Archivio Aprile, 2006

L’anello

Io non l’ho nemmeno visto l’anello protagonista di questa storia. Ne ho sentito parlare tanto però.

Era l’anello che mia madre aveva ricevuto da ragazza, dal suo fidanzato, che poi è morto. Era un ricordo prezioso per lei, aveva un significato profondo. Poi lei lo ha donato a me, ieri, per il mio compleanno.”

Queste parole pronunciate con affanno, in modo concitato, con la voce rotta dal pianto, richiamano l’attenzione di tutte noi nello spogliatoio.

E l’ho perso! Oddio mio, non lo trovo, me l’hanno rubato, non c’è più!“, prosegue alzando il tono della voce che da anelito diventa vibrazione acuta, isterica.

Me lo sono tolto per spalmarmi la crema. Era qui un attimo fa, sono sicura.
E ora come faccio? Mia madre non mi perdonerà mai“.

Le si fa accanto un’amica, la consola, la sprona a cercare meglio, nella borsa, per terra, nell’altra sala, nelle docce, ovunque. La convince a non perdere le speranze, a spargere la voce, a chiedere in segreteria.

Chi come me è estranea alla faccenda, non può non appassionarsi alla commovente vicenda dell’anello scomparso. Soprattutto quando ci scappa pure la lacrima e l’abbraccio rassegnato all’amica del cuore.

Penso che è da incoscienti sfilarsi un anello di valore per mettersi la crema, e che è da sfigati smarrirlo in quel modo. Penso che chi l’ha rubato è cinico, materialista, amorale. Poi torno a casa e non ci penso più.

Qualche giorno dopo, appeso all’ingresso dello spogliatoio, c’è un foglio, con questo messaggio: “Ho perso un anello di grandissimo valore affettivo. Prego a chiunque lo abbia trovato di riportarmelo, per lui ci sono 500 euro a disposizione. E’ importantissimo per la mia famiglia. Vi prego!

Allora nulla di fatto, mi dico e incurvo le spalle. Di gente onesta c’è n’è rimasta poca. Un moto di tristezza mi pervade.

Passano i giorni, quel foglio è sempre attaccato lì, sulla parete.

Dopo una settimana il cartello campeggia ancora al solito posto.
Ma qualcosa è cambiato. La grafia è la stessa, il messaggio è un altro: “Grazie per avermi ridato l’anello senza volere nulla in cambio. Sei una bella persona! Non dimenticherò mai il tuo gesto e la tua onestà!“.

La tristezza di qualche giorno fa si dissolve. Mi sento più leggera.

Aggiungi un commento Aprile 6, 2006

Daria Bignardi, ecceziunale veramente


Me la ricordo ai tempi de “Il Grande fratello” Daria Bignardi.
Non l’avevo mai vista prima. Il reality fu un successo anche per merito suo. Aveva convinto pubblico e critica con il suo carisma, la sua aria da “ragazza seria”, preparata, estremamente professionale, ma anche un po’ intrigante (che non guasta). Piaceva a uomini e donne in egual misura.

E’ stata Daria a coniare il grido di battaglia “RAGAZZI!!!” entrato nella storia della trasmissione ed è stata ancora lei il riferimento a cui tutte le conduttrici successive hanno guardato con ammirazione.

La sua stella è brillata per un paio d’anni, quanto l’eco del suo GF. Dopodiché il buio. Lasciata la guida del reality le sue apparizioni televisive si sono fatte via via più sporadiche, quasi nulle.

E, come accade anche al ricordo dei più grandi amori, lo scorrere del tempo ne ha sbiadito la memoria.

Ma poi un giorno capita che me la ritrovo davanti, nelle pagine di un popolare settimanale italiano dove cura una rubrica “barbarica”.
Che emozione rivederla! E con quale verve e irriverenza espone le sue idee!

La Daria che conoscevo era sì disinvolta e affabile, ma non così ironica e pungente. I suoi commenti sono piacevolissimi e scanzonati, schietti e frizzanti.
Scrive in modo fluido, suadente, ci sa fare con le parole.

Dopo appena due settimane dalla “riscoperta” della Bignardi ho rinunciato all’uscita del venerdì sera per guardare “Le Invasioni barbariche” su La7. Volevo esaminarla anche in video.

Il risultato è stata una serata casalinga divertente, gustosa e stimolante. Molto più di tante altre fatte di chiacchiere inutili e incontri sbagliati.

Lei, Daria, è sorprendentemente a suo agio nel suo show . Ci si muove con disinvoltura, lo gestisce da abile anfitriona, lo domina, lo tiene in pugno con grazia e spavalderia.

La sua immagine è ammiccante ma mai volgare, affascinante e beffarda. Ha un sorriso aperto, accogliente. Nelle interviste è diretta, spiazzante. Va al sodo, mette in imbarazzo e non si imbarazza (pare), solletica l’ospite di turno, lo obbliga a sbilanciarsi. Senza peli sulla lingua si fa dire tutto, subito, con sincerità.
E sembra proprio che se la spassi durante le due ore di diretta.

Ha sempre la scollatura profonda, come ai tempi del GF, ma oggi ha anche la consapevolezza di essere brava, intelligente, simpatica e audace al punto giusto. Lo dà a vedere, e fa bene.

Prevedo altri venerdì memorabili da passare nella mia camera.

Aggiungi un commento Aprile 5, 2006

The question is…

Dopo aver assistito all’ultimo big match politico prima del voto, un interrogativo amletico mi assale.
Come un essere non essere? de’ noantri, un m’ama non m’ama? accorato, il dilemma che mi scuote l’anima è: Ici o non Ici? This is the problem.

E’ facile pensare che il premier abbia sparato la più grossa bufala del secolo, ma intanto un dubbio ce l’ha insinuato. “E se fosse vero?” “E se la eliminasse sul serio l’ odiatissima imposta sugli immobili?“. Sarebbe una rivoluzione…

A rigor di logica un’ipotesi del genere non dovremmo nemmeno vagliarla, lo so. Tanto più che è un ben noto furbetto ad avanzarla. Addirittura la tira fuori a tempo scaduto, con un palese tentativo in extremis di ingraziarsi l’elettorato.

E’ chiaro che si tratta di uno spot preconfezionato, di una mossa propagandistica dell’ultima ora, però la pulce nell’orecchio ce l’ha messa. Quando nessuno se l’aspettava lui trac, ha infilato il pallone dritto dritto nell’angolino.
Cogliendo tutti di sorpresa, il vecchio Silvio ha fatto affidamento su un motto a lui molto caro “o la va o la spacca“.

Da domani, fino al momento delle elezioni, il quesito più grande degli italiani non riguarderà le tasse, le quote rosa, i pacs, i giovani, l’economia, ma Ici sì, Ici no.
Ancora una volta (probabilmente l’ultima) il capo del Governo si è inventato il colpo a effetto ed è ricorso al suo unico e insostituibile asso nella manica: sé medesimo.

E Prodi, nel frattempo? Chi?

2 commenti Aprile 3, 2006

Tommy e il TG5

Sono tanti, tantissimi i fatti che non mi spiego. Innumerevoli gli accadimenti che mi fanno arrabbiare e rabbrividire. La triste storia di Tommaso è una di queste.

Quella foto di lui ricciolino e tenero, rimbalzata di telegiornale in telegiornale e riportata per giorni su tutti i quotidiani italiani, rimane vivissima nella mia mente. Un volto innocente e disarmante, come quello di tutti i bambini del mondo.

Ma non voglio soffermarmi su di lui, sulla brutalità del suo assassinio. Ne hanno parlato in molti, ne continueranno a scrivere e discutere in troppi.

In certi casi le parole non aiutano, anzi sono superflue, inutili, dannose. Come quelle uscite di bocca ieri sera a un giornalista del TG5 .
Non avevano senso, o motivazione plausibile di esistere, eppure sono piovute a raffica, facendomi inorridire.

Era l’ultimo servizio del telegiornale di mezzanotte dedicato alla morte di Tommaso. L’inviato (di cui ignoro l’identità) girava per le strade di Parma, microfono alla mano, bloccando gente ignara e anticipando l’amaro epilogo della vicenda.
Sapete, hanno trovato il corpo di Tommaso, l’hanno ucciso poco dopo il rapimento,” e ancora “sono stati i muratori, hanno confessato!“.

Mentre gli sconosciuti rimanevano di sasso, biascicando qualche parola contrita, la telecamera indugiava sui loro volti tesi, smarriti, sconvolti. Il cronista, con un sadismo agghiacciante, stava lì a pungolarli, “Che ne pensate?“, oppure “Cosa volete dire ai genitori?“.
Nella disperata ricerca di cogliere una reazione incontrollata, una manifestazione plateale di orrore e sbiggotimento, il signore del TG5 rimaneva lì, impalato, ad aspettare risposte e commenti.

Senza alcun rispetto per quelle persone, per il loro diritto a metabolizzare una notizia di tale portata, a vivere in privato il loro dolore. Perché dovevano venirlo a sapere così? Perché lo dovevano spiegare a una telecamera quello che provavano?

E’ questo il diritto-dovere dell’informazione? E’ questo il giornalismo che aiuta a capire, a conoscere la realtà, a riflettere e a farci nascere una coscienza critica?
A me sembra solo patetico sensazionalismo, volontà di esasperare le emozioni e desiderio di gettare benzina sul fuoco.

Non basta la morte inspiegabile di un piccolino per creare un caso e far impennare gli ascolti?

Che serataccia ieri. Pessima.

Aggiungi un commento Aprile 2, 2006

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