Agosto, palestra mia non ti conosco L’uomo in più

Lorenzo

20 Luglio, 2006

Chissà a cosa pensi quando mi guardi così, stralunato. E chissà se mi vedi veramente. Si dice che gli occhi dei neonati riescano a percepire solo le ombre, i contorni sfumati delle persone e delle cose.

Quando sei nato, 7 giorni fa, io non c’ero. Hai scelto di venire alla luce proprio mentre mi trovavo a 200 km di distanza e non potevo raggiungerti. Hai fatto in fretta a uscire dalla pancia, appena 5 ore di travaglio e poi il tuo grido di stanchezza e liberazione ha spezzato la tranquillità della notte.

Non credo a mio fratello quando afferma di averti scambiato per un alieno l’attimo in cui hai fatto capolino e varcato la fatidica soglia dell’al di qua. Eri solo affaticato e spaventato per il trambusto.

Da quando hai abbandonato la culla tiepida e confortevole del ventre materno hai un gran sonno e una fame da leone. Loredana è paziente e ti accontenta sempre, giorno, sera, notte, alba e tramonto. Tu chiedi e lei ti dà. Sei tu il “capo” adesso, approfittane. Hai ancora qualche mese di leadership garantita.

Se la poppata non ti soddisfa fai una smorfietta stizzita, poi cacci l’urlo più convincente della storia e zac, la “tettarella” è di nuovo tua.

Tenerti in braccio è stato strano. Tu scriccioletto impaurito, io goffa e tremolante. Ma quanto è dolce il tuo sguardo da vicino… e la boccuccia disegnata con la matita, la manina che appoggi sotto il mento per stare più comodo. Ogni porzione di te, a distanza ravvicinata, mi fa perdere il senno.

Quando cadi nel sonno profondo dei bambini la tua mente si trastulla. Me ne accorgo perché sorridi, distendi il volto, lasci le gambe a penzoloni. Chissa se sogni ancora il guscio caldo e avvolgente che ti ha protetto per 9 mesi o se invece immagini il futuro, in questo posto spaventoso e meraviglioso chiamato Terra.

Che mistero che sono quelle risate private che ti lasci sfuggire…

Non faccio che accarezzare la tua pelle di velluto e stupirmi per quanto è delicata, sottile, perfettamente levigata. Non smetto di baciarti la nuca, di parlare con te e osservarti con incredulità.

Che zia rammollita ti è capitata, ha persino timore di sollevarti dalla culla e svegliarti. Ma devi capirla, sei il suo primo nipotino e lei non vedeva l’ora di incontrarti.
Adesso falla sfogare e scattare le sue innumerevoli foto con il telefonino. Se ogni tanto ti scappa la linguaccia fuori che vuoi che sia…

D’ora in avanti, con lei, l’avrai vinta sempre tu (o quasi).

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