impresa semplice, raggiungere i succulenti chicchi di grano senza disintegrare il cartone circostante nemmeno.
Non è pratico per niente il sistema. Per richiudere la scatola, una volta trangugiati i Kellog’s, si perde troppo tempo e si rischia di sgualcirla, di non rispettare le giuste piegature.
Molto più funzionale la linguetta di carta da inserire nella fessura apposita. O, ancora meglio, la vecchia molletta per stendere i panni. Più block di così!

Dopo averlo sperimentato in maniera diretta posso sostenere a gran voce che il meccanismo k-block, è un totale flop!
Apprezzerei da parte di Kellog’s una marcia indietro, un ritorno alle origini, alla confezione tradizionale, che poi ci pensa il consumatore a salvaguardare la freschezza del prodotto.

Che ci sia un brevetto depositato per la rivoluzionaria confezione? Che ci siano interessi da salvaguardare e un’idea da promuovere?
Come direbbe Celentano: Francamente me ne infischio.

1 commento Gennaio 22, 2006


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