Sole, mare e vù cumprà
2 Luglio, 2006

Eccoci, dopo un anno di assenza, a calcare la familiare passerella di legno che conduce alle file di ombrelloni allineati.
Fregene, in una domenica afosa di luglio, non può non essere gremita. C’è la crème de la crème in spiaggia.
Noi arriviamo in orario nefasto, quello che tutti i medici ritengono “il peggiore per esporsi al sole”, cioè mezzodì. Ma la soddisfazione è infinita, perché siamo noi che abbiamo deciso di presentarci a quell’ora, non il traffico infernale che ci ha bloccati in macchina e mandato all’aria i piani.
Eravamo su uno scooter, noi, nuovo di zecca, e mentre sfrecciavamo in mezzo alle automobili fiacche e imbambolate dal sole, facevamo ciao ciao con la mano. A prenderci gioco dei “quattroruotisti” infervorati nelle vetture.
Dunque siamo arrivati al mare tardi per scelta. Scelta di dormire fino alle 10.00, fare colazione con comodo, ascoltare un po’ di musica, prepararci con calma.
Una volta a destinazione il tempo è scivolato via veloce, tra spalmate di crema ripetute, letture distratte, commenti ad alta voce, risate grasse, occhiate a tutti i glutei che ondeggiavano sul bagnasciuga (giusto per fare qualche raffronto), spuntini vari e brevi passeggiate sulla riva per testare la temperatura dell’acqua.
Niente di nuovo, insomma, o di differente rispetto agli altri anni. Nemmeno il colore del mare, purtroppo, verdone con qualche striatura marroncina.
Presente all’appello era anche l’allegro sciame di vù cumprà con collanine-borse-asciugamani-orologi-cavigliere al seguito. Uno, addirittura, trasportava su di una spalla un intero emporio di costumi da donna. Camminava senza sosta e urlava: “belli costumi signora“.
Il mio “venditore da spiaggia” preferito aveva la faccia aperta e gli occhi vispi. Si è avvicinato all’ombrellone con mossa felina e ci ha adescato raccontandoci una storia toccante:
“Ieri, in Africa, è nato il mio primo figlio. Si chiama Abu, è cicciottello, è come un torello! E’ mia moglie il capo; è la donna che comanda, sempre.” Poi ha colorato il discorso con rime e versetti inventati sul momento e ha regalato a tutte le signore presenti braccialetti variopinti per festeggiare la nascita del suo piccoletto.
La sua vivace simpatia gli ha consentito di raccimolare un bel gruzzoletto. Lui rideva e parlava del suo paese e noi compravamo. Lui osannava la forza delle donne e noi provavamo collane e anellini. Alla fine abbiamo speso 30 euro + qualche euro aggiunto qua e là, di buon augurio per lui e per la sua prole lontana.
La sua sarà stata sicuramente una recita, una specie di strategia di marketing, ma chissene importa.
Ci ha intenerito e divertito. Mica poco.
E poi c’è da apprezzare la fatica che fanno tutti quelli come lui per riuscire a campare. Ogni giorno d’estate, camminando sulla spiaggia infuocata, per km e km, beccandosi gli improperi e le prese in giro dei bagnanti.
Quando si è allontanato, riprendendo la sua falcata, ho pensato che i vu cumprà, se non ci fossero, bisognerebbe inventarli. Lo stesso non si può dire per altre categorie… avete presente quelle che invadono le metropolitane e con mano lesta ti sfilano il portafogli dalla borsetta?
Sei nella categoria: Del più e del meno...
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