Archivio Marzo 15, 2006

Basta shopping!

Questa è la storia di Judith Levine, una donna americana che ha fatto una scelta controcorrente: voltare le spalle alla società ultracapitalistica e consumistica in cui è cresciuta.
Per un anno intero ha deciso di non comprare e di non spendere (fatta eccezione per i beni di assoluta necessità come il cibo o i medicinali).

Ha detto basta alle spese per il make-up, per il cinema, per il bar, per l’estetista, per la palestra, per il ristorante, per il taxi e così via. Ha declinato inviti in pub e discoteche, ha saltato eventi e manifestazioni, si è negata persino un panino dal Mc Donald’s.

Ha fatto un voto di rinuncia e per non cadere in tentazione ha distrutto le principali attentatrici ai suoi buoni propositi: le carte di credito.

Dodici mesi di fatica, di abnegazione totale, di cura intensiva dal male più diffuso nell’Occidente da 30 anni a questa parte: lo shopping.

Siamo agli antipodi delle squilibrate protagoniste dei libri di Sophie Kinsella, che comprano tutto quello che passa loro sotto il naso, senza porsi alcun limite, nemmeno di decenza.

Judith, dopo aver raggiunto l’overdose da acquisto, ha percorso la strada della disintossicazione. E il suo cammino è stato irto di ostacoli e difficoltà.
Ha rischiato di perdere le sue amicizie, di alienarsi dal mondo circostante, di essere discriminata e derisa.
Ha dovuto lottare contro gli innati impulsi di concedersi almeno uno sfizio ogni tanto, di farsi un regalino per un successo ottenuto, di meritarsi una premio-pausa qua e là.

Proprio come un fumatore che decide di rinnegare le sigarette o un obeso che inizia un regime alimentare corretto, anche lei ha affrontato momenti bui, di depressione e profondo sconforto.

Ma rispetto a loro aveva un vantaggio inestimabile: una scadenza.

Quando stringeva i denti e lottava contro l’impulso di mettere le mani nel portafogli, era solo uno il pensiero che le dava sollievo: la fatidica data sul calendario sarebbe prima o poi arrivata, i giorni che le restavano prima di aver vinto la sua scommessa sarebbero trascorsi.

Il fatto che il suo sacrificio fosse a termine era, sono certa, la sua più grande consolazione e lo stimolo a continuare nella sua titanica impresa.

Un anno era il risultato da raggiungere per dimostrare a se stessa e agli altri che in fondo, era possibile vivere senza lo shopping, pur se, in fondo in fondo, era davvero terribile.

Me la immagino, Judith, il trecentosessantaseiesimo giorno, di fronte al centro commerciale più grande del mondo, con in tasca tutti i risparmi dei mesi passati…

3 commenti Marzo 15, 2006


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