Archivio Novembre, 2006

Gift Bags

A week ago I watched a TV show on MTV about vips and their colossal privileges. Stars such as Paris Hilton (I hate her and her useless world), Victoria Beckham, John Travolta, Sharon Stone etc.. are even spoiler than Italian politicians...

It is generally known that they belong to a very lucky social class, but the majority of people ignore how many advantages they can really get!

Let’s take the gift bags... they are a sort of reward to the vips for being so… vips.
They are bags which contain a huge amount of gifts from either the biggest fashion firms of the world or the most important designers…

Vips get gift bags anytime and anywhere: during show business’ event, fashion and tv shows, smart parties, big public celebrations. They can have all the up to date gadgets, the ultimate accessories, the most beautiful and expansive fashion outfits for free, just because they are stars.

The best companies of the universe act like that because hope that stars would wear their brands in public situations. They get the best of everything for free and never refuse the presents.

Do you know what happen during the Oscar’s Night? The ones who fail the gold statue, get a consolation prize bag rich of expensive gifts.
Their sadness for the defeat has soon healed in this way…

But the vip gift bags are just the tip of an iceberg… Hollywood stars fly for free, eat for free, sleep for free. They can go to the best shops and get what they want for free… They can enjoy the most extraordinary hotels, spa, fitness centre, restaurants for free.

They don’t work like we do, they don’t live like we do. They do little and get lot. It’s shameful.

4 commenti Novembre 27, 2006

Mar Adentro

Ma come lo hanno invecchiato bene!” - “Guarda che non è lo stesso attore!” - “Come no? E’ tale e quale!“.
Il dubbio, io e il mio ragazzo, ce lo togliamo alla fine del film, durante i titoli di coda. Gongolo quando constatiamo che Ramon Sampedro è interpretato unicamente da Javier Bardem, sia nella versione fanciullesca, sia in quella adulta, post incidente.

Il pupillo di Almodovar è sbalorditivo di fronte alla macchina da presa. La sua personalità è immensa e accattivante, pur se confinata in un corpo malato, insensibile dal collo in giù.
Nonostante la storia di Ramon sia drammatica, perché parla di un ragazzo che si è spaccato l’osso del collo per un tuffo mal calcolato ed è diventato tetraplegico, la pellicola non risulta straziante.

Gli occhi si bagnano, la gola a tratti brucia, ma i minuti scorrono alternando attimi di speranza, consapevolezza, lucida ironia, sogno.
Ramon è costretto a letto da 30 anni, e da 28 intraprende una lotta estenuante per vincere le resistenze della legge spagnola e ottenere l’eutanasia. Tanto le sue braccia e gambe sono immobilizzate, quanto il suo cervello è in perenne attività. Accudito amorevolmente dalla famiglia di suo fratello, Ramon riceve frequenti visite, scrive poesie aiutandosi con la bocca, elargisce consigli a suo nipote, conquista il cuore di due donne e, soprattutto, viaggia con la fantasia.

Con la mente esce dalla finestra aperta della sua camera ed esplora campi sterminati, colline vivide, prende il volo e plana sul mare, il suo amato mare, nonostante tutto, nonostante gli abbia tolto la gioia di vivere tanti anni addietro.

Un uomo amante della libertà come lui, attaccato ai profumi e ai colori della natura che lo circonda, non può accettare la condizione di dipendenza totale e impotenza in cui si ritrova. Anche quando si innamora, corrisposto, dell’avvocatessa che sposerà la sua difficile causa giudiziaria, il suo desiderio più stringente rimarrà quello di morire. Morire con dignità, senza nascondersi, a testa alta di fronte al suo Paese.

Il regista spagnolo Alejandro Amenabar affronta ancora una volta il tema della morte in maniera intrigante. In “The Others” le persone dell’Al di là si confondevano con quelle sulla Terra e non accettavano di dire addio alla vita. In “Mare dentro” la morte è invocata come liberazione, come fine del dolore e inizio della pace eterna.

La battaglia di Ramon è una storia vera e non ha un lieto fine. La morte arriva, ma di nascosto, grazie ad alcune mani amiche. Lo Stato rifiuta la sua richiesta sempre.

Aggiungi un commento Novembre 18, 2006

Mare dentro

Mare dentro, in alto mare – dentro, senza peso
nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà
che fanno vero un desiderio nell’incontro.

Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una
saetta, il mio corpo cambiato non è
più il mio corpo, è come penetrare al centro
dell’universo:

L’abbraccio più infantile, e il più puro dei
baci fino a vederci trasformati in
un unico desiderio

Il tuo sguardo il mio sguardo, come un’eco
che va ripetendo, senza parole: più dentro,
più dentro, fino al di là del tutto, attraverso
il sangue e il midollo.

Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio
essere morto, perché io con la mia bocca
resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli.

- Ramón Sampedro -
Ascolta la poesia

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La dura legge del giornalismo

Pensavo allo sciopero dei giornalisti, al loro impeto. Pensavo ai discorsi sulla precarietà, sullo sfruttamento dei tanti stagisti, alla rabbia di chi scrive, scrive, scrive tutti i giorni, senza ottenere riconoscimenti o compensi. Pensavo a tutto questo quando, a lavoro, arriva una ragazza che mi ci ha fatto pensare ancora di più.
E’ una new entry in redazione. Presentandosi ha sfoggiato un sorriso aperto e speranzoso. Finalmente vede una prospettiva, una possibilità di riscossa.

Mi ha raccontato la sua storia di stagista per 1 anno e mezzo in una nota agenzia di stampa… Lavoro forsennato dalle 9.00 alle 22.00, viaggio disumano per raggiungere la sede, commissioni ingiuste, sopraffazioni ripetute, colleghi raccomandati all’inverosimile…

Lei ha stretto i denti fino a quando ha potuto: 1 anno e mezzo senza un euro, poi la proposta di una retribuzione misera: 250 euro lorde, per chissà quanto altro tempo. Nessuna garanzia tangibile, solo la chimera di un contratto da giornalista, prima o poi, alla fine del tunnel.

Come se diventare giornalisti ripagasse di tutti i sacrifici. Come se entrare in un albo elitario e serratissimo aprisse la via alla fama, alla celebrità, al benessere economico. Come se mostrare quel fatidico tesserino significasse essere riconosciuti o apprezzati maggiormente.
Eppure tutti lo vogliono, tutti lo cercano (me compresa). Per soddisfazione personale, per dire: “Anch’io ce l’ho fatta!”.

La mia nuova collega sa che nell’azienda in cui è arrivata non si diventa giornalisti. O meglio, non sulla carta. Si scrive, si idea, si intervista, si progettano riviste. Ma si rimane redattori. Anzi Editor, che fa più fighi.
Al massimo si può aspirare al bistrattato tesserino da pubblicisti
Eppure l’aria che si respira è lieve. Non ci sono promesse non mantenute, orari di lavoro da caserma, prese per i fondelli… Non esistono esortazioni da parte di superiori odiosi come “Cara, se esci ti dispiace comprarmi un kg di mele al mercato?” o simili.
C’è quello che viene offerto all’inizio, nero su bianco: una busta paga dignitosa, un cartellino da timbrare, 8 ore di impegno costante, una possibilità di ammalarsi o assentarsi senza rischiare il posto.

Non ci sarà la gloria, ma un po’ di civiltà sì.

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Ammissioni

L’ultima donna in cui sono stato dentro è la Statua della Libertà
- Woody Allen “Crimini e misfatti” -

Aggiungi un commento Novembre 15, 2006

In forma con il ballo

Riporto di seguito il mio articolo pubblicato sul bimestrale La Palestra di novembre-dicembre.

La danza è entrata con prepotenza nei corsi fitness proponendo una fusione di stili, linguaggi ed espressioni. Ma senza rinunciare a un work out intenso ed efficace.

Fino a qualche anno fa le palestre offrivano corsi di aerobica, step, body work. La ginnastica a ritmo di musica seguiva una sua disciplina, delle regole precise. Il ritmo era cadenzato, braccia e gambe dovevano sollevarsi o abbassarsi con movimenti controllati. L’allenamento esigeva una colonna sonora adatta, musica dance dai battiti più o meno veloci a seconda della fase della lezione. La coreografia tracciava un percorso lineare e coerente, senza sbavature o deviazioni.
Poi, un poco alla volta, tra un salto e un sollevamento di pesetti, si è incominciato a intrufolare un accenno di mambo, un timido tentativo di ruotare il bacino più sinuosamente, un passo di chassé. Anche la musica di accompagnamento ha iniziato a differenziarsi e ad alternare melodie da discoteca a sonorità più calienti, dal sapore latino, orientale, o africano.
Gli istruttori, sull’onda delle trascinanti tendenze d’oltreoceano e di una diffusa voglia di sperimentare e abbracciare nuovi stili, hanno così dato il via a una piccola rivoluzione nel fitness. Insieme ai corsi tradizionali, si sono affacciate nei programmi delle palestre, classi di aerobica latina, zumba, latin-step, tango-step, bollywood, danza del ventre.
E oggi la contaminazione dei linguaggi non fa che crescere e fiorire, offrendo mescolamenti accattivanti, sintesi di ginnastica e danze che nascono in zone lontane del mondo e arrivano a noi in modo gioioso e divertente.
Vediamo nel dettaglio alcune di queste lezioni di fitness “contaminate”:

Zumba
È una combinazione vivace e coinvolgente di fitness e musiche caraibiche. Unisce i passi di salsa, merengue, samba, rumba e tribali con i movimenti dell’aerobica. Ideale per chi ama la danza, le melodie incalzanti e le atmosfere latine. Durante la lezione di zumba si suda molto, si fatica, si tiene il cuore in allenamento e si sorride. Le repentine e travolgenti variazioni di ritmo, che aumentano e diminuiscono in continuazione la frequenza cardiaca, accrescono la resistenza di chi pratica. È indicata per ogni persona di ogni fascia di età, dai bambini di sei anni fino alle persone anziane, essendo una lezione di aerobica low impact che può essere praticata a vari livelli di intensità.

Tango-step
Una lezione perfetta per gli appassionati dello step “alternativo”. Il ballo sensuale per eccellenza, il tango, si sposa con uno dei corsi fitness più popolari e amati, lo step. Il risultato è un piano di allenamento originale e appassionante, che coniuga le eleganti movenze del ballo argentino con i passi base e avanzati dello step. La coreografia è un mix di fantasia ed energia che mantiene alta l’intensità del lavoro aerobico. Tango-step è la scelta ideale per chi non vuole rinunciare ai benefici dello step, ma allo stesso tempo è incuriosito da un’arte antica e carica di suggestioni. Una variante ugualmente diffusa nei centri sportivi è il tango-aerobica, dove ad alternarsi sono le mosse dell’aerobica coi movimenti flessuosi del tango.

Latin-Style
Il fitness latino permette di praticare ginnastica sul ritmo della musica latina. I movimenti della danza latino-americana sono inseriti in una coreografia allegra e coinvolgente, che rende il corso piacevole e di grande appeal. Gli ingredienti fondamentali di questa lezione sono una serie di passi semplici, accattivanti e facili da memorizzare (come cha-cha, V step, pivot turns), e una notevole enfatizzazione delle spinte col bacino, per rendere il tutto più “caliente”.

Bollywood Style
In questa disciplina il fitness prende in prestito gli elementi della danza indiana e diventa un genere magico e contagioso. La musica che scandisce la lezione è basata su remix ad hoc di tradizionali sound orientali. Si tratta di un allenamento altamente energetico, dal gusto teatrale, che infonde buonumore, ma soprattutto è un workout che svolge un lavoro completo su tutto il corpo, dalle spalle alle gambe. Il Bollywood Style è al tempo stesso low impact e dinamico, associa sinuose posture yoga nella fase preparatoria di stretching a performance più bizzarre e ad alta intensità nel vivo della lezione. Il corso, adatto a uomini e donne di ogni fascia di età, è capace di bruciare fino a 500 calorie in un’ora, di allontanare lo stress aiutando la fluidità dei movimenti e di migliore la coordinazione articolare.

Danza del ventre
È un allenamento totale per il corpo, la mente e lo spirito. Non si tratta solo di una forma di esercizio dolce e in grado di bruciare i grassi in eccesso, ma favorisce anche un atteggiamento mentale positivo nei confronti del proprio corpo. Ogni vibrazione e ondeggiamento dei fianchi è un’espressione di forza e femminilità e un’occasione per recuperare il proprio lato più seducente. I movimenti della danza del ventre potenziano e rassodano la muscolatura dei piedi, dei polpacci e delle cosce, evitando i disturbi della circolazione. Inoltre rinforzano i muscoli dell’addome, dei fianchi, dei glutei; rinvigoriscono i muscoli dorsali, irrobustiscono braccia, spalle e petto, poiché il portamento eretto, la base per ogni danza, favorisce il tono muscolare e contribuisce a sostenere il seno.

Tirando le somme…
Il fitness che si apre alle altre culture ci consente di entrare in contatto con le tradizioni di popoli differenti, di condividere le loro forme di espressione artistica, di accoglierle e integrarle con le nostre. Un allenamento in palestra può diventare così l’occasione per uno scambio vivo e partecipe, per una conoscenza dell’“altro” informale e giocoso. A fine lezione si avrà ancor più voglia di provare, ballare, sapere e nascerà, istintivo, il desiderio di migliorare, di diventare bravi e trascinanti come “loro”. Non è raro che, dopo aver frequentato un corso di fitness “contaminato”, le persone decidano di approfondire il discorso e di iscriversi a scuole di ballo vere e proprie.

Aggiungi un commento Novembre 12, 2006

Free Hugs (Abbracci Gratis)

La stretta di mano è cordialità senza partecipazione. Il bacio è intimità senza riserve. L’abbraccio è affetto senza condizione.

Un abbraccio è conforto, calore e condivisione.

L’iniziativa “Free Hugs Campaign” ha un sapore buono. Ricorda il profumo di un dolce preparato in casa o quello dello zucchero filato alle feste di paese. Non ha controindicazioni.
Abbracci in offerta! Accorrete gente! Occasione straordinaria! Chi non cadrebbe in tentazione?

La prima volta che ho visto le immagini dei dispensatori di abbracci mi è venuto da sorridere. Era un servizio alla TV e mostrava solo il momento dell’abbarbicamento. Poi, con calma, sono andata su Internet e ho scoperto che quello dei Free Hugs è un vero e proprio fenomeno mondiale nato in Australia 2 anni fa grazie a tal Juan Mann. (Se non l’avete ancora visto, questo è il suo video, il primo della serie).
Guardare quel filmato nella sua interezza e, successivamente, tutti gli altri video che sono stati realizzati in giro per il globo, è come una carezza. L’abbracciatore non si scaraventa sui passanti infastiditi, anzi. Attende, allarga le braccia col sorriso sul volto, spiega l’importanza di quel gesto come messaggio d’amore universale. Aspetta e rivolge il suo cartello “Abbracci Gratis” a tutti, indistintamente. Fa avanti e indietro per la via con la scritta ben visibile e lo sguardo cortese.

E’ curioso notare come la gente dapprima lo snobbi perplessa, ma poi si avvicini ad ascoltare e alla fine si tuffi tra le sue braccia.
Come sempre, i bambini sono i più entusiasti. Alcuni prendono la rincorsa e si lanciano letteralmente nel caldo abbraccio dello sconosciuto. Ma dopo di loro fanno capolino i genitori... Le mamme procedono caute, vogliono prima guardare in faccia il giovanotto che svende i suoi abbracci. Una volta assicuratesi che è innocuo, si convincono e non si negano la tenera stretta.

Ho letto che gli abbracci gratis ci sono stati anche in varie città italiane: Milano, Taranto, Roma. I promotori non si fermano e stanno facendo proseliti.

Quella di Juan Mann è stata un’idea così semplice e così geniale.

Aggiungi un commento Novembre 8, 2006

Donne sull’orlo di una crisi di nervi

Strampalato in senso positivo e surreale. Un film pieno di scenette memorabili, dialoghi sopra le righe, sprazzi di follia.
Una donna, Peta (alias Carmen Maura), in preda all’ira più selvaggia che si possa immaginare e un nugolo di comprimarie, altrettanto svitate, a farle compagnia.

La crisi di nervi scatta a causa di un uomo che, vilmente, chiude una storia d’amore. Lo fa lasciando un messaggio alla segreteria telefonica e diventando irrintracciabile.

Peta dapprima soffre e si strazia, poi si abbandona a un raptus di rabbia e incendia il letto che aveva condiviso con lui, infine si mette alla ricerca del fuggitivo. Raccoglie tutte le sue forze e setaccia la città, crea scompiglio nell’esistenza dell’ex moglie di lui, affetta da gravi disturbi mentali, conosce il figlio della donna pazza (un Banderas d’altri tempi) e dell’uomo che l’ha devastata.
Nel frattempo dà asilo a un’amica disperata per aver sedotto un terrorista ricercato dalla polizia e versa del sonnifero nel cocktail di una bruttina repressa.

Carmen Maura rappresenta tutta l’esuberanza e la schietta irruenza di una donna trafitta al cuore. Fa ragionamenti sconclusionati perché la fine di un amore l’ha tramortita; spasima nella speranza che il suo uomo cinico si ravveda e torni da lei.

L’ ira feroce che l’assale è pienamente comprensibile solo alla fine del film, quando si scopre che Peta è incinta. E’ stata abbandonata dal padre di suo figlio, ma lui nemmeno lo sa; nessuno lo sa a parte lei.

Accidenti se ha fatto bene a sollevare quel gran casino allora! Il telefono gettato fuori dalla finestra, le menzogne raccontate a poliziotti strambi, l’inseguimento a tutta velocità a bordo di un taxi sgangherato… Sono bazzecole a confronto di quello che le è capitato.

Almodovar ha descritto il lato più “umano” degli esseri umani, il loro essere creature fragili e vulnerabili, al di là dei ruoli, dell’età, del sesso.

Aggiungi un commento Novembre 7, 2006

Affitti truccati

So di persone che per vivere, lavorare o studiare a Roma abitano in una stanza. So di altre che pagano l’affitto esclusivamente per un letto all’interno di essa. Le cifre sborsate, e intascate dai proprietari degli “alloggi improvvisati“, sono cospicue: 300, 400, persino 500 euro a testa.

E’ diventata ormai pratica diffusa “frastagliare” gli appartamenti e assegnare i singoli locali a gente diversa. La famiglia che si “parcheggia” nella casa non è più la benvenuta. Molto più lucrosi e meno tormentati sono gli affari che si chiudono coi giovani, deboli economicamente e desiderosi di cominciare la loro vita “da adulti”.

La storia è sempre la stessa: i ragazzi hanno pochi “liquidi” a disposizione, scarsa possibilità di trovare sistemazioni a prezzi più abbordabili e nessuno strumento realmente efficace per contrastare lo “strozzinaggio” vigente.

Facciamo conto che in una casa piuttosto malconcia ci siano tre stanze da letto e ognuna di esse venga affittata a 3 persone. Gli inquilini devono condividere un bagno, una cucina, un disimpegno, un balconcino, oltre che la lavatrice, l’acqua calda, il telefono, Internet ecc. La quota mensile per le camere, cadauno, sfiora i 400 euro, per un totale di 1.200,00 euro che finiscono direttamente nelle casse del proprietario.

L’appartamento in sé, per le condizioni in cui versa e i lavori di ristrutturazione di cui necessita, non potrebbe essere affittato a più di 500-600 euro. Con la suddivisione delle camere, invece, il profitto raddoppia!
Il dato più inquietante è che sul contratto d’affitto fatto firmare a uno solo dei ragazzi non c’è scritto 1.200,00 euro, bensì 300.

I signori in possesso dell’immobile riscuotono somme lievitate e sanno bene di violare la legge… ma chi se ne cura?

E’ un cane che si morde la coda: tutti conoscono il sistema, ma nessuno cerca di ribellarsi veramente. “Se denuncio la signora, poi ci rimetto pure io che ho firmato il contratto!” ecco quello che pensano i giovani “truffati”.

Così il silenzio regna incontrastato e il ricatto dell’affitto in nero continua…

Aggiungi un commento Novembre 4, 2006

Riunione di condominio

A 28 anni suonati ho partecipato alla mia prima assemblea condominiale. Cosa mi ha spinto? L’esasperazione e un cambio nell’amministrazione: via il “pupazzo” di prima, avanti una signora promettente e volenterosa (almeno così sembra).

L’ordine del giorno era pantagruelico: aggiustare il cancello 1, sostituire il cancello 2, pulire il sistema fognario, tamponare l’abusivismo circostante, lamentarsi dei cani rumorosi, potare i pini ecc.
Il decennale lassismo dell’ “uomo di gomma” ha provocato uno stato di generale malcontento e una incontrollabile pulsazione al voler fare “tutto subito e per forza!“.

Protagonisti della riunione erano i personaggi di un libro che prima o poi scriverò:
1) la signora stufa e combattiva che non sopporta il cane del vicino, i bambini che vanno in bicicletta nel parcheggio, la gente che viene e va per la via;
2) il brontolone che ha ragione ad arrabbiarsi e fa bene ad accusare, finora lo hanno solo preso in giro e lui non ci sta più. Il lavori stavolta “s’hanno da fa!“;
3) il “luminare” della situazione che snocciola norme legislative e dati come se fosse una tiritera. Lui lo sa quello a cui andremo incontro se… o quello a cui non andremo incontro se invece… Si professa democratico ma difende sempre e solo il suo punto di vista;
4) il segretario efficiente e preparato: scrive veloce, capisce al volo, ma poi si perde in inutili dettagli;
5) le due vicine civette che si bisbigliano all’orecchio e ridono sotto i baffi. Peggio delle bambine delle elementari;
6) lo sconosciuto che nessuno ha mai visto ma non si azzarda a chiedergli da dove sia sbucato fuori;
7) la donna che ha solo un garage nel palazzo, non ci vive. A lei, di tutti i lavori che sono in cantiere non gliene importa nulla (e non tirerà fuori un euro per la causa);
8) il negoziante che timidamente chiede “Si possono abbattere gli alberi in piazzetta? Tolgono la luce al negozio…”; vi risparmio la risposta che gli è stata riservata…
9) la donnina minuta e silenziosa, che non fiata e abbassa lo sguardo quando gli altri criticano animosamente l’amministratore precedente (poveretta… è sua madre!);
10) il sardo incravattato, serio e determinato, non ammette altri sbagli da parte dell’amministrazione.

Il gruppetto presente, dunque, era colorito e scoppiettante; gli alterchi a cui ha dato vita anche… Io, lì in mezzo, osservavo e ogni tanto intervenivo con un “ha ragione” o “dobbiamo farlo stavolta” oppure “non è possibile!“.
Me ne stavo seduta vicino a mia madre (una delle due chiacchierone descritte al punto 5) con lo sguardo attento e la consapevolezza che da lì in avanti, per i prossimi anni della mia esistenza, avrei avuto a che fare con altre riunioni come quella, con zuffe, con vicini collerosi o irascibili, avari o scontrosi, e che avrei combattuto, urlato, discusso.
Che stress, da un lato. Ma quanto materiale fecondo per il mio futuro da scrittrice!

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