Questa storia Drag king

Dal parrucchiere

17 Maggio, 2006

La scena è comica, parodistica. Si ripete ciclicamente, ogni 2-3 mesi.
Inizia il venerdì, a volte anche qualche giorno prima, e si conclude il lunedì successivo. La protagonista della vicenda varia, ma ciò è ininfluente perchè il risultato finale rimane lo stesso.

La lei di turno esordisce con: “Domani vado dal parrucchiere, finalmente“. E le altre, in coro: “Davvero? E che farai? Taglio? Colore?“.
La risposta più frequente si avvicina a: “Beh, i capelli così non hanno un senso, vorrei sistemarli, scalarli un po’ davanti, accorciarli leggermente…“.
Sul colore la spiegazione è ancora più sommaria: “Mi piacerebbe un tono più deciso, però qualcosa di non aggressivo, non una vera e propria tinta, magari un henné o uno shampoo colorante“.

Seguono a ruota le considerazioni e i consigli di questa e quella: “Secondo me staresti bene più chiara” “Perché non ti fai il taglio come Madonna?” “Forse dovresti sfoltire un po’ dietro”. E così via, fino allo scattare delle 18.00, quando tutte tornano a casa, si immergono nei propri affari e si dimenticano della collega che l’indomani andrà dal parrucchiere.

Fin qui niente di buffo. E’ il lunedì che viene il bello, quando l’interessata arriva in ufficio.
Le altre le puntano gli occhi addosso, avide di dettagli, intente a scrutare la sua nuova capigliatura, a scorgere qualsiasi mutamento nel suo look.
Ma è subito palese che non c’è niente da osservare o da commentare.
Lei è identica a venerdì, solo coi capelli più lisci. L’unico cambiamento evidente nella sua chioma è l’impiego di una spazzola tonda e un phon. Nulla di più. Il colore? Uguale a prima. La lunghezza? Idem.

Eppure lei cammina a falcate decise per la stanza, si sposta un ciuffo dalla fronte, si muove baldanzosa. Si capisce che si sente bella, diversa, e aspetta che qualcuna glielo faccia notare. Non vede l’ora.

La stanza invece è insolitamente silenziosa. Nessuna osa proferire parola o porre la fatidica domanda che le ronza nella mente: “Ma non ci sei più stata dal parrucchiere?”.
Sarebbe un’umiliazione troppo pesante da infliggerle. Meglio tacere e fingersi impegnate, distratte da altri pensieri.
Tanto ci penserà da sola a togliersi d’impaccio.

E infatti passano pochi secondi e, come da copione, rompe il ghiaccio con un disinvolto: “Allora, non vi piaccio?“.

Sospiro di sollievo generale. Può avere inizio il walzer delle ruffianerie e delle frasi di circostanza: “Ma stai benissimo!“, “Hai fatto bene a non esagerare”, “Che colore hai scelto? E’ fantastico, così delicato, naturale”.

Si tratta di una recita collettiva. La portiamo avanti ogni volta. Cambiano i ruoli, non le battute.

Il fatto veramente demenziale è che ne siamo consapevoli, ma la cosa non ci tocca.

Essere adulate è un piacere a cui è difficile rinunciare.

Sei nella categoria: Del più e del meno...

1 Commento Aggiungi il tuo

  • 1. Francesco  |  21 Maggio, 2006 alle 13:55

    Hai proprio ragione!
    Si tratta di una recita collettiva! O meglio di una delle scene del grande recital della vita! Quante ne vediamo e ne rappresentiamo ogni giorno?
    Solo un appunto… non è vero che uto è uguale a venerdì… la sventurata ha il protafoglio un pochino più leggero…:-)

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