Mar Adentro
18 Novembre, 2006

“Ma come lo hanno invecchiato bene!” - “Guarda che non è lo stesso attore!” - “Come no? E’ tale e quale!“.
Il dubbio, io e il mio ragazzo, ce lo togliamo alla fine del film, durante i titoli di coda. Gongolo quando constatiamo che Ramon Sampedro è interpretato unicamente da Javier Bardem, sia nella versione fanciullesca, sia in quella adulta, post incidente.
Il pupillo di Almodovar è sbalorditivo di fronte alla macchina da presa. La sua personalità è immensa e accattivante, pur se confinata in un corpo malato, insensibile dal collo in giù.
Nonostante la storia di Ramon sia drammatica, perché parla di un ragazzo che si è spaccato l’osso del collo per un tuffo mal calcolato ed è diventato tetraplegico, la pellicola non risulta straziante.
Gli occhi si bagnano, la gola a tratti brucia, ma i minuti scorrono alternando attimi di speranza, consapevolezza, lucida ironia, sogno.
Ramon è costretto a letto da 30 anni, e da 28 intraprende una lotta estenuante per vincere le resistenze della legge spagnola e ottenere l’eutanasia. Tanto le sue braccia e gambe sono immobilizzate, quanto il suo cervello è in perenne attività. Accudito amorevolmente dalla famiglia di suo fratello, Ramon riceve frequenti visite, scrive poesie aiutandosi con la bocca, elargisce consigli a suo nipote, conquista il cuore di due donne e, soprattutto, viaggia con la fantasia.
Con la mente esce dalla finestra aperta della sua camera ed esplora campi sterminati, colline vivide, prende il volo e plana sul mare, il suo amato mare, nonostante tutto, nonostante gli abbia tolto la gioia di vivere tanti anni addietro.
Un uomo amante della libertà come lui, attaccato ai profumi e ai colori della natura che lo circonda, non può accettare la condizione di dipendenza totale e impotenza in cui si ritrova. Anche quando si innamora, corrisposto, dell’avvocatessa che sposerà la sua difficile causa giudiziaria, il suo desiderio più stringente rimarrà quello di morire. Morire con dignità, senza nascondersi, a testa alta di fronte al suo Paese.
Il regista spagnolo Alejandro Amenabar affronta ancora una volta il tema della morte in maniera intrigante. In “The Others” le persone dell’Al di là si confondevano con quelle sulla Terra e non accettavano di dire addio alla vita. In “Mare dentro” la morte è invocata come liberazione, come fine del dolore e inizio della pace eterna.
La battaglia di Ramon è una storia vera e non ha un lieto fine. La morte arriva, ma di nascosto, grazie ad alcune mani amiche. Lo Stato rifiuta la sua richiesta sempre.
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