La fiera del wellness di Rimini

Ci sono andata per lavoro, sabato 20 maggio, percorrendo 800 km in poche ore. La fatica si è fatta sentire (anche se il mio lui, alla guida, ne ha avvertita senz’altro più di me, compagna di viaggio dall’”abbiocco” improvviso), ma la giornata è scivolata via snella, spensierata.
Intorno a me, tanto colore, rumore e folklore. Quello del popolo del fitness, gasato e determinato a non saltare nemmeno una delle lezioni in programma.
Coppie in completini tecnici sfilavano lungo gli stand, zaino in spalla, con l’occhio vispo a cogliere le ultime novità del settore: dai macchinari ultratecnologici per l’allenamento in sala pesi, ai corsi di fitness per i modaioli più accaniti.
E qua e là musica, di tutti i tipi: afro-dance-latina-commerciale-buddha bar, a scandire esercizi, genuflessioni astruse, movimenti impeccabili.
Corpi scattanti, abbronzati all’inverosimile, allenati allo sforzo e al sudore, sincroni agli ordini dell’istruttore di turno, il presenter di fama internazionale che sembrava venuto da un altro pianeta, perché non si stancava mai. Avrebbe potuto continuare a saltellare, a fare passi di danza e coreografie laboriose no stop.
In mezzo a tanti sportivi anche molti “intrusi”, però. Persone spaesate, partecipi all’evento in modo passivo, estranee agli umori circostanti, alle frenesie, alle sessioni concitate di spinning, running, walking ecc…
Con le facce un po’ così, squadravano la generazione del wellness con un misto di stupore e orrore. Erano forse giornalisti forzati? O semplici invitati ficcanaso?
Io ero lì con sguardo professionale e piglio attento, mentre il mio ragazzo ogni tanto buttava l’occhio su qualche gluteo in esposizione… del resto lui mi aveva fatto un favore a venire e una ricompensa doveva pur avercela. Che fastidio però!
L’attrazione della fiera è sbucata fuori, d’un tratto, lasciandoci tramortiti. Non era il pompatissimo “Wave” della Technogym o l’ultima tecnica di pilates mostrata in anteprima. Era un omone bozzuto e caricaturale, coi muscoli sul punto di esplodere, e le vene in subbuglio; un mastodonte sgraziato, comico, spaventoso. Ci hanno riferito che era un testimonial di una nota catena di integratori alimentari, molto acclamato.
Ci è venuto da ridere, anzi, ci siamo letteralmente sganasciati.
Che delusione pensare che quel big gym deformato sia considerato un rappresentante del wellness.
Dopo quella visione per me la fiera ha perso 100 punti.
Ne ha recuperati quasi la metà due ore dopo, quando ho trascorso 15 minuti da sogno, accoccolata su una stratosferica poltrona per massaggi…
Aggiungi un commento Maggio 23, 2006