L’uomo in più

Era il 17 gennaio quando Myke mi suggeriva, sul mio blog, di guardare questo film. Essendo rimasta folgorata da “Le conseguenze dell’amore”, dovevo necessariamente gettarmi a capofitto su “L’uomo in più“, la pellicola precedente di Paolo Sorrentino.
Così ho fatto ieri. E ringrazio Myke per il consiglio.
Ultimamente ho una predilezione per le trame cupe, quelle che raccontano i fatti con crudezza e te li “spiattellano” in faccia senza mezze misure. I personaggi devastati interiormente mi rapiscono…
Antonio Pisapia 1 è tanto cinico e privo di scrupoli quanto solo e disperato. Fa il cantante, sniffa, è arrogante, tradisce la moglie, ha quattrini da sperperare.
Antonio Pisapia 2 ha una mania incurabile per il pallone, gioca a calcio, è riservato e diffidente, sogna di allenare.
Entrambi sono cocciuti e incapaci di guardare più in là del loro naso.
Antonio 1 è strafottente anche quando finisce in prigione per abuso su minore. Ci è abituato a stare dietro alle sbarre. Il suo ego si sgonfia solo quando si accorge che la sua carriera sta andando in malora.
Antonio 2 è depresso e stordito sempre, sia prima sia dopo l’infortunio che lo costringe ad appendere al chiodo gli scarpini. Solo un evento potrebbe fargli tornare il sorriso e la fiducia: diventare CT. E’ certo di avere la stoffa per sedere su una panchina, perché ha ideato uno schema innovativo e geniale, il cosiddetto Uomo in più.
Per sua sfortuna nessuno crede in lui e nella sua idea rivoluzionaria.
I due avrebbero bisogno di approvazione e consensi per riemergere, ma l’indifferenza e lo scetticismo generale sembrano ostacoli invalicabili.
Antonio 2 perde la testa, si arrende e si conficca un proiettile nel cervello. Era quello più fragile.
Antonio 1 prima si fa giustizia da solo, poi si ritrova a intrattenere e rifocillare i suoi nuovi compagni di galera. Era quello con la scorza più dura.
Nel mezzo della storia, insinuato di tanto in tanto, c’è il legame oscuro che lega i Pisapia. Sono fratelli, parenti, amici? Le loro esistenze si incrociano, accavallano, dissolvono l’una nell’altra. Quando si intuisce la verità si tira un sospiro di sollievo: il rischio di finale col botto, tipo Carrambata, è scongiurato.
Un’ultima considerazione: la regia di Sorrentino è sperimentale, coraggiosa, fuori dall’ordinario. Segue i personaggi da vicino e ne riporta umori e languori. Per alcuni versi risulta poco scorrevole e dinamica, ma ha la forza della suggestione.
Un’ultimissima considerazione: Tony Servillo è superbo. Il suo Antonio è come deve essere: assolutamente laido, indecente, repellente. Recupera un po’ di dignità nei minuti conclusivi e finisce che ci sta pure un po’ simpatico. Da non crederci.
Aggiungi un commento Luglio 24, 2006