Archivio Agosto, 2006

Alle ore 4.30 di questa notte mi metterò in viaggio per raggiungere prima Ancona e poi la Croazia, via traghetto.
Considerazioni prima della partenza
Tempo previsto: miserabile
Alloggio: fortunoso, dove capita…
Itinerario: improvvisato, l’unica cosa certa è che visiteremo la Dalmazia
Compagnia: buona, ma mai sperimentata in viaggio
Bagagli: troppi, come sempre
Macchina da imbarcare: la mia…
Speranze: molte, quelle non muoiono mai
Budget: irrisorio (ma dicono che in Croazia si spenda poco, dicono)
Giorni a disposizione: una settimana netta
Propositi: visitare Dubrovnik e almeno un parco nazionale, scattare foto decenti, assaggiare i piatti locali, adattarmi, appuntarmi tutto ciò di cui varrà la pena parlare in seguito, immagazzinare immagini, situazioni, colori e umori.
Vi dirò com’ è andata tra quindici giorni (eh sì, perché dopo la Croazia sarà la volta di Ischia!).
Agosto 13, 2006

Mettete un gruppetto di persone che non si vedono da un po’ di tempo in una stanza e osservate il loro comportamento.
All’inizio si scambieranno chiacchiere generiche, rivolgendosi domande innocue come “Che hai fatto sabato?” o “Hai aggiustato il tavolino della cucina?“. Ma dopo qualche minuto la conversazione abbandonerà i sentieri placidi del “Come stai?” e percorrerà altre vie, più “spregiudicate”. Qualcuno azzarderà un vago “Hai saputo di X?” e un altro incalzerà con “E’ incredibile quello che ha fatto…”.
Nel giro di una decina di minuti i timidi commenti sull’assente della situazione si tramuteranno in veri e propri “taglia e cuci”, in aperte accuse e critiche pungenti. Ognuno sarà pronto a infierire, ad aggiungere un dettaglio scottante, ad aizzare l’audience.
Come se fosse naturale parlare alle spalle di un caro amico, di un parente stretto, di un fratello, di un vicino, di un affezionato collega. Come se inveire contro chi non c’è fosse “cosa buona e giusta”.
Si tratta di un circolo vizioso inarrestabile: Oggi siamo io e te a spettegolare di lui che non c’è. Domani saremo io e lui a spettegolare di te che non ci sarai. Dopodomani tu e lui spettegolerete di me che non ci sarò.
E’ un meccanismo perverso ma collaudato, “a chi tocca nun se ingrugna”, per dirla alla romana.
L’aspetto più grottesco di questo fenomeno è che, pur sapendo come funziona, ci sentiamo feriti o offesi se scopriamo di essere noi i protagonisti della maldicenza. Ci reputiamo traditi, calunniati, pugnalati alla schiena. “Ma come? Proprio tu, il mio migliore amico, metti in giro voci del genere?”.
La verità è che i “gossippari” siamo noi, siamo tutti e lo saremo sempre. E per quanto ci indignino certi atteggiamenti contraddittori, per quanto ci deludano certi infimi voltafaccia, dobbiamo ammettere che nessuno è immune dalla tentazione di mormorare…
Magari non siamo noi i primi a cominciare, cerchiamo di cambiare discorso, proviamo addirittura a difendere la persona messa in mezzo, ma alla fine i nostri argomenti non convincono, risultano deboli a confronto con quelli coloriti degli accusatori e ci ritroviamo a condividere le ipotesi altrui. Almeno in apparenza. Perchè in compagnia a nessuno va di fare il polemico guastafeste o di mettersi a puntualizzare.
Così ci ritroviamo a ridere, a lanciare frecciatine, a bisbigliare nell’orecchio del vicino, a ficcare il naso in faccende che non ci competono. E nel fondo del nostro cuore ci sentiamo un po’ come Giuda.
Agosto 11, 2006
Lei: “Mi spiace, io ti voglio bene solo come un amico. Non volevo illuderti…“.
Lui: “Scusami, ma mi stavo innamorando dell’idea di noi due“.
- Innamorato speciale -
Agosto 9, 2006

Dicesi di persona eccessivamente loquace e verbosa, che ama perdersi in ciarle futili. Solitamente non è interessata allo scambio delle opinioni e dei punti di vista, ma solo a raccontare quello che ha visto, fatto, sentito o immaginato lei.
Il malcapitato che ha a che fare con la logorroica è un rassegnato che tende l’orecchio per disperazione e ha un tic fastidioso: fa sempre segno di sì con la testa di fronte a lei.
Le ciance della logorroica sono talmente vacue e insignificanti che l’ interlocutore di turno ha perfezionato una tecnica infallibile per farsele scivolare addosso con nonchalance: la osserva fingendo interesse, occhi negli occhi, ma la sua mente è lontana anni luce, nascosta in rifugi di quiete e silenzio.
Io ne conosco un paio di logorroiche ed entrambe hanno le medesime caratteristiche: voglia e necessità di confidarsi, tendenza a scendere nel dettaglio, richiesta di conforto e consigli da parte di chi le ascolta. Per questioni di privacy e salvaguardia di rapporti non posso dire di più. Ma che fatica avere a che fare con loro! Ci vuole una pazienza mastodontica e un’indole pacifica…
Qualche anno fa però ne ho incontrata una di logorroica che mi ha fatto esaurire… Con lei ho gettato la spugna, sono scoppiata e ho scelto di chiudere tutti i ponti. Era un caso patologico.
Non prendeva mai fiato quando raccontava… era asfissiante. Ti teneva da una parte stringendoti all’angolo e ti riversava addosso parole a cascata, una dopo l’altra.
Ma il fondo lo toccava al telefono. Ti chiamava a casa e ti costringeva ad ascoltare le sue sciocchezze quotidiane per ore. Non stava mai ad aspettare una tua reazione, un segno di assenso, un intervento di qualsiasi natura, continuava spedita col suo eloquio, noioso e logorante all’inverosimile.
Era diventata il mio incubo. Ma un giorno ho detto basta.
Dapprima ho staccato il telefono, poi mi sono fatta negare, dopo ho cominciato a interrompere le conversazioni in modo brusco con un “Devo andare” senza appello. Quando la incontravo la evitavo, abbassavo lo sguardo, mi avvicinavo ad altre persone.
Ci sono volute settimane prima che capisse l’antifona e mi mollasse.
A poco a poco ho ripreso a respirare. Che liberazione.
I logorroici rappresentano una categoria perigliosa, molto simile a quella di certe creaturine rivoltose e invadenti dette sanguisughe…
Agosto 8, 2006

Non è il massimo essere buttati giù dal letto alle 5 del mattino da urla blasfeme e seccanti. Le grida provengono dall’esterno, dal palazzo di fronte, ma sono talmente fragorose che trapassano le mura e si insinuano nelle finestre di tutto il vicinato.
Capita che, d’improvviso, una voce stridula squarci il silenzio del mattino e la pace finisce. Per la precisione le voci sono due: una femminile e lamentosa, l’altra maschile e volgare. L’uomo lancia accidenti e offese irripetibili, la donna risponde per le rime.
Entrambi hanno qualche rotella fuori posto, ma è lui il barbaro incivile.
Di solito esordisce più o meno così: “Brutta str… sei una mer… hai rotto il ca… te e ’sto cane di mer… te lo ammazzo!”. Poi attacca lei: “Chiamo i carabinieri, lasciami stare, non provare a toccarmi, sei matto...” e avanti così per una decina di minuti, quasi tutte le mattine. Ma non solo. Pure la sera basta poco per arroventare il clima.
Lui ha sempre un repertorio di paroline dolci a sua disposizione: “Te ne devi andà brutta matta de mer… Me fai schifo, put…” e negli appartamenti circostanti la gente si attappa le orecchie, prega perché la sfuriata cessi, si affida a bamboline vudù.
Il mio infausto vicino ha un aspetto primitivo e dei modi cavernicoli. I carabinieri ormai lo conoscono e hanno cominciato a detestarlo. Fanno avanti indietro con la volante per controllarne le mosse. Intervistano persone, ascoltano la donna arrabbiata, cercano di portare calma e tranquillità. Poveri illusi…
Il burbero irrequieto in passato è stato un gran frequentatore di galere… Noi tutti ci si augura che recuperi le sue vecchie abitudini.
Io non gli rivolgo né uno sguardo né una parola. Mi chiedo cosa aspettino polizia e carabinieri a venirselo a prendere. La sua presenza è molesta, le sue “poste” sotto il portone della sciagurata snervanti, la sua arroganza sconfinata.
Anche la moglie ringrazierebbe la comunità per toglierselo dai piedi. E di sicuro il figlio adolescente non sentirebbe affatto la sua mancanza.
E allora, mi domando: Cosa dobbiamo aspettare per allontanarlo? Che distrugga un altro cancello elettrico? Che pianti ancora un orto nel terreno condominiale? Che molli uno schiaffo alla donna col cane? Che renda tormentati tutti i nostri risvegli?
E’ piena estate, con questa canicola non ci provo nemmeno a tenere chiuse le finestre per proteggermi dal suo veleno.
L’unica cosa che posso fare quando comincia ad “abbaiare” è rigirarmi nel letto e contare fino a 100…
Agosto 3, 2006