
L’Italia è un paese generoso. Nessun’altra nazione europea raggiunge i suoi livelli di bontà.
Gli italiani non badano al denaro, a loro piace regalarlo, fare beneficienza, chiudere gli occhi e aprire le tasche.
Quando vanno dal tabaccaio a comprare la ricarica del cellulare sorridono anche se sanno che se chiedono 5 euro ne avranno 4, se vogliono 10 riceveranno 8 euro, se hanno bisogno di 30 euro si dovranno accontentare di 25.
Solo nel nostro Paese le compagnie di telefonia mobile fanno pagare la transizione di acquisto…
Ricordo, qualche anno fa, quando i cellulari cominciarono a diventare nostri più preziosi compagni di giornata, che la scoperta di questo sistema ci aveva reso sospettosi, cupi. Ci domandavamo perché quegli euro ci venivano sottratti così, per niente.
Ma poi il tempo è passato, ci abbiamo fatto l’abitudine, e i 2- 5- 7 euro volatilizzati al mese sono diventati un’altra tra le tante tasse da sobbarcarsi.
Non ci abbiamo pensato più all’ingiustizia del sistema.
Una persona invece non ha smesso di pensarci e non si è rassegnata. Si chiama Andrea D’Ambra ed è talmente “inbufalito” con quelli dei telefoni che sta preparando una vendetta coi fiocchi. Ha chiesto l’intervento della Commissione Europea che a sua volta ha chiesto lumi all’Authority che a sua volta ha chiesto la firma di una petizione per risolvere il problema. Bastano 50.000 firme per liberarci del costo della ricarica.
Anche Beppe Grillo ha dato risalto alla questione e come per incanto le firme sono lievitate. Io ho appena aggiunto la mia.
Infine una considerazione sulle potenzialità della Rete.
Dopo la tragedia di Ischia alla quale avevo dedicato un post sul mio blog, sono entrata in contatto con un ragazzo dell’isola, anch’esso scosso dalla vicenda. Ci siamo scambiati qualche commento sui rispettivi siti. Questo ragazzo è, scherzo del destino, Andrea D’Ambra, quello della petizione…
Maggio 12, 2006

Chissà se le persone che mi stavano accanto, ieri sera, si sono accorte dei brontolii lamentosi che provenivano dal mio stomaco.
Forse hanno pensato che per me sia stato penoso rimanere lì, bloccata sulla poltrona coi morsi della fame.
La realtà è che non avrei mai lasciato a metà quello spettacolo sublime per placare i languori della mia pancia.
C’era così tanto da imparare, ascoltare e comprendere ne “Il sorriso di Daphne” che ne è valsa la pena guidare fino a Tor Bella Monaca, raggiungere il nuovo teatro della periferia romana e accontentarmi di un aperitivo volante consumato al bar.
“Il sorriso di Daphne” è una tragicommedia che trabocca di verità e scabrosità. E’ una storia di amore, dolore, consapevolezza e coraggio.
Il protagonista, interpretato da Vittorio Franceschi, anche autore dei testi, è capace di commuovere e far sorridere insieme, con mestiere e naturalezza.
La passione più grande di Vanni, professore di botanica sessantenne ridotto sulla sedia a rotelle, è Daphne: una creatura ammaliante, come la ninfa che fece innamorare Apollo, dalla bellezza fragile, che va protetta, adulata, conservata.
Vanni è un uomo arguto e geniale, pungente come la lama di un bisturi, ironico anche nella malattia.
Affascina la sua indole inquieta, la sua amara e lucidissima visione della realtà.
Rosa è sua sorella, una donna mite e acuta, che si dedica a lui completamente, accudendolo con generosità. Ma il suo rapporto con Daphne è conflittuale.
Sibilla è la studentessa che Vanni ha amato, la sua prediletta, la ragione del suo senso di colpa. Solo lei è degna di conoscere il segreto che avvolge Daphne e assaporarne l’essenza.
Daphne è una pianta dotata di una forza speciale, un esemplare unico al mondo, che ha una proprietà inconfessabile.
Può far morire. Nelle sue foglie preziose circola una linfa velenosa.
Vanni ha disperatamente bisogno di lei, per liberarsi da una fine straziante, segnata dal progredire irreversibile della paralisi.
Ha bisogno di addormentarsi dolcemente, di abbandonare la vita con dignità immergendo le sue labbra in quel nettare salvifico.
Ma ha anche bisogno di Priscilla, della sua mano ferma e coraggiosa, disposta a versargli il liquido letale.
Ho saputo che Il sorriso di Daphne tornerà a Roma, al teatro Valle, l’anno prossimo. Andateci se volete provare cos’è il riso amaro e il pianto tenero.
Maggio 12, 2006