Sogni

Perché non ricordo i miei sogni più belli?
Riaffiorano alla mente solo quelli mesti.
Nei periodi di stress o preoccupazione, quando qualche incubo fa capolino nella mia testa e, con freddo cinismo, mi guasta il riposo, allora anche il risveglio è compromesso. La mattina sento addosso la stessa sgradevole sensazione avvertita sotto le coperte e il disagio rimane vivo, per tutta la giornata.
La mia attività celebrale notturna sembra più vispa nei momenti cupi, quando qualche cruccio mi tormenta.
Se le giornate scorrono via serene, la serata scivola via senza sussulti e la memoria diventa impermeabile.
Perché non riesco a sguazzare nella gioia e nell’euforia anche dopo aver spento la luce della mia abat-jour?
Pensate a quanto sarebbe corroborante per lo spirito prolungare le soddisfazioni diurne fino e oltre la notte. Saremmo il doppio felici. O meglio, senza esagerare, 8 ore più felici.
Il mio curriculum onirico è deludente. Scarseggia in fantasia e originalità. Esibisce un nugolo di vagheggiamenti legati a situazioni spiacevoli, di ricordi rielaborati in versione malinconica, di episodi grigi che annaspano a venire allo scoperto.
Una magra consolazione è che anche agli altri non sembra andare tanto meglio.
Oggi, una mia collega, ci ha rivelato un suo sogno particolarmente ricorrente: la perdita dei denti.
Secondo le nostre lontane reminescenze, ha un significato funesto. Ha a che vedere con la morte di qualcuno, con un presagio sinistro, con la perdita degli stimoli sessuali e della capacità di dare e ricevere amore.
Denti che traballano, cadono senza preavviso, che si spezzano o schizzano fuori dalla bocca uno dopo l’altro. Scene da accapponare la pelle.
Mai che si rammentino verdi prati in fiore o numeri fortunati da giocare al lotto…
Aggiungi un commento Marzo 17, 2006