Archivio Maggio 1, 2006

Quando le Iene interrogano i politici

…il risultato è vergognoso. Fossi nei panni di uno degli “onorevoli” intervistati da Sabrina Nobile mi sotterrerei.

E’ da un po’ che mi capita di riflettere sugli enormi buchi neri della mia conoscenza. Recrimino la leggerezza degli anni del Liceo, quando studiavo forsennatamente per un’interrogazione, ma appena lo spauracchio del voto passava, abbandonavo completamente la materia.
Colpevolizzo alcuni miei professori per la scarsa propensione all’insegnamento, per la superficialità con cui ci trasmettevano le nozioni e l’assenza di viva e accesa passione in quello che facevano.
La Storia e la Filosofia rappresentano un tesoro per la crescita di ognuno, e io ne custodisco solo le briciole.
L’Arte e la Geografia sono pilastri del bagaglio culturale di una persona, ma io faccio fatica a mettere insieme pezzi di nozioni che vagano a intermittenza nel mio cervello.

E’ vero che c’è sempre tempo per rimettersi a pari, ma riuscire a conciliare questa esigenza di ripasso generale con gli impegni quotidiani è un’impresa ciclopica.
Se solo avessi compreso 10 anni fa la vera importanza dello studio, la sua funzione nobilitante per lo spirito, la sua capacità di migliorarci e renderci più consapevoli della realtà…

Eppure, nonostante le tante falle del mio bagaglio culturale, ci sono fatti e accadimenti che rimangono punti fermi nella memoria. Sono degli eventi di grandissimo valore sociale, che hanno cambiato il corso della storia e che non dimenticherò mai.

Quando ho visto e sentito i rappresentanti del Parlamento Italiano annaspare di fronte alla domanda: “Quando è avvenuta la rivoluzione francese?” o “Qual è la data della scoperta dell’America?” un moto di orrore mi ha pervaso.
Da destra a sinistra, passando per il centro, i nostri deputati hanno sparato risposte a casaccio, chiesto aiutini, tirato a indovinare. I più bravi hanno azzeccato il secolo, quelli più furbi hanno ripiegato sulle battute, quelli con un barlume di dignità personale hanno declinato le domande.
Il culmine è stato raggiunto da una parlamentare che, interrogata sul nome da papa di Ratzinger, ha abbozzato un convinto Bonifacio.

Il dubbio che il servizio delle Iene fosse “truccato” mi è venuto, ma è svanito in un attimo. Quale deputato accetterebbe di apparire come un somaro di fronte a milioni di telespettatori?

La verità è che asini lo sono sul serio, asini con il portafogli pieno zeppo e la zucca vuota.

11 commenti Maggio 1, 2006

Ischia nel fango

La tragica storia della frana di Ischia mi richiama alla memoria la scena finale del film “Le conseguenze dell’amore“, quando l’inerme protagonista se ne sta a penzoloni in aria, sospeso, ad aspettare che la ruspa che lo sorregge lo conduca inesorabilmente verso la sua morte, dentro una colata di fango. La sua vita finisce così, affogata in una pozza melmosa.
Ricordo di aver pensato, allora, che “andarsene” in quel modo deve essere agghiacciante.

Chissà se il papà e le tre figlie travolti dalla montagna mentre erano nella loro casa, hanno vissuto il loro ultimi attimi nella stessa lucida consapevolezza di Titta Di Gerolamo, il protagonista del film. Chissà se hanno avuto il tempo di capire quello che stava accadendo.

Mi ricordo, l’anno scorso, quando il mio ragazzo si lamentava dei continui smottamenti e delle frane che si abbattevano sull’isola durante i periodi particolarmente piovosi. Tornare a casa dopo il lavoro era diventata un’impresa ostica per lui, costretto a schivare i massi finiti per la strada e a farsi largo, con l’auto, tra buche e agglomerati rocciosi vari.

L’estate passata ho visto coi miei occhi le reti protettive ai lati delle scogliere.

«Paghiamo inerzie di decenni, anni in cui abbiamo abusato del territorio». Così il capo del Dipartimento della protezione civile Guido Bertolaso parla della frana ad Ischia su Il Corriere.

La zona colpita era a rischio di dissesto idrogeologico, ma nonostante ciò, sono almeno un paio di centinaia le case costruite lì. Per il momento i 500 abitanti dell’area sono stati evacuati. I più sono stati ospitati da amici e parenti.

E’ inutile dire che superata la fase di clamore post-disastro, tutti ritorneranno nei loro “accoglienti nidi”. Quale realistica alternativa avrebbe questa gente?

Ce l’ho davanti agli occhi il paesaggio schiacciato dal costone della montagna. I pilastri che svettano in quella zona mi hanno incuriosito sin dalla prima volta che ho messo piede a Ischia. “Cosa sono questi archi?” - avevo chiesto mentre passavamo con la macchina sotto l’imponente struttura.
Pensavo che si adattassero bene al luogo, che fossero una cornice affascinante tra il mare smisurato e la vegetazione rigogliosa circostante. Pensavo che tutto avesse un senso, e che il contesto urbano convivesse in armonia con la natura.

Ma i turisti, si sa, hanno quasi sempre gli occhi foderati di prosciutto.

3 commenti Maggio 1, 2006


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