Ischia nel fango
1 Maggio, 2006

La tragica storia della frana di Ischia mi richiama alla memoria la scena finale del film “Le conseguenze dell’amore“, quando l’inerme protagonista se ne sta a penzoloni in aria, sospeso, ad aspettare che la ruspa che lo sorregge lo conduca inesorabilmente verso la sua morte, dentro una colata di fango. La sua vita finisce così, affogata in una pozza melmosa.
Ricordo di aver pensato, allora, che “andarsene” in quel modo deve essere agghiacciante.
Chissà se il papà e le tre figlie travolti dalla montagna mentre erano nella loro casa, hanno vissuto il loro ultimi attimi nella stessa lucida consapevolezza di Titta Di Gerolamo, il protagonista del film. Chissà se hanno avuto il tempo di capire quello che stava accadendo.
Mi ricordo, l’anno scorso, quando il mio ragazzo si lamentava dei continui smottamenti e delle frane che si abbattevano sull’isola durante i periodi particolarmente piovosi. Tornare a casa dopo il lavoro era diventata un’impresa ostica per lui, costretto a schivare i massi finiti per la strada e a farsi largo, con l’auto, tra buche e agglomerati rocciosi vari.
L’estate passata ho visto coi miei occhi le reti protettive ai lati delle scogliere.
«Paghiamo inerzie di decenni, anni in cui abbiamo abusato del territorio». Così il capo del Dipartimento della protezione civile Guido Bertolaso parla della frana ad Ischia su Il Corriere.
La zona colpita era a rischio di dissesto idrogeologico, ma nonostante ciò, sono almeno un paio di centinaia le case costruite lì. Per il momento i 500 abitanti dell’area sono stati evacuati. I più sono stati ospitati da amici e parenti.
E’ inutile dire che superata la fase di clamore post-disastro, tutti ritorneranno nei loro “accoglienti nidi”. Quale realistica alternativa avrebbe questa gente?
Ce l’ho davanti agli occhi il paesaggio schiacciato dal costone della montagna. I pilastri che svettano in quella zona mi hanno incuriosito sin dalla prima volta che ho messo piede a Ischia. “Cosa sono questi archi?” - avevo chiesto mentre passavamo con la macchina sotto l’imponente struttura.
Pensavo che si adattassero bene al luogo, che fossero una cornice affascinante tra il mare smisurato e la vegetazione rigogliosa circostante. Pensavo che tutto avesse un senso, e che il contesto urbano convivesse in armonia con la natura.
Ma i turisti, si sa, hanno quasi sempre gli occhi foderati di prosciutto.
Sei nella categoria: Incredibile...
3 Commenti Aggiungi il tuo
1. skugnizzo | 1 Maggio, 2006 alle 15:38
Che tristezza! Una tragedia annunciata. Ad Ischia non c’è un piano regolatore in nessuno dei 6 comuni.
Non si potrebbe costruire ed invece…. queste sono le conseguenze…
Grazie per il commento sul mio blog.
skugnizzo
2. LuKa | 1 Maggio, 2006 alle 23:05
è da anni ch la situazione è sotto gli occhi di tutti, ad ischia così come in molte altre località. è molto più facile sperare che tragedie del genere non si ripetano piuttosto che pensare che qualcosa cambi rapidamente…
3. Tra Virgolette » Ab&hellip | 13 Maggio, 2006 alle 14:20
[…] Infine una considerazione sulle potenzialità della Rete. Dopo la tragedia di Ischia alla quale avevo dedicato un post sul mio blog, sono entrata in contatto con un ragazzo dell’isola, anch’esso scosso dalla vicenda. Ci siamo scambiati qualche commento sui rispettivi siti. Questo ragazzo è, scherzo del destino, Andrea D’Ambra, quello della petizione… […]
Lascia un commento
Alcuni Tag HTML permessi:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>
Trackback questo post | Sottoscrivi i commenti con RSS Feed