Archivio Giugno 5, 2006

Il codice Da Vinci

D’accordo, non sarà un’opera da antologia, né un kolossal da annoverare negli almanacchi cinematografici, ma la critica è andata giù pesante con “Il codice Da Vinci“.
Tra i commenti più “umani” che mi è capitato di trovare qua e là per la Rete: “(…) film mediocre” “(…) un thriller come decine d´altri” “(…) una pellicolona complessa e un po’ macchinosa” ecc. E, tra i più sferzanti: “(…) una farsa involontaria, solo l’arrivo della parola fine lo salva dal totale disatro” o ancora “(…) E’ pessimo quasi quanto il libro“.

Mi chiedo se questi giudici intransigenti abbiano letto con attenzione il romanzo di Dan Brown
In fondo la versione cinematografica mi è parsa piuttosto fedele agli scritti.
Era impensabile che riuscisse a generare lo stesso spaesamento, la stessa tensione emotiva del libro. Innanzitutto perché, due anni fa, come lettori, non ci aspettavamo l’insinuazione di una tesi così provocatoria e un epilogo così sconvolgente. La sorpresa è stata enorme ed enormemente spropositata la reazione del pubblico.

Ricordo che se ne sono “sparate” tante, e grosse, a quel tempo. “Il Codice Da Vinci” veniva descritto come il libro-verità, il racconto più scioccante del secolo, l’opera più coraggiosa e ardita che si fosse mai realizzata.
Io, che ero in preda alla mia fase “English, solo English, English e basta” l’ho letto in lingua originale e l’ho trovato scorrevole, interessante, acuto. Un thriller sapientemente costruito intorno a un tema caldo, scottante. Una caccia al tesoro intrigante e furbescamente orchestrata. Lungi da me l’idea di elevarlo a capolavoro della letteratura o a vade mecum spirituale.

Tutto intorno, invece, fuochi d’artificio, proselitismo, epopee e, sul versante opposto: accuse di blasfemia, polemiche accese, cause giudiziali. Un polverone, insomma.
Dan Brown ha provocato un tumulto universale, riuscendo a realizzare il sogno di qualsiasi scrittore o aspirante tale: fare leva nel cuore di milioni di persone.

Ron Horward ha dovuto riportare su celluloide il testo più controverso degli ultimi decenni e non si trattava di un compito da pivello. Vuoi mettere il carico di responsabilità, l’attesa spasmodica di milioni di donne, uomini, ragazzi, vecchi che da mesi facevano il conto alla rovescia per l’uscita del film? Sfido chiunque a non deludere le aspettative in una circostanza del genere.

Poteva metterci più anima, concordo, poteva rendere i dialoghi più incalzanti, è vero, ma non va demolito. E se alla fine si scopre che la Maddalena ha una discendente esile come un fuscello e con un improbabile accento francese, la colpa non è sua…
Secondo me un 6 e mezzo l’ex roscietto di “Happy Days” se lo merita.

P.S. Se cercavate, tra queste righe, una descrizione della trama o un’analisi dettagliata delle scene, spiacente di avervi deluso. Vedete? Chi si aspetta qualcosa rimane sempre fregato…

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