Archivio Dicembre, 2006

Truffe legalizzate

Nel titolo prendo in prestito una nota espressione di Beppe Grillo per parlare di alcune acerrime e implacabili nemiche della popolazione italiana… le multe. Sarà un caso, ma in questo scorcio finale del 2006 ne sono stati bersagliati amici vicini e lontani, oltre alla sottoscritta.
E ne ho sentite di cotte e di crude. I tre casi che riporto sono tra i più eclatanti:

1) Un multone per eccesso di velocità, rilevato da un autovelox, regolarmente pagato, è ritornato al mittente in misura maggiorata. Perchè? Perchè il multato, insieme al denaro e al bollettino del conto corrente doveva inviare anche i dati del conducente della macchina.
Non li ha forniti perché non sapeva che doveva farlo. E non lo sapeva perché sulla notifica della multa tale obbligo era segnalato in una postilla, in un foglio allegato, in un carattere illegibile e apparentemente trascurabile. La nota a prova di miope invece aveva un’importanza primaria perché i riferimenti del guidatore erano indispensabili per sottrarre i punti dalla patente dello stesso.
La persona multata e beffata, un mio amico di vecchia data, si è rivolto al giudice di pace ed è in attesa del verdetto. Il suo ricorso è sacrosanto: non sarebbe molto più semplice segnalare in maniera inequivoca e chiara la procedura? Sarebbe forse troppo logico, equo, e giusto? Nel frattempo ho scoperto che tantissimi altri autisti ignari hanno ricevuto il medesimo trattamento.

2) Qualche anno fa una ragazza di nome Silvia si trasferiva. Durante il cambio di indirizzo e il putiferio del trasloco, una banale contravvenzione non le fu recapitata correttamente. Finì chissà dove andando perduta. Silvia è rimasta all’oscuro della sua esistenza fino a pochi mesi addietro, quando una notifica di dimensioni apocalittiche è arrivata, questa sì senza problemi, nella sua cassetta postale.
La multa di allora, poiché mai saldata, è cresciuta a dismisura, lievitando fino a raggiungere i 600 euro. La ragazza ha così provato la strada del giudice di pace, ma l’iter burocratico si è rivelato talmente macchinoso e mal congeniato che alla fine, per disperazione, è stata costretta a versare a malincuore tutta la cifra. Morale della favola: ha buttato al secchio metà del suo stipendio senza avere nessuna colpa.

3) Last but not least, la multa che mi riguarda personalmente. Risale al 2002. Nel lontano giugno di quattro anni fa circolavo in una zona a traffico limitato del centro, il sabato pomeriggio. La gitarella in città mi è costata, allora, circa 60 euro. Li ho pagati (cedolino conservato docet!) nel mese di agosto, 4 giorni oltre i fatidici 60 permessi. Forse ero in vacanza, forse ho ricevuto la notifica in ritardo, forse… Non scoprirò mai che cosa provocò il ritardo. Quello che so è che una settimana fa non solo ho dovuto risborsare 60 euro (è noto, allo scadere dei 60 giorni bisogna pagare il doppio della multa), ma altri 40 euro di interessi… Ovvero, i quattro giorni di ritardo nel pagare la multa si sono trasformati in una macchina assetata di soldi. Mi chiedo: perché la notifica mi è arrivata adesso e non nel 2002? Perché nessuno mi ha avvisato in tempo utile per non far aumentare gli interessi?
Che rabbia. La legge, tante volte, è una truffa che non può essere smascherata.

Aggiungi un commento Dicembre 29, 2006

Il regalo inutile

Potrebbe essere un portachiavi dalla forma bizzarra, una candela di aspetto improbabile, un soprammobile dalla funzionalità oscura. Oppure un foulard dalla trama antiquata, una cravatta fuori moda, un pourpouri rinsecchito. Sono infinite, e spaventose, le fogge in cui è pronto a manifestarsi.

Natale, in genere, è l’occasione più ghiotta per donarlo (e ahimé, per riceverlo).
Quasi sempre si tratta di un riciclo che, impavido, continua a essere scartato e impacchettato passando di mano in mano.
Viene regalato a chi non si conosce bene, a qualcuno che si frequenta poco, a una persona che molto probabilmente sarebbe di gran lunga più soddisfatta a mani vuote.
Si deve avere un certo fegato a offrirlo a chicchessia.

Quest’anno me ne è toccato uno terribile. Quando l’ho estratto dal pacchetto non ho nemmeno capito cosa fosse… Poi, con un’occhiata più attenta, un’idea me la sono fatta. Talmente piccolo da apparire invisibile, talmente inutile da non meritare alcuna considerazione, talmente imbarazzante da non sapere che faccia fare di fronte al donatore… Alla fine ho optato per uno sbrigativissimo “ah, grazie” e l’ho riposto nella carta ormai stracciata.
Che fatica però non mostrare tutto il mio disgusto.

Una ragazza dal linguaggio forbito e un lodevole spirito di iniziativa ha spiegato il perverso meccanismo del regalo-fasullo con un video. Andate su YouTube e capirete a cosa mi riferisco. La sconosciuta parla di un obbrobrio della natura, di qualcosa che sembra un vaso ma non lo è, un fungo ma non lo è, un portacaramelle ma non lo è. La sua ironia vi farà sorridere e quell’oggetto non identificato mascherato da regalo rabbrividire.

Troverete la perfetta sintesi e spiegazione di quello che intendevo comunicare con questo post.

Aggiungi un commento Dicembre 28, 2006

Età e fasi della vita

“A 30 anni, con un po’ d’inquetudine, pensi che dovresti imparare lo spagnolo. A 40 pensi che non lo stai facendo e inizi a provare tristezza. A 50 sai che non lo hai fatto e ti deprimi. A 60 realizzi che non lo farai mai, ed è un gran sollievo”.
- Virginia Ironside -

Aggiungi un commento Dicembre 28, 2006

Sull’amore

Una delle cose magiche della vita è guardare l’amato mentre dorme: svincolati dai suoi occhi e dalla sua consapevolezza, per un dolce istante ne teniamo il cuore in mano. In quel momento, per quanto inconsciamente, lui è tutto ciò che abbiamo sperato che fosse: puro come un uomo, tenero come un bambino.
- Truman Capote -

Aggiungi un commento Dicembre 27, 2006

Viaggio a Londra

Quello che ricordo di più del mio recente viaggio a Londra per lavoro? Non Regent Street splendidamente illuminata a festa, non i giri nei black cabs, tradizionali e scomodissimi taxi inglesi, non le cene presso i ristoranti thailandesi, avvolti in nuvole di frittura, non la fiera dei magazine, perfettamente congeniata, non le ragazze svestite a dicembre, non Hamleys, il famoso negozio di giocattoli che fa impazzire i bambini, non il dedalo di underground sotterranee… Quello che mi è rimasto più impresso è stato il viaggio di ritorno, dall’aeroporto di Heatrow a Roma.

E’ stato devastante. Una serie di controlli minuziosi, una fila indiana interminabile per passare sotto i metal detector togliendosi le scarpe, le giacche, le cinture. Una rigidità “senza se e senza ma” nell’applicare le regole: sull’aereo si sale con una sola borsa per ciascuno (che sia una ventiquattr’ore, un computer portatile, una borsetta da passeggio non conta. L’ importante è che il bagaglio sia uno e basta).

Ho assistito a scene grottesche: gente che cercava di infilare il computer nella valigetta, donne che si sforzavano di fare entrare bustine stracolme di cianfrusaglie varie dentro zaini o trolley rigonfi. Io sono stata costretta a fare un doppio chek-in: il primo per spedire la vera valigia; il secondo per inviare gli acquisti londinesi che non ho potuto far salire sull’aereo con me.

Due ore e trenta di volo si sono trasformate in più di 4 ore di nervosismo, tra l’attesa, le perquisizioni, le domande inquisitorie.

Ho provato una grande tristezza nel constatare quanto la minaccia terroristica abbia sconvolto la nostra routine. Quanto sia forte e terribile la sua influenza sulle vite di noi occidentali. Spostarsi, viaggiare, da sempre sinonimo di libertà, crescita e divertimento, sono diventate azioni macchinose, dannatamente complicate.
Essere costretti a impacchettare il proprio make-up dentro bustine sigillate per renderlo visibile a chiunque, dover lasciare a terra persino una bottiglietta d’acqua, essere obbligati a sfilarsi le scarpe di fronte alla polizia…
Tutto ciò per difenderci, per evitare di saltare in aria da un momento all’altro…

I tempi della spensieratezza ad alta quota sono lontani. Nemmeno l’azzurro del cielo è più un posto sicuro.

2 commenti Dicembre 12, 2006

Incubo

Ieri notte ho fatto un incubo. C’erano Bonolis e mia madre. Che c’azzecca? - direte voi - Non ne ho la minima idea - . Il Paolo mediatico era il conduttore di un reality innovativo e sconcertante, mia madre la malcapitata e inconsapevole protagonista.

Il tutto, nella mia mente, si è svolto più o meno come segue:
Mamma e papà erano seduti su una panchina a conversare quando, di soppiatto, spunta Bonolis con microfono e cameraman alle spalle. Esordisce con una frase tipo: “Signora lei è la prescelta. Sarà ripresa 24 ore su 24 e parteciperà al reality più pazzesco della storia“. Nel sogno vedo mia madre che reagisce con sconcerto, si copre il viso, guarda esterrefatta mio padre ed esclama, in napoletano (lei che è romanissima, mah…) “Maròn, nun è possibile!“.
Nel frattempo, la risata beffarda di Bonolis spezza l’imbarazzo e rompe ogni indugio.

Cambio di scena.
Si vede solo mia madre dallo schermo di una TV. Lei non sembra lei. Ha il viso stanco e segnato. Risulta affaticata e trascurata. Non sa di essere ripresa. Ma dalla televisione la voce da strillone di Bonolis commenta le sue azioni. Come se fosse una tigre in gabbia, mamma appare irrequieta e disturbata. Lui, con il suo tono da millantatore, insinua e diffonde sospetti malevoli.

Il mio sonno è agitato, vorrei avvisare mamma e aiutarla a uscire da quel meccanismo perverso. Si susseguono immagini confuse, primi piani invasivi, battute sgradevoli. A un certo punto arrivo io. Dentro la TV o fuori, non me ne rendo conto. Incontro i miei genitori e mamma mi rivela di essere molto malata. Io scalpito, urlo che non è vero, piango. Ma lei, con rassegnazione, dice di avere la malaria da 2 anni (sigh!). Poi rivedo Bonolis che dagli studi dello show riprende tutta la scena, la diffonde al mondo intero, la analizza con freddezza e spietato cinismo.
Il sogno finisce e io mi sveglio, nervosamente, cercando di dare un senso a tutto e di scacciare la scia negativa che mi ha lasciato addosso.
Che incubo tremendo.

Ragionando a mente lucida posso risalire ad alcuni elementi che, sicuramente, hanno condizionato e influenzato le mie visione notturne:
- ieri sera ho visto un documentario su un gruppo di volontari in Africa che cercavano di aiutare la popolazione malata e in difficoltà (di qui il riferimento alla malaria)
- In questi giorni non sono a casa, ma in terra campana (si può spiegare così il dialetto napoletano di mamma)
- I reality rappresentano per me lo squallore massimo raggiunto dalla televisione.

Il resto è un punto interrogativo. Bonolis non mi sta particolarmente antipatico, ma non sopporto il suo continuo prendere per i fondelli i concorrenti in difficoltà.
La sua forza è la debolezza altrui…

Aggiungi un commento Dicembre 10, 2006


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