Fabio Volo alle Invasioni Barbariche Affitti truccati

Riunione di condominio

1 Novembre, 2006

A 28 anni suonati ho partecipato alla mia prima assemblea condominiale. Cosa mi ha spinto? L’esasperazione e un cambio nell’amministrazione: via il “pupazzo” di prima, avanti una signora promettente e volenterosa (almeno così sembra).

L’ordine del giorno era pantagruelico: aggiustare il cancello 1, sostituire il cancello 2, pulire il sistema fognario, tamponare l’abusivismo circostante, lamentarsi dei cani rumorosi, potare i pini ecc.
Il decennale lassismo dell’ “uomo di gomma” ha provocato uno stato di generale malcontento e una incontrollabile pulsazione al voler fare “tutto subito e per forza!“.

Protagonisti della riunione erano i personaggi di un libro che prima o poi scriverò:
1) la signora stufa e combattiva che non sopporta il cane del vicino, i bambini che vanno in bicicletta nel parcheggio, la gente che viene e va per la via;
2) il brontolone che ha ragione ad arrabbiarsi e fa bene ad accusare, finora lo hanno solo preso in giro e lui non ci sta più. Il lavori stavolta “s’hanno da fa!“;
3) il “luminare” della situazione che snocciola norme legislative e dati come se fosse una tiritera. Lui lo sa quello a cui andremo incontro se… o quello a cui non andremo incontro se invece… Si professa democratico ma difende sempre e solo il suo punto di vista;
4) il segretario efficiente e preparato: scrive veloce, capisce al volo, ma poi si perde in inutili dettagli;
5) le due vicine civette che si bisbigliano all’orecchio e ridono sotto i baffi. Peggio delle bambine delle elementari;
6) lo sconosciuto che nessuno ha mai visto ma non si azzarda a chiedergli da dove sia sbucato fuori;
7) la donna che ha solo un garage nel palazzo, non ci vive. A lei, di tutti i lavori che sono in cantiere non gliene importa nulla (e non tirerà fuori un euro per la causa);
8) il negoziante che timidamente chiede “Si possono abbattere gli alberi in piazzetta? Tolgono la luce al negozio…”; vi risparmio la risposta che gli è stata riservata…
9) la donnina minuta e silenziosa, che non fiata e abbassa lo sguardo quando gli altri criticano animosamente l’amministratore precedente (poveretta… è sua madre!);
10) il sardo incravattato, serio e determinato, non ammette altri sbagli da parte dell’amministrazione.

Il gruppetto presente, dunque, era colorito e scoppiettante; gli alterchi a cui ha dato vita anche… Io, lì in mezzo, osservavo e ogni tanto intervenivo con un “ha ragione” o “dobbiamo farlo stavolta” oppure “non è possibile!“.
Me ne stavo seduta vicino a mia madre (una delle due chiacchierone descritte al punto 5) con lo sguardo attento e la consapevolezza che da lì in avanti, per i prossimi anni della mia esistenza, avrei avuto a che fare con altre riunioni come quella, con zuffe, con vicini collerosi o irascibili, avari o scontrosi, e che avrei combattuto, urlato, discusso.
Che stress, da un lato. Ma quanto materiale fecondo per il mio futuro da scrittrice!

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