Riflessioni sulla pubblicità
10 Settembre, 2006

Metti che sei al volante della tua auto, diretto a lavoro, con l’auricolare in un orecchio e l’altro teso verso la radio, ad ascoltare la tua trasmissione preferita. Metti che sei in ritardo (tanto per cambiare) e che hai un sonno devastante. Metti che hai i nervi a fior di pelle perché quello davanti a te tiene il piede piantato sul freno e quello di dietro, il palmo della mano appoggiato pesantemente sul clacson.
In queste condizioni di ordinario stress mattutino che cosa penseresti se, sul ciglio della strada, vedessi il cartellone pubblicitario qui sopra?
Considera che non hai tempo per approfondire, per fermarti, scendere dalla macchina e leggere nel dettaglio le scrittarelle in calce. Riesci a immagazzinare solo la frase “FERMA IL TEMPO” e la foto del tipo che volteggia in aria.
A questo punto ti chiedo:
1) Sei in grado di riconoscere il tizio dell’immagine?
2) Riesci a intravedere e decifrare la sua firma?
3) Comprendi il significato della pubblicità?
4) Che cosa ti fa venire in mente di primo acchito?
Se le tue risposte assomigliano a, nell’ordine:
1) No
2) No
3) Non proprio…
4) Uno sport estremo, un centro benessere per anziani, un corso motivazionale per recuperare l’autostima… allora vuol dire che nemmeno tu, come la maggior parte delle persone a cui è rivolta la pubblicità, hai capito un tubo.
Svelo l’arcano:
il personaggio che si lancia nel vuoto non è un pinco pallo qualsiasi, ma l’attore francese Philippe Leroy, appassionato di paracadutismo e avventure spericolate. Il senso dell’advertising è: iscriviti alle palestre Ego e riuscirai a fermare il tempo! Il tuo fisico, insieme con il tuo spirito, rifioriranno e ti sentirai in forma smagliante, come Philippe, che a 76 anni suonati se la spassa ancora come un ragazzino. Le palestre Ego sono una garanzia di benessere a vita!
Quando ho visto per la prima volta il manifesto pubblicitario mi sono chiesta perché quelli della Ego (che tra l’altro è la mia palestra) non avessero scelto la chiarezza… l’immagine di una sala pesi, un po’ di gente che faceva lezione, un pesetto qua e là. Giusto per essere diretti.
Va bene usare un testimonial d’eccezione, ma se nessuno lo riconosce che senso ha? La seconda domanda che mi sono fatta è stata: Chissà quanti soldi hanno sborsato? E chissà quanto riscontro hanno avuto (se ce l’hanno avuto)?
Adesso, a freddo, l’unico quesito che mi ronza in testa è: Perché non ho mai pensato di entrare in pubblicità?
Sei nella categoria: Del più e del meno...
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