Archivio Febbraio, 2006
Con grande piacere ho scoperto che il mio post “Non spedire mai una lettera da Ischia” è stato pubblicato sul quotidiano “Il Golfo” venerdì 24 febbraio.
Sembra che da tempo quelli de “Il Golfo” stessero denunciando l’allarmante situazione delle poste ischitane e il mio articolo non ha fatto altro che aggiungere pepe alle loro proteste.
Seppur inconsapevole, sono felice di aver dato voce a uno stato di malumore e disagio diffuso nell’isola.
Il mio è stato uno sfogo improvviso e sincero.
A volte, sono proprio i messaggi spontanei a sortire gli effetti più insperati.
Febbraio 27, 2006
E’ così semplice essere saggi. Basta pensare a qualcosa stupido da dire e poi non dirlo.
- Sam Levenson -
Febbraio 27, 2006

Yesterday I had the chance to go to the theatre for free. I have to thank Cristina, a coworker of mine, for this. She has a friend who manages to find free tickets for a large variety of shows in Rome.
Yesterday’s show was a contemporary production performed by a group of Russian dancers.
The show was original and unusual from the very start. The women on the stage wore eccentric costumes with hoop skirts and high heeled sandals. Their hair styles were bizarre as well, with big clips to keep their hair in place. The men wore a multicoloured pants and retro T-Shirts, except for one, who wore the same costumes as the women and sandals with heels. I was both surprised and interested by the development of the situations presented on the stage.
Another surprising detail was that the dancers weren’t phisically flawless as they usually are. The women had toned and firm skin but they looked strong and very athletic. The men seemed out of shape.
The way the dancers moved was extraordinary. Their gestures weren’t classic or elegant, but passionate and free. They followed the rhytm of coreography. Sometimes they danced with objects such as balls, balloons and little fans.
In the centre of the stage there was a trampoline which made the performance even more spectacular and exciting.
The choice of music was good, as it suited the show and the general atmosphere. There was a moment that caught my eye the most, when the dancers paired off and danced in a very sexual way. They passed an apple back and forth, mouth to mouth, without stopping their movements.
Febbraio 24, 2006

When I was young I had a best friend named Francesca, who was a classmate of mine in Elementary School.
I used to spend a lot of time with her. We did homework together, played with dolls, and had a lot of fun.
It was a shock when I had to move with my family several kms away.
I felt miserable and sad because I had to change schools but most of all because the move meant we would be separated. We made a promise to each other, that we would continue to be best friends forever.
Unfortunately things didn’t happen the way we had hoped.
We were young girls and couldn’t meet up as often as we wanted to. We couldn’t spend much time talking on the telephone because we had to study and to take afternoon classes.
A few years later our friendship had changed. It was no longer as strong and unique as it once was. Our lives had changed and therefore so had the things we wanted and needed from each other.
It’s been a long time that I haven’t heard from her. But every now and then I happen to think about our childhood together and how I really miss that time.
Febbraio 24, 2006

Un film lieve, dopotutto, era quello che ci voleva.
Una pellicola che scorre via tra risate e tenerezza. Niente scene sanguinose alla Munich o drammoni sentimentali alla Brokeback Mountain.
Il mio organismo sentiva la necessità di alleggerirsi un po’. L’ho accontentato. Mai ribellarsi ai richiami che provengono dall’interno.
Ora, ricaricata e rilassata, sono pronta a gettarmi nuovamente nei meandri oscuri della psiche umana. Transamerica, sto arrivando!.
Torniamo a Prime. Commerciale, certo, ma piacevole. Stereotipato, ovvio, ma non a livelli apocalittici.
Le due signore che dominano la scena sono fuoriclasse. Uma Thurman sarebbe capace di “risvegliare” persino un cadavere, figuriamoci un avvenente ventenne con la vena artistica. E’ sexy e languida, ma in modo sussurrato. Niente poppe al vento o labbrone sporgenti.
Meryl Streep sa essere esilerante. Tanto “aperta” e di larghe vedute nel ruolo di psicoterapeuta, quanto retrogata e conservatrice in quello di mamma.
La storia d’amore tra la divorziata Rafi e Dave, il pittore ventitreenne, non brilla per originalità, ma appare credibile. Oltre al sesso c’è di più insomma.
E’ però il conflitto interiore che squarcia il cuore della strizzacervelli ebrea a convincere di più. Suscita un misto di ilarità e tenerezza, allegria e commiserazione. Nessuna donna vorrebbe mai trovarsi nei suoi panni, inutile nasconderlo.
Anzi, quando finisce per accettare la situazione e diventa più docile, delude un po’. La preferivo arrabbiata, sguaiata, con il fuoco nel petto. La tigre doveva rimanere tale fino alla fine, invece si trasforma in pecorella docile. Peccato.
In generale, ecco ciò che mi è piaciuto:
- l’appartamento di Rafi
- il ricordo della nonna che si dava le padellate in testa
- la gelosia irrefrenabile della mamma psicanalista
- il fisico di Uma e del suo bell’amante
- l’ingenuità di entrambi nel credere che poteva funzionare
- il malinconico finale
E quello che, al contrario, mi ha fatto storcere il naso:
- il riferimento al “pisello” durante la seduta dalla psichiatra
- l’amico occhialuto che tira le torte in faccia
- Meryl Streep che diventa mansueta come un agnellino
- l’avventura da una botta e via con la modella roscia
- la sin troppo facile scalata al successo professionale di lui
- il fatto che la famiglia di Dave abbia accettato senza fare una piega la sua scelta di intraprendere la carriera da pittore (ma non erano stati sempre tremendamente contrari, tanto da far venire al figlio incredibili complessi?).
Si vede che la cura Uma ha effetti miracolosi…
Febbraio 18, 2006

Com’è difficile essere adolescenti. Anche se si hanno amicizie sincere e affetti saldi. E anche se il tuo compagno di avventure e sventure quotidiane è un tipo comico, che a guardarlo da vicino assomiglia in maniera sconvolgente a Stanlio.
Soprattutto quando è accanto a te. Lui alto e dinoccolato, tu piccolo e robustello.
Lui Stanlio, appunto, tu Ollio.
Obietterai che non hai i baffi e non intendi farteli crescere (per carità!), e che lui non porta la bombetta. Te ne do atto. Ma per il resto siete molto simili.
Io non conosco né te né il tuo amico. Ma tu mi ispiri simpatia, perché appari più debole e sensibile, forse addirittura plasmabile.
Nei film in bianco e nero era Ollio quello più sbruffone e borioso, mentre Stanlio non ne combinava mai una giusta e suscitava tanta tenerezza.
Ai giorni nostri invece, le cose vanno quasi sempre al rovescio, che ci vuoi fare?
Guardandovi insieme, lui arrogante e saputello, tu succube e mansueto, mi chiedo se ti viene mai voglia di piazzare un bel calcio sul didietro a quello spilungone.
Si capisce da lontano un miglio che ti comanda a bacchetta e che si diverte a prenderti per i fondelli. Lui ha il cappellino da baseball e la faccia tosta, tu le spalle curve e l’aria spaesata.
Lui è talmente alto e smilzo che ce ne avresti di frecce al tuo arco per stenderlo con battute al vetriolo.
Invece niente, è Stanlio la lingua biforcuta, che sputa commenti al vetriol e ferisce. Non lo dai a vedere, abbozzi un mezzo sorriso in risposta, ma soffri. E fai tutto quello che dice lui, per ottenere la sua approvazione e farti benvolere.
Hai bisogno di perdere qualche chilo e lo sai? Allora continua a pedalare su quella cyclette, non smettere prima del dovuto solo perché lui si annoia e ha bisogno di qualcuno che ascolti le sue corbellerie.
Sollevare pesi e fare flessioni non è l’allenamento adatto a te? Allora concentrati sul tuo obiettivo, perseguilo fino in fondo, senza farti intimorire.
La prossima volta che si avvicina a te e si permette di premere il pulsante stop, quando ancora non hai finito, tu fulminalo con lo sguardo e mandalo a quel paese. Niente mezze misure. Devi essere diretto e conciso. Capirà.
Riappropriati del ruolo che la storia del cinema ti ha riservato. Non devi aspettare di diventare un uomo per tornare a essere l’Ollio che tutti amiamo.
Febbraio 18, 2006
I cambiamenti, come sanno quelli che provano a farli per non morire coi propri difetti, sono difficili e dolorosi.
- Gabriele Romagnoli -
Febbraio 18, 2006

… (e aggiungo) con destinazione Ischia.
Non si sa mai, potrebbe capitare, una volta nella vita, di trovarsi a Ischia e di dover inviare una lettera (una cartolina, un messaggio d’amore, una raccomandata ecc…) a qualcuno residente nell’isola. Magari abitate sul bucolico “scoglio” campano e dovete semplicemente mandare un messaggio d’auguri a un vostro collega di lavoro.
In questo caso vi suggerisco tre possibilità:
- muovervi con largo anticipo, almeno una settimana prima del fatidico giorno
- prendere il traghetto (impresa ardua di questi tempi dati i continui scioperi delle compagnie marittime) e andare a Napoli, cercare una buca della posta e lasciare lì la vostra missiva
- rinunciare e consegnargliela a mano.
Il sistema di smistamento e recapito della posta vigente a Ischia è sorprendente…
Le veline che partono da Ischia con destinazione Ischia vengono imbarcate, trasportate fino a Napoli, mandate al centro postale del capoluogo partenopeo, imbarcate nuovamente, e infine, ritornate nell’isola, recapitate ai legittimi destinatari.
In pratica da Ischia arrivano prima a Napoli e poi ritornano a Ischia! Tutto il processo dura una settimana.
Una lettera indirizzata a Londra arriverebbe prima e farebbe un percorso meno arzigogolato.
Qual è la logica di un meccanismo del genere? La posta per Ischia non dovrebbe essere smistata direttamente a Ischia?
All’Elba, Stromboli e Pantelleria funziona allo stesso modo?
E’ vero che non bisogna stupirsi più di niente in Italia, ma io sono ancora sensibile a certi controsensi.
(scritto di corsa durante la pausa pranzo in ufficio)
Febbraio 17, 2006
A grande malincuore vi aggiorno sullo stato del mio notebook ancora “ammalato”.
Da due settimane al centro assistenza Acer di Milano, è in fervida attesa di essere curato. La prognosi è quella che temevo: scheda madre “fritta”. Ora c’è da aspettare che arrivi quella nuova.
“L’abbiamo ordinata”, dicono. “Arriverà a giorni!”, rassicurano.
Ma io aspetto con il broncio, scettica e arrabbiata. Intanto continuo a pagare l’abbonamento ADSL senza poterlo utilizzare. E incrocio le dita sperando che le 3 settimane di digiuno dal mio blog non si trasformino in mesi…
Ieri ne ho sentite delle belle (anzi delle brutte) su Acer e le sue frequenti debacle. Ho scoperto che tanti altri computer addicted hanno visto deperire il loro portatile dopo nemmeno un anno dall’acquisto, senza speranza di salvezza.
Io me lo immagino abbandonato e smembrato sugli scaffali di un freddo ufficio all’ombra della Madunnina… Starà rimpiangendo i giorni comodamente trascorsi nel calore avvolgente della mia camera. Il momento del suo rientro a casa sarà una festa per tutti. Anche per i miei genitori, che ne hanno piene le scatole delle mie continue lamentele.
Febbraio 13, 2006
A furia di perseguire l’obiettivo, ci siamo scordati di quanto è bella la strada
- Mina risponde a una lettrice di Vanity Fair -
Febbraio 11, 2006
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