“Volevo fare il ballerino”
7 Maggio, 2006

E pensare che non ci volevo andare a vedere lo show di Fiorello “Volevo fare il ballerino“.
Non che avessi qualcosa contro di lui, ma 40 euro da spendere, così, di primo acchito, mi parevano troppi.
Poi è successo che i biglietti me li hanno regalati. Se la mettiamo così, mi son detta…
Partiamo dalla fine. Fiorello saluta e se ne va, il pubblico comincia ad avviarsi verso le uscite e io guardo l’orologio: è mezzanotte passata. Faccio qualche calcolo mentale e capisco che sono passate 3 ore filate, piene. Non me ne ero resa conto. Tra battute, imitazioni, canzoni, gag spiazzanti e passi di danza arronzati, Fiorello ha riempito il tempo con abilità e scioltezza, senza farci rimpiangere la cena saltata.
Fuori dal palazzetto osservo le reazioni della gente ed è tutto un sorriso, uno scambio di impressioni positive, di tentativi di sciommiottare questa o quella scenetta dello spettacolo.
Saliamo nelle macchine soddisfatti, con lo spirito leggero e siamo perfino propensi a perdere mezz’ora bloccati nel traffico del parcheggio, tanto chi ci corre dietro? Possiamo occupare quei minuti raccontandoci com’è stato bravo Fiorello, e che grinta che ha, e madonna, ma non si è concesso nemmeno una pausa.
In quei frangenti in cui siamo sospesi, bloccati nelle nostre automobili, i discorsi imboccano anche binari paralleli: Allora aspettano una bambina! e Menomale che c’è stata questa donna a salvarlo e ancora E pensare che era partito col Karaoke.
Insomma, un consenso univoco.
Messa da parte l’euforia del post evento e dopo averci dormito sopra una notte intera, il mio giudizio rimane più che positivo.
La serata è stata divertente, composita, ben congegnata.
Al Fiorello cantante, comunque, preferisco l’attore.
I picchi assoluti, a mio avviso, sono stati i momenti di comicità pura: il patito di calcio e la moglie guastafeste, il ballerino frustrato che si trasforma in gru umana per sollevare e sostenere la danzatrice col tutù, l’Otello rivisitato in chiave moderna, Joaquin Cortes che molla Naomi Campbell colpevole di avergli “manomesso” i ferri del mestiere, i suoi stivaletti taccuti.
Anche il Fiorello imitatore è un bel vedere, perché riproduce non solo la voce dei personaggi famosi, ma anche la faccia, i tic, le smorfie. Quando si ingobbisce à la Cocciante o si soffoca nella nube tossica provocata dalle sue sigarette à la Camilleri è veramente gustoso.
Un bel colpo d’occhio è stato inoltre garantito dalla scenografia. Proiezioni, luci, ombre e pennellate di colore. Tutto vivace, tutto adatto al contesto.
Infine un elemento di folklore: il maestro Enrico Cremonesi, che dalle tastiere si dimenava, saltava come una molla impazzita, sbatteva la sua coda di cavallo arruffata su e giù. In più faceva la traduzione simultanea, in inglese, delle battute di Fiorello, a favore di John Turturro, seduto in prima fila ad assistere allo spettacolo.
Ah dimenticavo, tra i commenti di fine serata, intrappolati nelle nostre macchine, c’era anche questo: Ma davvero John Turturro vuole fare un film con Fiorello?
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1 Commento Aggiungi il tuo
1. m_ausilia | 7 Maggio, 2006 alle 19:50
Fiorello è un grande! Non ci sono dubbi!
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