Nuovomondo

Mi succede sempre così. Quando un film di un regista che non conosco mi piace, desidero fortissimamente vedere anche tutti gli altri suoi lavori.
Stasera, non appena sono comparsi i titoli di coda di “Nuovomondo“e il pubblico in sala ha accennato un timido applauso, io ho cominciato a fantasticare sulle prossime visioni: “Respiro“, “Once we were strangers” e non so che altro.
Emanuele Crialese è un emerito sconosciuto per me, e me ne dispiace. Avrei potuto avvicinarmi prima al suo cinema e assaporarlo pian piano, con più gusto. Invece, adesso, mi aspetta una scorpacciata, con il rischio da indigestione che ne potrebbe derivare…
Riguardo “Nuovomondo“, è la carica emotiva dei personaggi l’aspetto che mi ha più incantato. Mi sono affezionata all’istante a papà Salvatore e ai suoi figli. Mi ha intenerito e divertito senza eguali Donna Fortunata, la mamma superstiziosa e invadente.
Il ritratto di una Sicilia di altri tempi, altri linguaggi, altri sapori, è un intenso richiamo al nostro passato. Quando uomini e donne senza scarpe e con due stracci addosso si imbarcavano su una nave sconosciuta e attraversavano speranzosi il “Grande Luciano” (vale a dire il Grande Oceano).
L’America era la nuova Terra, quella con le “scatole che portano in cielo la gente” (gli ascensori), con gli ortaggi dalle dimensioni pantagrueliche e il latte in abbondanza. Quella che offriva una possibilità di salvezza e di una vita meno misera.
La decisione di partire, il viaggio in mare, l’arrivo ad Ellis Island, gli esami clinici e psicologici affrontati, tutto il percorso dei protagonisti è segnato dalla sofferenza. Ma il dolore che attraversa il film si alterna alla tenerezza, alla sorpresa, alla speranza.
La regia di Crialese è allo stesso tempo “leggera” e profonda, suadente e avventurosa. Una scena per tutte: la nave che si allontana dal porto siciliano, con la gente a bordo che si confonde con quella rimasta a terra.
Poi ci sono i sogni di Salvatore che saltano fuori quando meno te l’aspetti. E l’inizio di un amore. C’è anche un muto che riesce a parlare…
C’è la storia e la poesia. La verità. Il passato e il presente.
Aggiungi un commento Ottobre 8, 2006