United 93

Forse dipende dal fatto che nell’agosto del 2001 mi trovavo sul tetto delle Twin Towers, come turista estasiata, oppure dai tre mesi vissuti a New York che mi hanno fatto conoscere Manhattan, e la sua gente, da vicino.
Non lo so quale sia il motivo scatenante, ma il punto è che ogni volta che penso all’11 settembre 2001 mi vengono i brividi. Succede quando rivedo i filmati della tragedia, quando ricordo le immagini degli aerei che trafiggevano le torri, quando ricostruisco nella mente, nitide come non mai, le scene delle persone che si lanciavano nelle fiamme, catapultandosi fuori dai grattacieli verso una morte certa.
Tuttavia raramente mi sono soffermata sul quarto aereo dirottato durante la giornata infernale. Quello che non ha centrato il suo obiettivo, la Casa Bianca, e si è invece andato a schiantare nelle campagne della Pennsylvania.
United 93 racconta di come 40 passeggeri, consapevoli del loro tragico destino, abbiano deciso di mandare a monte i piani dei terroristi. Pur sapendo che il loro intervento non li avrebbe salvati, hanno scelto di non starsene a guardare e di cambiare il corso degli eventi.
Il film, diretto da Paul Greengrass, è diverso da come credevo. Assomiglia a un documentario, al fedele reportage di una mattinata assurda, senza senso.
Il primo tempo è quasi interamente girato nei centri di controllo e di difesa americana, dove donne e uomini dalle spalle larghe e gli occhi puntati sui terminali tengono a bada migliaia di aeroplani in volo.
Ma quel giorno nessuno era preparato a controbattere le mosse nemiche e ad evitare il collasso.
L’impensabile è avvenuto tra lo sbigottimento generale.
Il secondo tempo è la storia dello United 93, delle hostess terrorizzate ma tenaci, dei piloti fatti fuori, dei terroristi votati al suicidio, di tutte le persone che hanno dovuto metabolizzare l’idea di morire schiantati.
Assistendo agli attimi conclusivi, quando risulta chiaro che tutto è irrimediabilmente perduto, viene spontaneo pensare: Che cosa avrei fatto io in quella situazione?- Come avrei reagito a una morte certa? - Avrei telefonato ai miei cari per dire loro addio?
E la tensione drammatica si eleva, la tristezza si fa cupa, la desolazione schiacciante.
Gli ultimi istanti del film sono un vortice che disorienta. Il cuore va giù in picchiata insieme all’aereo.
Sin dall’inizio sapevo come sarebbe andata a finire, ma questo non mi ha risparmiato la sofferenza, anzi.
Di colpo mi sono ricordata i telegiornali che raccontavano di passeggeri coraggiosi, che avevano deviato la rotta dello United 93, e i cronisti che parlavano di telefonate di addio, di messaggi lasciati in segreteria, di dichiarazioni d’amore strozzate.
I ricordi sono stati così vividi che, al momento in cui me la sono trovata davanti, quella gente coraggiosa, ho sentito lacrime calde scorrermi sulle guance.
Aggiungi un commento Luglio 13, 2006