Viaggio a Londra

Quello che ricordo di più del mio recente viaggio a Londra per lavoro? Non Regent Street splendidamente illuminata a festa, non i giri nei black cabs, tradizionali e scomodissimi taxi inglesi, non le cene presso i ristoranti thailandesi, avvolti in nuvole di frittura, non la fiera dei magazine, perfettamente congeniata, non le ragazze svestite a dicembre, non Hamleys, il famoso negozio di giocattoli che fa impazzire i bambini, non il dedalo di underground sotterranee… Quello che mi è rimasto più impresso è stato il viaggio di ritorno, dall’aeroporto di Heatrow a Roma.
E’ stato devastante. Una serie di controlli minuziosi, una fila indiana interminabile per passare sotto i metal detector togliendosi le scarpe, le giacche, le cinture. Una rigidità “senza se e senza ma” nell’applicare le regole: sull’aereo si sale con una sola borsa per ciascuno (che sia una ventiquattr’ore, un computer portatile, una borsetta da passeggio non conta. L’ importante è che il bagaglio sia uno e basta).
Ho assistito a scene grottesche: gente che cercava di infilare il computer nella valigetta, donne che si sforzavano di fare entrare bustine stracolme di cianfrusaglie varie dentro zaini o trolley rigonfi. Io sono stata costretta a fare un doppio chek-in: il primo per spedire la vera valigia; il secondo per inviare gli acquisti londinesi che non ho potuto far salire sull’aereo con me.
Due ore e trenta di volo si sono trasformate in più di 4 ore di nervosismo, tra l’attesa, le perquisizioni, le domande inquisitorie.
Ho provato una grande tristezza nel constatare quanto la minaccia terroristica abbia sconvolto la nostra routine. Quanto sia forte e terribile la sua influenza sulle vite di noi occidentali. Spostarsi, viaggiare, da sempre sinonimo di libertà, crescita e divertimento, sono diventate azioni macchinose, dannatamente complicate.
Essere costretti a impacchettare il proprio make-up dentro bustine sigillate per renderlo visibile a chiunque, dover lasciare a terra persino una bottiglietta d’acqua, essere obbligati a sfilarsi le scarpe di fronte alla polizia…
Tutto ciò per difenderci, per evitare di saltare in aria da un momento all’altro…
I tempi della spensieratezza ad alta quota sono lontani. Nemmeno l’azzurro del cielo è più un posto sicuro.
2 commenti Dicembre 12, 2006