Archivio Marzo 1, 2006

Uscita dalla sala 1 del cinema Mignon di Roma dopo la visione di “Transamerica” un dubbio mi assilla: chissà se la voce naturale di Felicity Huffman nel ruolo del transessuale Bree è meno sgradevole di quella della sua doppiatrice…
Ascoltare per quasi due ore, ininterrottamente, quella nenia fastidiosa e cacofonica è stata una bella prova di resistenza.
Ma nonostante il parere contrario delle mie orecchie, il film mi è piaciuto.
La vicenda è terribilmente drammatica, traboccante di amarezza e desolazione.
Il travagliato percorso sessuale di Bree è poca cosa rispetto alla spirale di violenza e squallore che imprigiona Toby, suo figlio adolescente.
Il ragazzo non si è fatto mancare nulla dalla vita. La sua fanciullezza è stata irrimediabilmente compromessa da tutto l’indicibile e l’inimmaginabile (abusi, tossicodipendenza, delinquenza, prostituzione, un padre che si trasforma in una madre).
Tanto lui sembra un fuscello in balia delle intemperie, quanto lei (Bree) appare salda e con le radici ben piantate nel terreno.
E’ lei la maestra severa, la guida colta, la figura saggia e sorprendentemente autoironica. I conti con la sua natura li ha già fatti, in passato, e tutta la sofferenza che ne è derivata ha contribuito a renderla più forte e consapevole. Ora ha solo un obiettivo: sottoporsi all’operazione che la renderà donna a tutti gli effetti. Nessun tentennamento o segno di incertezza.
Per Toby invece il cammino è ancora lungo. Quello percorso in macchina con Bree, in viaggio da uno stato all’altro dell’America, è stato però un grosso balzo in avanti, verso un futuro meno cupo e fosco.
Appendice.
Dopo il fatidico intervento chirurgico Bree comincia a coltivare un altro sogno, quello di trasmettere il suo sapere agli altri, di diventare un’insegnante. E, strano scherzo del destino, oggi scopro sul Corriere. it che:
Dopo un’operazione per cambiarsi il sesso, il 71enne insegnante mister McBeth, del New Jersey, è pronto a tornare tra i banchi di scuola con una nuova veste e una nuova identità: quella di «Signora maestra» Lily McBeth.
Evidentemente, di questi tempi, in America l’insegnamento trans va di moda…
Marzo 1, 2006

L’attesissimo evento si è compiuto.
Il giorno dei giorni è arrivato.
Ho l’adrenalina a mille e il cuore che batte forsennato.
Dentro uno scatolone sigillato, avvolto nel cellophane e circondato dal sughero, giace il mio notebook, finalmente guarito.
Dopo un mese tondo tondo mi riapproprio del mio Acer Aspire 1680.
A un primo, sommario sguardo, tutto sembra essere a posto.
Ho il sorriso stampato sul viso mentre digito i tasti. Le dita scorrono veloci, senza controllo, quasi. E la mente fa fatica a dominarle, a dare loro una parvenza di ordine. Dovrò riabituarla alla riflessione, alla lucida analisi dei fatti.
Per adesso la lascio libera nel suo giubilo, incontrollabile e senza freni.
Cari amici del blog, da oggi rientro a pieno servizio!
Marzo 1, 2006

Domenica scorsa ho guardato in DVD lo spettacolo di Beppe Grillo registrato a Roma il 28 aprile 2005.
Superfluo dire che, tra il serio e il faceto, Beppe ha tracciato un quadro della situazione socio-economico-politica italiana del tutto angosciante.
La sua invettiva non ha risparmiato niente e nessuno (classe al governo, sistema dell’informazione, economia, sanità, finanza, ecc…) e, dati alla mano, ha avvalorato l’idea che la maggior parte degli italiani avevano già maturato da soli: il nostro paese sta inesorabilmente cadendo giù, in picchiata, e lo schianto sembra imminente.
Ma fra tutte le nefandezze elencate dal comico genovese ce n’è una che mi ha particolarmente impressionato. La sua paternità è americana, ma i segnali d’interesse da parte del nostro paese non si sono fatti attendere. (sigh!)
Si tratta del Ritalin, la pillola contro la cosiddetta sindrome dell’iperattività (Adhd = Attention Deficit Hyperactivity Disorder), un calmante “per l’infanzia” che viene prescritto a più del 15 per cento dei bambini statunitensi.
Se i pupi sono irrequieti, eccessivamente vivaci e con l’argento vivo addosso, allora bisogna sedarli. Basta somministrare loro una pillolina miracolosa e la loro inesauribile energia si spegne in men che non si dica.
Niente sgridate da manuale o punizioni rigide, la pasticca dell’obbedienza prodotta da Novartis risolve tutti i problemi e mette a tacere l’infante.
L’iperattività dei bambini viene considerata una patologia che deve essere debellata grazie all’uso di una vera e propria anfetamina!
Nulla di grave se poi i piccoli, crescendo, saranno maggiormente propensi all’uso di droghe e finiranno col diventare tossicomani.
L’importante è che rimangano seduti composti, che non facciano troppe domande e che non si muovano più del dovuto.
Nel 2000 la pillola è sbarcata anche in Italia con la benedizione della Commissione unica del farmaco (Cuf), «visto il ruolo del metilfenidato
nel trattamento dell’Adhd e vista l’elevata incidenza di questa manifestazione in età pre-adolescenziale e l’assenza di farmaci alternativi».
Spaventoso, agghiacciante, mostruoso.
Marzo 1, 2006