Archivio Marzo 3, 2006

A lezione da un diciottenne

Il mio istinto da sociologa di tanto in tanto fa capolino e mi lancia segnali precisi. Quando si accorge che nei paraggi c’è un “caso” interessante da analizzare, si risveglia dal torpore e comincia a elaborare teorie.

Negli ultimi tempi un “soggetto sociologico” che mi sta particolarmente a cuore è il maschio adolescente. Racchiude, in genere, tutte le qualità umane che più mi fanno saltare i gangheri: arroganza, strafottenza, maleducazione, volgarità, esibizionismo, menefreghismo e così via.
Ammetto di essere troppo sferzante, ma la realtà che mi sfila davanti agli occhi, giorno dopo giorno, non presenta una situazione particolarmente rosea.

Vedo orde di ragazzini che si atteggiano da grand’ uomini, ascolto teenagers dalla lingua lunga e il vocabolario ridotto ai minimi termini. Colgo sguardi maliziosi, occhiate ottuse, risate vacue. Vedo spintoni e sgomitate, gesti smisurati, espressioni caricaturali.
E mi rammarico. Spero che, passata la delicata fase della pubertà, i loro ormoni si concedano una pausa e lascino la scena a un personaggio spesso e volentieri ignorato: il cervello.

Poi succede, per caso, che ne incontri uno (di adolescente), che fa vacillare tutte le tue convinzioni. Ne basta uno per ridare fiducia a tutta una categoria.
Uno che, discretamente ma con garbo, fa discorsi sensati. Non si imbarazza a guardarti negli occhi e a darti un consiglio, anche se hai 10 anni più di lui e sei lontana anni luce dalla sua dimensione.
Con maturità e sincerità ti parla di forza di volontà, di spirito di sacrificio, di determinazione. Articola le sue idee con logica, espone un pensiero condivisibile, dimostra coi fatti che, per lui, le chiacchiere sono sabbia al vento se non vengono tradotte in gesti concreti.

Si vede che non mente. Ha negli occhi una luce che significa speranza, sogni da realizzare, ambizioni da cullare.
Ha già nella mente il suo futuro, chiaro e pulsante di vita.
Non ho dubbi che riuscirà a plasmarlo e a dargli la forma che più gli assomiglia.

Una conversazione di 10 minuti con un appena maggiorenne che si trasforma in una lezione di vita.
Impossibile cancellarla dalla memoria.

1 commento Marzo 3, 2006


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