La notte dei pubblivori Bravo Lippi!

Il diavolo veste Prada

24 Ottobre, 2006

Un film spensierato che tanto spensierato non è. Questo il succo, a mio avviso, del “Diavolo veste Prada“.
Perché è vero che si sorride e si rimane incantati di fronte allo splendore degli abiti e alla frenesia della vita newyorkese, ma c’è anche spazio per qualche riflessione. Sui compromessi a cui bisogna scendere, sulle umiliazioni che tocca subire, sul bivio in cui si ritrovano molte donne, sull’amore, sugli amici, sulle abitudini che si perdono.

L’interpretazione di Maryl Streep regala alla visione un soffio di eccellenza. La sua Miranda Priestly, direttrice superba e meschina di Runway, celeberrimo magazine di moda, è impeccabile. Vanitosa e cinica, autoritaria e irrispettosa, elegante dalla punta dei capelli fino ai tacchi 100% Prada, si fa odiare da chiunque, tranne che dal pubblico.

La trama ricalca per filo e per segno il romanzo di Lauren Weisberger “Devil wears Prada”. Andrea, interpretata da Anne Hathaway (bella da mozzare il fiato) è una neo-laureata ambiziosa e impegnata, desiderosa di intraprendere la strada del giornalismo.
Senza nemmeno rendersene conto capita in una delle più ambite case editrici di New York, come assistente della potentissima Miranda Priestly.
La sua scarsa propensione al mondo della moda e la totale inesperienza la faranno ben presto entrare in conflitto con i colleghi e soprattuto col capo supremo.
Solo dopo ripetute mortificazioni e colpi bassi Andrea riuscirà ad allinearsi agli standard imposti dall’azienda e dal suo ruolo. A suon di stiletto e capi griffati la recalcitrante assistente si trasformerà in una battagliera e impavida specialista del fashion.

Ma mentre la carriera avanza in modo fulmineo, la vita privata scivola via. Il suo ragazzo dagli occhioni imbronciati è lontanissimo da quel mondo dorato, i suoi amici non condividono le sue mosse. Andrea si ritrova di fronte a un bivio. E la scelta che farà, quando si sentirà messa alle strette, sarà quella più scontata (almeno per quello che ci si aspetta da un film di questo tipo).

Alcuni frame che ricorderò con piacere: lo sguardo stizzito di Miranda e la sua faccia nell’unica inquadratura in cui appare senza trucco, le esilaranti performance del suo fedele collaboratore Nigel, gli accessori di Andrea nella versione stylish, il traffico giallo dei taxi di NY, l’apparizione di Valentino che non si capisce se è l’originale o la versione Ballantini.

Sei nella categoria: Cinema

3 Commenti Aggiungi il tuo

  • 1. Vale87  |  28 Ottobre, 2006 alle 16:08

    Anche a me il film è piaciuto (anche se, soprattutto nell’epilogo, non ho riscontrato questo gran rispetto della trama originale…) perchè, come giustamente dici tu, è un film “leggero” ma non troppo.
    Le varie interpretazioni sono superbe (ho amato in particolare Nigel) e tutte in odore di Oscar, ma qualcosa che mi ha fatto storcere il naso c’è stata.
    Tralascio i commenti sul doppiaggio, a volte imbarazzante, anche perchè quello, ahimè, è un problema arcinoto…
    Mi è dispiaciuto non vedere attribuito la stessa importanza alla vicenda personale di Lily, migliore amica di Andy, che anzi nel libro svolge un ruolo fondamentale…
    Anche questo però, ossia il fatto che i film difficilmente rispecchiano e ritrasmettono le emozioni che solo un testo sa suscitare, è un problema arcinoto.
    Quello che proprio non mi era piaciuto già mentre leggevo il libro è il finale: scontato e patetico.
    Capisco che sia il più adatto ad una commedia di questo genere ma ho avuto come l’impressione che la cara Weisberger abbia lanciato un sasso femminista ma che poi abbia ritirato la mano.
    Nel senso che nel libro si trovano tantissimi spunti per discutere di mille problemi che attanagliano i giovani e soprattutto le donne di oggi (scelta tra famiglia e lavoro, sentimenti in crisi, amici che si perdono per strada, frenesia, confusioni etc…) e sembra proprio che l’autrice prenda una posizione bella decisa su questo, perchè lo documenta e ce lo fa conoscere.
    Ma nel finale, nel momento della scelta, quando potrebbe dare una bella scossa e lanciare un bel messaggio è come se si ritirasse e così fa tornare la sua bella Andy su posizioni e scelte rassicuranti, scontate e banalissime…
    (Attenzione Spoiler!!)
    Mi riferisco al fatto che alla fine Andrew decide di lasciare il suo lavoro, si rende conto che sta diventando “proprio come Miranda”, preferisce andare a lavorare in un giornale mediocre, pur di mantenere salda la sua integrità morale e di non diventare superba e meschina, Vanitosa e cinica, autoritaria e irrispettosa, come la sua “capa”.
    Il problema è che io Miranda proprio non la vedo così, mi sembra una donna che si è guadagnata la sua posizione con sforzi e sacrifici, che fa di tutto per mantenere un’aurea di rispettabilità in un mondo così maschilista come quello del giornalismo, che cerca di conciliare, spesso fallendo, vita privata e pubblica.
    Mi sembra insomma che faccia quello che fanno tutte le donne di oggi e che farò io un domani.
    Non mi sorprende che le difficoltà l’abbiano resa dura e spietata (tra l’altro nel libro non commette quella meschinità terribile di soffiare il lavoro a Nigel per i suoi interessi)
    E’ una donna che fa benissimo il suo lavoro, se tralascia la vita privata non è da demonizzare.
    Nella vita si fanno delle scelte, ma è ingiusto glorificare o premiare solo quelle finte buoniste e perbeniste. A volte servirebbero donne più smaliziate e ciniche, che si facciano rispettare…Di mammine con la pelle candida e i sorrisi rassicuranti ce ne sono pure troppe!
    Lo specchio dei nostri tempi è questo, inutile rifugiarsi in arcadici e rassicuranti mondi dove la moralità regna sovrana!
    E poi mi chiedo, se invece ci fosse stato un “Mirando” alla conduzione di RUNWAY? Sarebbe stato una Crudelia Demon o un uomo con le palle stimato e rispettato di fronte a cui nessuno muove critica?

  • 2. Francesca  |  29 Ottobre, 2006 alle 15:47

    La seconda che hai detto… Ora mi hai messo addosso una grande curiosità di leggere il libro. Me lo consigli a questo punto, dopo aver visto il film? Che dici?
    Prova a vedere il trailer del film in lingua originale sul sito devilwearsprada.com, la tua opinione sul doppiaggio italiano sarà ancora più sferzante!

  • 3. Vale87  |  30 Ottobre, 2006 alle 00:25

    Mah, io il libro lo lessi in inglese e poi in italiano…più che altro per fare pratica con la lingua.
    Lo stile non è dei più elevati, la sintassi ed il vocabolario toccano, a volte, livelli quasi elementari. Si legge in poco tempo, magari sotto un ombrellone, mentre il sole ti cuoce la pelle…
    Lo consiglio solo per curiosità culturale, ne è stato tratto un film ed è stimolante l’idea di poterci fare un paragone…
    Bacioni!
    P.s. Le protagoniste di questi tre libri, queste si che sono donne forti e vere…
    - “Incontro d’Estate” di Capote,
    - “Inès dell’Anima mia” della Allende
    ma, soprattuttissimo,
    “Il paradiso è altrove” di Mario Vargas Llosa.
    Quest’ultimo è un capolavolo assoluto…
    Qui la sintassi sta su altri livelli! :-D

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