The Sims
29 Settembre, 2006

Sembra che da qualche anno sia scoppiata una vera pupazzetto-a pixel-mania. Gli esserini digitali del videogame The Sims hanno riscosso un successo planetario e sedotto milioni di persone nel globo.
Dopo tutto il trambusto che hanno provocato era inevitabile che anch’io me ne accorgessi. Io che sono agli antipodi dal mondo delle console e delle sfide virtuali. Io che non ho mai manovrato un joystick in vita mia e che non sopporto per più di 2 minuti la vista di qualcuno impegnato in un’avventura a 3D.
Il fenomeno ha cominciato a ronzarmi nell’orecchio per caso, dopo che ho letto un articolo su una rivista. Mi sono documentata un po’e ho scoperto che i personaggi del game sono come marionette nelle mani del giocatore. Quest’ultimo è il padrone incontrastato della situazione, manovra a suo piacimento i fili del Sims prescelto e gli regala un’anima, una personalità, un cuore.
Di fronte al monitor il videogame-amatore si sollazza nel tentativo di creare la miglior vita possibile per il suo protagonista. Decide la sua fisionomia, il suo DNA, il suo modo di pensare e ragionare. Poi lo cura amorevolmente, perché il pupazzo tecnologico, al principio, è un neonato che deve nutrirsi e crescere. Col passare del tempo diventerà bambino, poi inizierà il ciclo scolastico, dopo ancora si ritroverà a corteggiare le ragazze, a sposarsi, a lavorare. Ma ogni pezzetto della sua esistenza se lo dovrà conquistare. Saranno le sue scelte a determinare il suo futuro, e un errore di valutazione potrebbe costargli caro, così come una distrazione o un’imprudenza.
Come nella vita reale, le avventatezze si pagheranno, senza sconti.
Il lato più affascinante di The Sims è, a mio parere, la possibilità di immedesimarsi totalmente nel protagonista e riflettere su di lui le nostre aspirazioni. Quando decidiamo dove iscriverlo all’università o come decorare l’interno della sua camera da letto, quando, nei suoi panni, selezioniamo un partner, in realtà ci sentiamo coinvolti in prima persona. Ogni azione è pilotata dalla nostra mente e l’esito del nostro intervento sta lì, sopra il monitor, a dirci se abbiamo agito bene o male.
Credo che se dovessi provare, un giorno, a costruire l’esistenza di un Sims, mi divertirei a farlo senza maschere. Mi siederei comoda di fronte allo schermo e creerei un mio clone, un essere che respira, mangia e ragiona come me. La curiosità di sapere come andrebbe a finire in determinate circostanze sarebbe uno stimolo troppo forte.
In ultimo, traccerei un bilancio tra vita reale e vita virtuale e mi metterei a misurare i pro e i contro di entrambe. Che sorpresa amara sarebbe sentirsi più orgogliosi del proprio io-pupazzetto che dell’io-io…
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