L’uomo in più Uomo delle caverne

Vita da blogger

30 Luglio, 2006

Gestire uno spazio online personale, che giorno dopo giorno rappresenti lo specchio fedele di te stesso, non è facile.
Ogni post è un pezzetto della tua vita, che deve incastrarsi con tutti gli altri e formare il mosaico della tua essenza. Ogni categoria inserita è il tornasole dei tuoi interessi, e l’ordine in cui appaiono indica la scaletta delle tue priorità.

Le parole che sgorgano fluide dalle tue viscere e si riversano libere sulla Rete, esprimono il tuo modo di vedere la realtà. Ma a volte possono trasformarsi in boomerang taglienti, se non si sta attenti.

E già, perchè è vero che in un blog uno può scrivere quello che gli pare, ma fino a un certo punto. Non è come tenere un diario segreto sotto il cuscino…

Quanti sono gli argomenti che si arrestano proprio lì, sulla punta della lingua? E quanti i pensieri che rimangono inespressi, chiusi ermeticamente nella mia testa?
Se voglio che gli altri mi leggano senza conseguenze deleterie, devo bloccare le dita, non posso farle scivolare sulla tastiera troppo istintivamente. Comporrebbero frasi audaci, si lancerebbero in discorsi sconvenienti.

Aivoglia agli sfoghi che leggereste da queste parti se smettessi di tenerli sottochiave. Riguarderebbero temi scottanti e trasversali, dagli affetti, al lavoro, ai rapporti con le persone, ai posti frequentati… Ce ne sarebbero di cosa da dire, di cotte e di crude. E, sono certa, si aprirebbero dibattiti fiume, infuocati, botta e risposta al vetriolo. Altro che 1 o 2 commenti striminziti come ora…

Ma quando mi ritrovo seduta di fronte al monitor, con la tastiera che, avida, aspetta le mie mosse, il buonsenso si mette in mezzo e frena ogni impulso chiacchierino. Come potrei raccontare veramente quello che mi è successo a lavoro? O spiegare per filo e per segno ciò che, tra colleghi, ci bisbigliamo davanti al distributore automatico durante la pausa caffè?
Mi piacerebbe descrivere gli accadimenti nel dettaglio e rivelare fatti e misfatti quotidiani, ma sarebbe un suicidio

I primi giorni di nascita del mio blog, un po’ di mesi fa, fremevo all’idea di farlo conoscere a tutti. Ho inviato e-mail ai miei amici affinché andassero a vederlo, ho esortato i conoscenti a cercarlo su Internet, ho sparso la voce persino tra gli sconosciuti. Così adesso, ogni volta che scrivo, una schiera di giudici intransigenti esamina e soppesa i miei interventi.

Se mi lamento di mamma o papà, un folto gruppetto di parenti e amici può fare la spia. Se me la prendo con un collega o il capo, il mobbing è in agguato, se borbotto per una giornata storta col mio ragazzo, una furiosa lite è scontata.

Quando ho sentito la notizia della ragazza francese licenziata perchè il suo blog non era piaciuto all’azienda, ho capito che le mie preoccupazioni sono fondate.

E’ un peccato doversi trattenere, ma è meglio che finire senza lavoro, amiche o fidanzato.

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