Sul tempo Nel 1982…

Alta fedeltà

27 Marzo, 2006

Troppo spesso ho sentito parlare di questo libro per continuare a ignorarlo.
Spunta fuori nei blog letterari, nelle chiacchiere tra amici, nelle postazioni migliori delle più rinomate librerie. Tra l’altro, quando da un romanzo viene tratto un film di discreto successo, finisci per risultare “strana” se non lo leggi.

Me l’aspettavo così: ironico, tagliente, frizzante e diretto.
Non me l’aspettavo così: amaro, sofferente, disilluso e triste.

Sì, perché accanto alle battute argute e alle situazioni divertenti, convivono i malumori del protagonista, le sue insicurezze, la sua cupa rassegnazione.
Rob Fleming vive di musica (gestisce un negozio di dischi a Londra) e per la musica (il suo passatempo preferito è stilare classifiche e hit parade legate a qualsivoglia circostanza: le 5 migliori canzoni per il primo appuntamento, le 5 best song da suonare al proprio funerale ecc…).
La musica lo rende felice, lo elettrizza, lo destabilizza. L’amore lo paralizza.

Eccolo che ha compiuto il giro di boa dei 30 anni e si ritrova single, dopo essere stato mollato per l’ennesima volta.
La sua poco brillante carriera amorosa è costellata da disavventure e “batoste” che lo hanno scalfito.
Ma la colpa delle sue numerose debacles è unicamente sua. Ne è consapevole. Sa di essere immaturo, svogliato, povero in canna, demotivato. Inutile negarlo.
Come potrebbe una donna fidarsi di un tipo totalmente irresponsabile, istintivo ed egoista?

Rob Fleming non fa che rimuginare sulla sua condizione, autocompatirsi, deridersi. Si butta in faccia il marcio, lo ingoia addirittura.
Mantenendo però una nota caustica e mordace, col sorriso sulle labbra e un linguaggio fresco, dirompente.

Il suo piangersi addosso è spiazzante, ricco di humour, solleticante.

Il bello di “Alta fedeltà” è che quando si ride, non si ride mai fino in fondo. C’è sempre una vena di malinconia.
Quando si riflette sull’incoerenza e sulla instabilità dei rapporti, non si arriva mai a versare una lacrima.

Hornby sa cogliere il succo della vita, il suo retrogusto aspro, la sua nota stonata. Ma per fortuna sa anche come porvi rimedio: tanta buona musica e uno spirito che si mantiene leggero.

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2 Commenti Aggiungi il tuo

  • 1. 3ImaginaryBoys  |  29 Marzo, 2006 alle 13:16

    Più o meno è lo stesso stile usato in “Non buttiamoci giù”, dello stesso Hornby.
    Molto…agrodolce.

    Ciao.

  • 2. Francesca  |  29 Marzo, 2006 alle 22:18

    Ti è piaciuto quindi? Molte recensioni lette a proposito di “Non buttiamoci giù” sono negative.
    In generale ho sentito dire che si tratta della sua opera più noiosa e meno riuscita.
    Non sei d’accordo?
    Vediamo se mi convinci a comprarlo…

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