L’imbalsamatore
31 Marzo, 2006

Che stramba l’accoppiata de “L’imbalsamatore“.
Peppino il nano incube e Valerio il gigante succube. Il primo ha una fisicità ridicola, il secondo un corpo perfetto. L’uno è l’antitesi dell’altro. Eppure tra questi due opposti si instaura una relazione ambigua, nasce un’attrazione inspiegabile.
Peppino è autorevole, prepotente, ficcante. E’ grande di personalità. Valerio è fragile, indeciso, malleabile. E’ minuscolo di carattere.
Quando si incontrano, per caso, in uno zoo, la loro chiacchierata lascia il segno. I due capiscono che il loro destino può cambiare, in meglio, con un’impennata inaspettata.
Peppino propone a Valerio di abbandonare il suo lavoro precario di cuoco per aiutarlo nella sua attività di imbalsamatore, con la promessa di un lauto guadagno. Il giovane sulle prime è scosso, titubante, ma fortemente tentato. Sente che potrebbe essere l’occasione giusta per crescere e carpire i segreti di un mestiere affascinante.
Così ha inizio la loro collaborazione-relazione. In uno studio dall’atmosfera inquietante e le tinte fosche Peppino e Valerio lavorano e diventano amici. La sera escono insieme, si divertono, rinsaldano la loro complicità.
E’ una donna a spezzare l’armonia e a scuotere il loro equilibrio. Valerio si innamora di Deborah e la fa entrare nella sua vita in maniera prepotente. Le serate non sono più a due, ma a tre, e non si capisce chi è di troppo.
Peppino è geloso, dà fuori di testa, rivela la sua possessività, diventa violento (già lo era, date le sue collusioni col mondo mafioso).
Il regista Matteo Garrone usa tutti gli strumenti che ha a disposizione per trasmettere un senso di disagio, equivocità e squallore: le ambientazioni desolanti, le atmosfere infide, le allusioni scandalose. Ogni scelta compiuta dai protagonisti ha in sé un velo di corruzione e squallore.
L’intero profilo delle loro vite è avvilente, così come la risoluzione finale della vicenda. Cupa e spiccatamente noir.
Un moto di inquietudine mi ha accompagnato per tutta la durata del film. Un fastidio e un’incredulità sincera nei riguardi di un legame disturbato, che non riuscivo a giustificare.
Vuol dire che il cinema è riuscito nel suo intento quando è in grado di far nascere quesiti, lasciare perplessi, tracciare percorsi inesplorati, istillare dubbi.
Sono mesi che ho visto “l’Imbalsamatore” e continuo a sentirmi spiazzata. Caspita.
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2 Commenti Aggiungi il tuo
1. Salvatore | 3 Aprile, 2006 alle 08:35
Bellissimo “l’imbalsamatore”, un vero gioiello cosi come “Le conseguenze dell’amore” nel mare del cinema italiano in cui nuotano solo film a mio avviso mediocri. Ovviamente mi riferisco al cinema di oggi e non ai grandi maestri dle cinema italiano. Speriamo di veder altri bei film prodotti nel nostro paese…
2. 021783number&hellip | 15 Maggio, 2011 alle 02:56
[…] In diretta dalla fine di un sabato sera. Leggermente alticcia, con una discreta voglia di affondare gli ultimi (si fa per dire) residui malinconici in altro elisir alcolico. Ah! Se solo potessi disporre di un efficace incantesimo tipo quello che si trova spesso nelle drarry di harry potter sul tema “mi sono ubriacato ieri sera e ho dato sfogo ai miei più inascoltati istinti: omioddio che ci fa lui nel mio letto!”. Wishlist del (fine) serata: alcool, net surfing, sonno profondo e una pozione antisbronza per domattina. Real list (99%): acqua, malinconie moleste, ripensamenti, versamenti salati, sonno sconnesso. Voglio il mio ex che si getta zerbino ai miei piedi e implora perdono glorificandomi. Voglio non sentirmi così idiota perchè ancora ci penso. E comunque a che serve impegnarsi e tenersi in forma se poi non ti puoi sfondare manco il sabato sera? Ok, ok…bevo acqua…che palle però! (image from: http://www.travirgolette.com/2006/03/ ) […]
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