L’uomo in più
24 Luglio, 2006

Era il 17 gennaio quando Myke mi suggeriva, sul mio blog, di guardare questo film. Essendo rimasta folgorata da “Le conseguenze dell’amore”, dovevo necessariamente gettarmi a capofitto su “L’uomo in più“, la pellicola precedente di Paolo Sorrentino.
Così ho fatto ieri. E ringrazio Myke per il consiglio.
Ultimamente ho una predilezione per le trame cupe, quelle che raccontano i fatti con crudezza e te li “spiattellano” in faccia senza mezze misure. I personaggi devastati interiormente mi rapiscono…
Antonio Pisapia 1 è tanto cinico e privo di scrupoli quanto solo e disperato. Fa il cantante, sniffa, è arrogante, tradisce la moglie, ha quattrini da sperperare.
Antonio Pisapia 2 ha una mania incurabile per il pallone, gioca a calcio, è riservato e diffidente, sogna di allenare.
Entrambi sono cocciuti e incapaci di guardare più in là del loro naso.
Antonio 1 è strafottente anche quando finisce in prigione per abuso su minore. Ci è abituato a stare dietro alle sbarre. Il suo ego si sgonfia solo quando si accorge che la sua carriera sta andando in malora.
Antonio 2 è depresso e stordito sempre, sia prima sia dopo l’infortunio che lo costringe ad appendere al chiodo gli scarpini. Solo un evento potrebbe fargli tornare il sorriso e la fiducia: diventare CT. E’ certo di avere la stoffa per sedere su una panchina, perché ha ideato uno schema innovativo e geniale, il cosiddetto Uomo in più.
Per sua sfortuna nessuno crede in lui e nella sua idea rivoluzionaria.
I due avrebbero bisogno di approvazione e consensi per riemergere, ma l’indifferenza e lo scetticismo generale sembrano ostacoli invalicabili.
Antonio 2 perde la testa, si arrende e si conficca un proiettile nel cervello. Era quello più fragile.
Antonio 1 prima si fa giustizia da solo, poi si ritrova a intrattenere e rifocillare i suoi nuovi compagni di galera. Era quello con la scorza più dura.
Nel mezzo della storia, insinuato di tanto in tanto, c’è il legame oscuro che lega i Pisapia. Sono fratelli, parenti, amici? Le loro esistenze si incrociano, accavallano, dissolvono l’una nell’altra. Quando si intuisce la verità si tira un sospiro di sollievo: il rischio di finale col botto, tipo Carrambata, è scongiurato.
Un’ultima considerazione: la regia di Sorrentino è sperimentale, coraggiosa, fuori dall’ordinario. Segue i personaggi da vicino e ne riporta umori e languori. Per alcuni versi risulta poco scorrevole e dinamica, ma ha la forza della suggestione.
Un’ultimissima considerazione: Tony Servillo è superbo. Il suo Antonio è come deve essere: assolutamente laido, indecente, repellente. Recupera un po’ di dignità nei minuti conclusivi e finisce che ci sta pure un po’ simpatico. Da non crederci.
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