Archivio Marzo 21, 2006

Un divano a me, un divano a te

Un pensiero comincia a insinuarsi in me, di striscio ma pungente: le vacanze estive.

Da quando è sopraggiunta la primavera (ieri), la mia testa si è catapultata avanti nel tempo, a mo’ di missile, e non fa che figurarsi itinerari di viaggio e destinazioni turistiche.
Tra breve - mi dico - toccherà organizzarci con il piano-fiere, fra pochi giorni arriveranno Pasqua, il 25 Aprile, il 1 Maggio e poi, in un battito di ciglia, la bella stagione.
Bisogna muoversi alla svelta, giocare d’anticipo, trovare l’occasione della vita…

Faccio mia la saggia osservazione di Cristina, dirimpettaia di scrivania, “Mi piacerebbe visitare posti incantevoli ma senza spendere una cifra assurda” e mi scervello per individuare la meta giusta, la soluzione perfetta.

Scartate le opzioni ostello, autostop improvvisato e interrail, per oltrepassato limite di età, mi solletica l’idea del viaggio on the road, con macchina affittata, piantina alla mano e puntata al B&B di turno.

Poi, mentre traccio piroette stellari con la fantasia, mi ritrovo a leggere un articolo sulle vacanze alternative, il Couch Surfing e un singolare scambio di divani.

Migliaia di giovani di tutto il mondo, desiderosi di viaggiare senza sborsare quantità esorbitanti di quattrini, hanno avuto una trovata ingegnosa: mettere a disposizione il loro divano per ospitare gente.
In cambio avranno la possibilità di socializzare con persone di altre nazionalità, ricevere un piccolo aiuto nelle beghe domestiche e, soprattutto, saranno a loro volta ospitati sui divani altrui.

I cacciatori di sofà sono un folto gruppo, sparpagliato ed eterogeneo. La loro comunità è nata in Rete, su www.couchsurfing.com e prolifica col passaparola.

Prima ci si conosce on-line, si fa amicizia, poi ci si scambiano gli indirizzi e ci si dà appuntamento sui rispettivi divani.

E’ un sistema di aiuto reciproco, di volemose bene, di peace and love del secondo millennio. Promette esperienze indimenticabili, crescita culturale, arricchimento interiore.
E’ senza dubbio un modo per ammortizzare le spese di viaggio.
Al confronto, gli avventurieri con lo zaino in spalla e i campeggiatori dallo spirito vagabondo sembrano démodé.

Sbirciando su couchsurfing.com si trovano testimonianze di surfer euforici, statistiche di offerte, esempi di come passare di divano in divano nella massima sicurezza.

Un vantaggio molte volte sventolato è la comodità di conoscere luoghi lontani avvalendosi della guida dei tuoi anfitrioni. Chi ti ospita è lieto di introdurti ai suoi amici, farti assaggiare i piatti tipici del suo paese, farti entrare nella sua realtà.

Quando ho scorto l’Italia nella classifica dei Top 10 Couch Surfing Countries , all’ottavo posto, sono rimasta sbigottita.

Siamo davvero così “avanti”? Ci sono veramente ragazzi, qui da noi, che scelgono una vacanza del genere?

Ma non eravamo il popolo dei mammoni, viziati e “ultracomodini”?
Non siamo quelli dell’albergo con parcheggio riservato, colazione in camera e sonnellino pomeridiano?

Dormire su un divano scalcagnato, con le gambe accartocciate e la schiena incrinata, con il rischio di rimetterci la pelle, sarebbe per me una punizione infernale, altro che esperienza paradisiaca.

Giocare a mosca cieca con degli “amici virtuali” non fa al caso mio.
Preferisco la tradizionale”faticaccia in macchina”: paesaggi che scorrono dal finestrino, km che scivolano via, cambi alla guida, soste in hotel due stelle.
Formula classica, che più classica non si può.

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