Pino Corrias e il futuro The Sims

Attori in cerca d’autore

25 Settembre, 2006

Era da qualche mese che ci pensavo… Dall’inizio dell’estate un pallino mi ballonzolava nella testa, insistente, e mi martellava: Anche quest’anno devi assistere allo spettacolo! A fine settembre devi ricordarti di andare a teatro per vedere “Attori in cerca d’autore“. Costi quel che costi non te lo puoi perdere!
Così, ieri sera, puntuale, ho fatto il mio ingresso al Teatro Valle e, con un po’ di affanno, mi sono assicurata un posto in poltrona.

Alle 20.45, con una puntalità scioccante, il sipario si è aperto e l’ideatore e direttore del festival, Ennio Coltorti, ha dato il là alla gara.

Attori in cerca d’autore esiste da 20 anni e la sua formula si è mantenuta vincente e affascinante nel tempo. E’ una rassegna aperta a tutti gli autori che hanno qualcosa da dire. Chi vuole, in Italia e nel resto d’Europa, può partecipare inviando il suo testo (lungo non più di 30 minuti e con non più di 3 personaggi) a info@attoriincercadautore.it e aspettare il verdetto.
I brani selezionati hanno la possibilità di essere interpretati da attori professionisti e di aggiudicarsi i 1.000 euro messi in palio (non una cifra da capogiro, ma visti i tempi…).

Le pieces teatrali rappresentate durante la gara sono sei e l’assegnazione del premio finale è affidata a un comitato di esperti del settore: critici, giornalisti, attori, appassionati di teatro. Ieri, tra gli altri, c’erano Dacia Maraini, Giorgio Albertazzi, Alessandro D’Alatri.

Il Valle era gremito di gente. Il pubblico seguiva con partecipazione. Gli attori sul palco davano l’anima. Io facevo segretamente il tifo per l’opera n.3 (”Come fosse l’ultimo“), quella più drammatica, ma strizzavo l’occhio anche alla seconda (”Casa Bracci“), piena di risate e caricature.

La rassegna mi piace particolarmente perché ha uno spirito lieve. Non c’è volontà di primeggiare o sgambettare sotto i riflettori, non c’è distanza tra pubblico e attori, non c’è ufficiosità o manierismo.

Per l’anno prossimo ho un progetto ambizioso: non solo assistere, ma partecipare. Manderò il mio testo e proverò a far parte di questo gruppo di innamorati dell’arte.
Tanto non ci credo che quello di ieri è stato l’ultimo capitolo della rassegna. Qualcuno ha parlato di addio, di tappa conclusiva, di giro di boa. Ma io sono tranquilla perché in sala si sono levati sonori moti di protesta e persino la giuria si è ribellata alla decisione di chiudere i battenti. Come si fa a dire basta a un evento buono e giusto?

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