Shopping alla Tiburtina Riflessioni sulla pubblicità

Il Budda delle periferie

5 Settembre, 2006

Se c’è una cosa che mi fa rimpiangere ancora di più le vacanze (a parte la spensieratezza, lo stop dal lavoro, la possibilità di conoscere nuovi posti e persone, il sole e l’abbronzatura, le abbuffate senza pentimenti, le sganasciate, la montagna di foto scattate, i costumi da sfoggiare ecc.) è il tempo trascorso a leggere.
In macchina gironzolando per la Croazia, durante gli spostamenti da una città all’altra, in traghetto, navigando tra un’isola e un Parco Nazionale, ho “divorato” i libri che si erano accumulati nei mesi invernali.
Tra questi, Il Budda delle Periferie, di Hanif Kureishi.
E’ un libro consistente, uno di quelli che potrebbero farti pensare Troppe pagine, chi me lo fa fare!, ma la storia scorre fluida e la cifra stilistica è fresca e diretta.
La voce narrante è Karim, adolescente della periferia londinese con papà pakistano e mamma inglese.
Il tema portante del racconto è la condizione liminare in cui vive il ragazzo, stretto tra il tumulto di stimoli e sollecitazioni della grande metropoli e la strenua difesa delle tradizioni orientali operata dalla famiglia. Il Budda del titolo è il padre di Karim, uomo-dio che fa il predicatore e si batte per diffondere i valori propri della sua cultura. Il santone parla di spirito, saggezza, pace interiore, felicità da perseguire a tutti i costi e nel frattempo suo figlio si butta eccitato in mille avventure estreme (dal sesso libero e bisessuale, alle droghe). Ma i precetti del dio non si disperdono nel vento. I suoi seguaci sono un gruppetto di seventies inglesi, di corrente new age e con la mente aperta. L’appeal del Budda fa persino breccia nel cuore di una donna sui generis, raffinata e monopetto.

I personaggi del romanzo sono fortemente caratterizzati e decisamente fuori dall’ordinario. Il mio preferito è Changez, l’indiano dal braccio “strano” che sembra sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. I dialoghi tra lui e Karim sono concentrati di ilarità e acume.

Alla base di tutto c’è la voglia matta di un ragazzo dei nostri tempi di esplorare il mondo, di superare i limiti imposti dalle convenzioni sociali, di far chiarezza dentro di sé e trovare la sua strada.
Kureishi non ha peli sulla lingua… Le parole si susseguono vivaci, impudiche, azzardate. Descrivono bellezze e bruttezze della nostra contemporaneità senza falsi pudori. Londra è sia il centro della modernità che la patria del bigottismo. Il nuovo e il vecchio si contaminano a vicenda, così come gli sbagli e i successi, il giusto e l’ingiusto, il buono e il cattivo.
Il quadro che emerge è quello di una realtà contraddittoria e mutevole, che è proiettata verso il futuro ma, allo stesso tempo, tenacemente ancorata al passato.

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