Drag king

Ci sono ragazze che amano impiegare il loro tempo libero in cucina, preparando deliziosi manicaretti e piatti prelibati. Ci sono altre patite del decoupage, o che lavorano all’uncinetto, o suonano, dipingono, vanno in palestra, leggono, scrivono, cantano.
Poi c’è una categoria di donne che ha un hobby differente: si strizza il seno dentro una fascia elastica, si “gonfia” la zona pubica con ovatta o cotone e si incolla sul viso una peluria posticcia, il tutto per assomigliare il più possibile a degli uomini.
E’ l’esercito delle drag king, le travestite più innovative degli ultimi anni.
Gustavo L. G. (alias La Gnocca…) è una ventitreenne siciliana esperta in “materia”. E’ lei ad aver portato in Italia il primo spettacolo di drag king ufficiale. In America il fenomeno esiste da qualche lustro e oramai non sorprende né scandalizza nessuno.
Si tratta di una sorta di carnevalata femminile, in cui l’unico ruolo da interpretare è l’altro sesso. Non si può essere approssimativi o superficiali nell’immedesimazione, ma partecipi, coinvolte al cento per cento, con l’anima e col corpo.
Le drag king più richieste sono infatti quelle che si calano nella parte in modo assoluto, che riproducono non solo l’esteriorità del maschio, ma anche la voce, le movenze, la postura.
Quando ho ascoltato per radio Gustavo L. G. che descriveva la gioia di diventare uomo, di non essere riconosciuta per strada, di esibirsi su un palco di fronte a donne curiose e attonite, mi sono ricordata di un film incredibilmente intenso e toccante: “Boys don’t cry“.
Hilary Swank era la magnifica protagonista, una giovane con la sessualità in subbuglio, che fingeva di essere un ragazzo, nascondeva la sua vera natura perché non accettava il suo corpo e amava le donne.
Nonostante fosse incredibilmente sensuale e attraente, è riuscita ad apparire mascolina e a incantarmi. Il suo travestimento era uno slancio naturale e istintivo, un impulso irrefrenabile, dolorosamente vissuto. Si sentiva un uomo dal profondo e ha portato lo spettatore a considerarla tale, senza esitazioni.
Dubito che Gustavo L. G. e le sue colleghe siano in grado di trasmettere lo stesso tipo di sensazioni. Loro fanno spettacolo, semplicemente. Cantano, recitano e ballano di fronte a un pubblico pagante.
Possono divertire e far sorridere, ma la finzione è palese. E’ una recita strutturata, come quella di Platinette o delle tante drag queen che affollano le discoteche.
Vediamo… mi piacerebbe essere scambiata per un maschio? Faccio un piccolo esperimento: chiudo gli occhi e mi immagino coi capelli cortissimi, senza un filo di trucco, in completo gessato e con una piccola protuberanza lì sotto. La fotografia che ho davanti è quella di una lei, che potrebbe anche essere un lui, in fondo.
Dovrei sentirmi orgogliosa per questo? Per essere un oggetto non identificato?
Non credo.
2 commenti Maggio 21, 2006