Nel 1982…

…avevo appena 4 anni e la faccia “impunita”. Non è che me la ricordi con esattezza, sono le foto di allora a testimoniarlo in maniera inequivocabile. Frangetta folta, pancia all’infuori, sguardo da guappo. Una tipa buffa.
Molti stentano a credere che quella bimba dall’aspetto comico fossi io.
Io stessa faccio fatica a convincermene. Soprattutto quando mi sono ritrovata “me stessa” di fronte, in un filmato di 24 anni fa uscito allo scoperto senza preavviso.
Un giorno mio padre arriva a casa, trafelato, con un CD sospetto tra le mani, e sghignazzando ci dice: “Guardatelo! E’ una sorpresa…”. Io e mia madre, curiose come squali, non ce lo siamo fatto ripetere e, inserito il dischetto nel lettore, abbiamo atteso con spasmodica trepidazione la rivelazione.
Sullo schermo tutto tremolante spunta fuori una scena da rimanerci stecchiti: i miei genitori, da giovani. Poi, uno dopo l’altro sfilano davanti l’occhio della telecamera anche i miei zii, le loro ragazze (oggi mogli), i miei nonni (oggi lassù, nel cielo). Le loro voci da ragazzi, rotte dalle risate, sono così diverse da quelle a cui sono abituata.
Che colpo! Le immagini scorrono nebulose, approssimate, ma ogni persona inquadrata spicca, cattura il mio sguardo, ruba la mia attenzione.
E’ una festante combriccola riunitasi per il 1° maggio del 1982, alle porte di Roma. Sono tutti intorno alla tavola, dopo mangiato, a conversare amabilmente.
Fisso quei volti con meraviglia, mi concentro sui particolari: i capelli di uno, gli occhiali dell’altra, i vestiti di quello, la parlata di quell’altra. Tutti così familiari, ma nello stesso tempo estranei, in un ritratto approssimato di tanti anni fa.
Me lo sento, dal modo in cui mio padre mi guarda a un certo punto, che il bello però deve ancora venire.
Il pezzo forte irrompe nell’inquadratura dopo qualche minuto.
Sbuffa e guarda impertinente l’obiettivo. Ha un ciglio impettito. Sono io, cicciotta, a 4 anni. Mi muovo, saltello, canticchio una filastrocca tra i denti, mi faccio gli affari miei.
Scoppio a ridere, basita. La sensazione che ho addosso, rivedendomi, è di infinita tenerezza e simpatia. Di fronte a me c’è una ragazzina vivace e sveglia, con un’espressione furbetta. Una che ancora non sa nulla di quello che le riserverà la vita. Che non si preoccupa di un brutto voto, di un chilo in più o di un rimprovero. Una che se la spassa, un giorno di festa, in mezzo a un “branco” di adulti rumorosi.
Avere davanti agli occhi il proprio passato, che scorre come un film, è sbalorditivo. Ti emoziona come ammirare l’album di famiglia, elevato all’ennesima potenza.
Aggiungi un commento Marzo 29, 2006