Tutta ossa…
4 Luglio, 2006

Alle mie spalle la TV è accesa. Su Rai 1 naturalmente. E’ lo scadere del primo tempo supplementare. Ancora 0 a 0. La tensione cresce, la disperazione di mio padre, ammutolito sul divano del salone, anche.
Ma non voglio parlare di questo. A dire il vero sono qui proprio per NON pensare alla semifinale dei mondiali che si sta giocando.
E’ una sconosciuta la protagonista del mio post e delle mie riflessioni a lume di abajou. Mi è rimasta impressa perché così da vicino non ne avevo mai vista una come lei…
[Concedetemi una digressione Goal! Goal! Non riesco a fare finta di niente… Doppietta ai tedeschi. Che finale! Forza Azzurri! Evvai! Fuori la finestra è un putiferio: strombazzate, urla festose, clacson che suonano all’impazzata. Sarà una lunga notte di caos…]
La sconosciuta stava dentro un negozio modaiolo, Zara, come me. E faceva la fila alle casse, impaziente di indossare la magliettina coi fronzoli che teneva in mano. Io le stavo dietro, altrettanto desiderosa di sfoggiare la mia camicetta di tendenza.
Poi però mi sono accorta che le sue braccia assomigliavano a rami secchi. Il mio sguardo si è fatto più attento e si è spaventato.
Magra, magrissima ai limiti della sopravvivenza. Niente carne intorno alle ossa. Muscoli tesi, tirati, talmente eterei da dare l’impressione di potersi spezzare da un minuto all’altro.
Lei aveva capelli scuri, ondulati e la schiena bozzuta.
Il suo corpo malconcio è diventato di colpo una calamita per i miei occhi increduli, che hanno cominciato a percorrerlo con insolenza. Hanno sfiorato la sua vita esile, le sue gambe invisibili dentro i jeans spiegazzati. Poi sono scesi fin giù, ai piedi storti, attraversati da vene attorcigliate.
Era una ragazza anoressica, sul ciglio del baratro. E se ne stava da Zara ad acquistare capi vezzosi che su di lei sarebbero sembrati cenci buffi.
Giovanissima, e alta più di me. Malata di un male che non conosco direttamente, ma che è entrato nella mia vita 10 anni fa, quando si è avventato con ferocia su una mia amica.
L’ha perseguitata per tanto tempo, le ha sottratto i kg e offuscato lo spirito. Ricordo alcuni momenti cruciali della sua anoressia, la fase perfida dell’adescamento, della negazione, del rifiuto di parlarne con qualcuno.
Battaglia dopo battaglia la mia amica ha vinto la guerra, ma sul campo ha perso molto, compreso il rapporto esclusivo che aveva con me.
Tutto era cambiato all’improvviso. Io non ho saputo aiutarla come avrei voluto. Lei non ha saputo (o potuto) capire la mia sofferenza, la delusione, la rabbia.
Ora so che sta bene, è questo l’importante. Ma se ripenso alla sconosciuta di sabato mi si stringe il cuore.
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