Archivio Maggio 2, 2006

Chi dorme è perduto?

La mia poltrona è sistemata proprio al centro della mia camera. E’ ampia, confortevole, avvolgente. A seconda dei bisogni e delle eventualità può diventare un letto a una piazza e mezzo, basta aprirla e togliere i cuscini laterali. Ma questo è un uso sporadico che ne faccio.

La mia poltrona è la mia amaca domestica, la mia oasi di riposo, il mio quarto d’ora di sonno assicurato. Mi basta abbozzolarmi lì sopra, inclinare la testa a sinistra, piegare le ginocchia a mò di guscio e voilà, le palpebre si chiudono beate (e la bocca, qualche volta, si spalanca).

Non cambia il fatto che sia mattina o sera, che abbia mangiato da poco o sia a digiuno, che sia domenica o lunedì. Starmene arrotolata sulla poltrona mi toglie le forze e la voglia di rimanere sveglia.

Ai tempi dell’università, quando studiavo per un’esame importante, rimanevo seduta sulla poltrona per ore. A gambe incrociate, con il libro sulle ginocchia, ripetevo, scrivevo, sottolineavo e di tanto in tanto mi prendevo le mie pause, i miei micropisolini di un quarto d’ora. Erano talmente rigeneranti da darmi la sensazione di aver dormito a lungo. Quindici minuti così intensi e profondi da regalarmi nuove, rinnovate energie.

Mai e poi mai potrei preferire alla mia poltrona una pasticca annienta-sonno come il Modafinil: il farmaco che riduce il bisogno di dormire, regola il ritmo della veglia, sconvolge il nostro orologio biologico. Grazie a questa pillola è possibile rimanere in piedi per quarant’otto ore filate, dormire per 4-5 ore al dì e sentirsi freschi come una rosa, stare svegli due giorni interi senza avvertire la necessità di recuperare.

La Cephalon, casa produttrice del Modafinil, con sede in Pennsylvania, sostiene che il medicinale è destinato al trattamento dei disturbi del sonno, ma la verità è che molte persone “normali” ne fanno uso per rimanere svegli quando e come vogliono loro.
Sembra infatti che le vendite siano passate dai 25 milioni di dollari del 1999, anno in cui il farmaco è stato immesso sul mercato, ai 575 del 2005.

E gli effetti collaterali? A tutt’oggi non vengono paventati. Niente dipendenza, niente problemi per la salute, niente pericolosi sbalzi d’umore. Al massimo un lieve, sopportabilissimo, mal di testa.

Come se non si stesse parlando di una droga, di uno stimolante potentissimo, di una minaccia per il nostro sistema cerebrale.
E, ammesso anche che non corressimo alcun pericolo serio, l’essere attivi e reperibili 24 ore su 24, aperti no stop come un drugstore, pronti a lavorare, studiare, viaggiare senza sosta, non rappresenterebbe una prospettiva ancor più minacciosa? Di certo faremmo la fortuna di psicologi e psicanalisti vari.

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