Volver
23 Giugno, 2006

Avvertenza: pericolo spoiler! Non mi farò il problema di svelare o non svelare, di dire o non dire il finale, lo dirò e basta. Liberi di non leggere se desiderate che la sorpresa rimanga intatta.
Scoprire, alla fine del film, che non si trattava di una storia di fantasmi e spiriti con la nostalgia di casa è stata la ciliegia sulla torta. Carmen Maura come mamma riapparsa dall’oltretomba è stata formidabile, ma mi lasciava perplessa l’idea che Volver rientrasse nella categoria del soprannaturale.
Avrebbe stonato.
E invece tutto torna. Lei non è morta, ma più che viva. E’ loquace, caustica, spiritosa. Un periodo di letargo forzato l’ha resa più coriacea e determinata, senza incupirla.
Sua figlia Sole è timida, un po’ goffa, credulona. Ha bisogno della sua compagnia e delle sue attenzioni di mamma. Ecco perché è tornata, dice.
L’altra figlia, Raimunda, è solare, espansiva, esuberante. Apparentemente non ha bisogno di nessuno: né di un uomo accanto (non ci pensa due volte a congelarlo e a sotterrarlo), né di un genitore presente (non parla mai della sua famiglia, preferisce evitare il discorso). Se la cava da sola, pensa a proteggere la figlia e a lavorare, indefessa. Però ha una bestia nel cuore che non vuole andare via. E’ per questo che sua madre è tornata, dice.
Quando le tre si riuniscono è un coro di lacrime e sentimenti che traboccano. Si accorgono di essere unite e non più fragili, insieme. Donne a tutto tondo, irruenti e tenaci, che si tengono per mano.
E gli uomini, in mezzo a tutta questo trionfo femminile? Uno, che non si vede mai, ma è il più presente di tutti, ha messo incinta sua figlia e tradito sua moglie con chiunque, anche con la sorella. Un altro, che ha perso il lavoro e la dignità, ci prova con una ragazzina di 14 anni e finisce morto ammazzato. Tutto il resto è contorno, accessorio, superfluo.
L’unico “maschio” che merita gli onori è un certo Almodovar. Penelope Cruz dovrebbe costruirgli un monumento… Nessun altro riesce a esaltare con tale maestria la sua naturale bellezza.
La macchina da presa ammicca sul suo decolleté, indugia sul suo sguardo malizioso, accompagna i suoi movimenti sapienti.
E poi la osserva mentre cucina, taglia le pietanze, serve cibo e vino a volontà. E le dedica un primo piano commosso quando canta e piange insieme.
Ma Volver non è solo Penelope. E’ un universo di tradizioni popolari, di legami profondi, di colori e sapori lontani, di terre focose e situazioni irresistibilmente surreali.
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